Cosimo Piccinno, il generale che scese dal cavallo bianco per salvare i cani

di STEFANIA PIAZZOfoto (1)

Quando Maria Grazia Arrighini, imprenditrice agricola, poco tempo fa mi chiamò disperata per l’indifferenza delle istituzioni locali politiche e sanitarie bresciane dopo i ripetuti odiosi casi di avvelenamento nella sua tenuta di Cornablacca, in barba agli obblighi di indagine e bonifica previsti in capo alla prefettura e agli enti locali dalla chiarissima e inequivocabile – disattesa – ordinanza contro i bocconi killer, chiamai Rosalba Matassa, dirigente del ministero della Salute, già responsabile della Task force sul benessere animale, per un consiglio. E mi disse: “Stefy, falle mandare tutto anche al generale Piccinno. Lui le cose le manda avanti”.

Perché Piccinno era l’ultima carta da giocarti e la prima risorsa. I suoi Nas al ministero della Salute, l’inchiesta su ogni segnalazione documentata che arrivava l’aprivano e poi trasmettevano in procura la comunicazione di reato. E da lì partivano ulteriori ispezioni. E processi.

Ma da sabato scorso, Cosimo, il generale che scendeva da cavallo a differenza di chi guarda sempre tutto dall’alto,  non c’è più. A dare la notizia a chi aveva collaborato con lui e il sottosegretario Martini è  stata Rosalba. Il generale dei Nas ha resistito ma il male in tempi brevi e infausti, ha avuto il sopravvento. Vietato fare del bene sulla terra. Vietato essere onesti e di parola, tutti d’un pezzo, dentro ad un ministero. Vietato esporsi per gli animali.

Vietato fermare sofisticazioni, vietato indagare sui traffici loschi della sanità pubblica umana e veterinaria, vietato fermare le atrocità sugli animali, vietato fare squadra. Vietato credere nel bene.

 

Nella task force del ministeropiccinno

Le rivoluzioni custodiscono due verità. Le rivoluzioni nascono dal basso, arrivano dai bisogni della gente. Quando sono mature, le rivoluzioni dentro il sistema le organizzano poche persone. Quasi le puoi contare sulle dita di una mano. Ma ne bastano poche, ne basta anche solo una per destabilizzare e gettare il granello di sabbia nell’ingranaggio che blocca la macchina. D’altra parte «Uno stato è governato meglio da un uomo ottimo che da un’ottima legge».

Il generale Piccinno lo avevo conosciuto per la prima volta nel gennaio del 2010 nell’ufficio dell’allora sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, entrando poi a far parte come collaboratore della task force contro i canili lager. A quel primo tavolo, il sottosegretario mi aveva chiesto di relazionare sullo stato del canile di Santo Stefano, a Campobasso, che seguivo con inchieste giornalistiche. C’erano Piccinno, il subcommissario Mastrobuono del Molise, allora appunto commissariato per la sanità, la dr. Rosalba Matassa, non ancora responsabile della task force, la dr. Gaetana Ferri, direttore generale del ministero, e il dr. Romano Marabelli, capodipartimento del ministero. Esposi i fatti, i documenti, ma esordii affermando: “Quel canile va raso al suolo col napalm”. Rosalba annuì, il generale Piccinno ascoltò senza scandalizzarsi per la provocazione. Iniziarono le ispezioni, i processi, anche se la vischiosità politica e amministrativa non favorì la soluzione del male endemico del randagismo fine a stesso.

Poi, Piccinno lo ritrovai accanto nelle settimane seguenti, e per gli anni a venire, nel lavoro della task force e in tutti gli eventi pubblici del ministero, nei convegni con la magistratura e anche nei premi. Come quello della “Ciotola d’oro” dell’Oipa e del Segretariato Sociale della Rai, in cui ebbi l’onore di ritrovarmi con lui  e i suoi Nas, assieme ad altri colleghi, quale riconoscimento per l’attività di contrasto alle zoomafie, per la diffusione della legalità e di una cultura del rispetto.

 

Una raffica di inchieste

(ANIMALI: CARABINIERI NAS RICEVONO PREMIO ‘LA CIOTOLA D’ARGENTO’ (ASCA) – Roma, 5 ott – Il generale di brigata Cosimo Piccinno, comandante dei Carabinieri per la Tutela della Salute, ha ritirato ieri, presso la sede Rai, a nome dei Carabinieri dei Nas il premio giornalistico ”La ciotola d’argento”, istituito dall’Oipa Italia Onlus (Organizzazione internazionale protezione animali).

La ciotola, spiega una nota dei militari, rappresenta un riconoscimento a coloro che si sono distinti per l’impegno a favore degli animali. I Carabinieri dei Nas nell’ultimo biennio hanno effettuato oltre 3000 interventi segnalando all’Autorita’ giudiziaria 900 persone di cui il 30% per maltrattamento e uccisione di animali.

I militari dal maggio 2010 partecipano alla Task Force – Unita’ per la tutela degli animali da affezione, lotta al randagismo e ai canili lager – voluta dal sottosegretario al ministero della Salute, Francesca Martini, che ha dato un significativo impulso alle verifiche sul benessere animale e alla lotta al randagismo. Sino ad oggi in attivita’ congiunte sono stati eseguiti 461 controlli, segnalate alle competenti autorita’ 231 persone, elevate 763 sanzioni, sequestrate 559 strutture e sottratti ai maltrattamenti oltre 1000 cani”. Fin qui la cronaca di quell’indimenticabile giorno nella sala degli Arazzi in Rai.

“Sono un padano…”

Piccinno un giorno mi telefonò, senza farsi annunciare dal centralino del comando dei Nas, dopo un servizio che avevo scritto su un’operazione congiunta task force-carabinieri ed esordì così: “Sono un padano, dove trovo Stefania Piazzo?”. Ridendo e scherzando, Piccinno costruiva legami al di sopra delle parti. Era più sensibile e più attento lui al rispetto del mondo animale di tutto il variegato mondo che dovrebbe curarsene. Più attento al dettaglio lui che non alcuni sottoposti o dirigenti ministeriali.

C’è un libro per la festa dei Nas…

Ci fu ad un certo punto un evento per celebrare l’anniversario dei Nas e, con loro, una mostra ed un libro. “Mi raccomando, entro il 20 giugno…”. Era un invito, piuttosto perentorio, per tradurre quella mia collaborazione nella task force in uno scritto che con Francesca Martini buttammo giù a quattro mani, nella prefazione del volume per i suoi Nas. Questo è quello che ne uscì…

E’ il mio saluto a lui, uomo onesto, che oggi tutti ricordano e rimpiangono per aver diretto operazioni per la salute pubblica, nel cibo, nei farmaci. Ma nessuno lo ha ricordato per il suo lavoro controcorrente, dall’alto del suo grado istituzionale, per fare quello che altri non fanno, pur avendone il potere, ovvero “abbassarsi” a scendere da cavallo, difendere degli animali derelitti e provare a inculcare nei magistrati, quel senso di giustizia che ancora latita quando sul banco degli imputati ci sono i gestori dei lager o i sindaci ignoranti. O veterinari indegni di esercitare. Impuniti ieri come oggi. E adesso? Siamo tutti più poveri, altri, evidentemente, più sollevati.

 La battaglia contro l’impunità

“…. Mai come in questo momento se dovessero chiederci quale compagno di strada avere sempre al nostro fianco, alleato e garante della missione che il ministero della Salute deve svolgere per il Paese davanti ad un vero e proprio bivio, tra legalità  e crimine declinato sul fronte della malasanità umana e animale, nelle sue pieghe più occulte, non avremmo che una risposta: i carabinieri dei Nas.

Tra le  deleghe infatti…nel mandato di governo,  tra cui l’alimentazione, la medicina veterinaria e il benessere animale, l’alleanza con i Nas va ben al di là di un rapporto istituzionale formale, di una difesa “d’ufficio” delle norme,  ma rientra in un progetto istituzionale, senza dubbio culturale e di civiltà. Per questo è l’alleanza umanamente e tecnicamente più ampia. Con noi, i carabinieri dei Nas stanno vivendo e offrendo il loro alto contributo per il cambiamento della storia del Paese.

E’ innegabile infatti come sia in corso una vera e propria rivoluzione culturale e sociale davanti a temi sensibili come quelli espressi dalle deleghe di governo.

L’aver dichiarato guerra a viso aperto a tutte le forme di maltrattamento e inciviltà, che si traducono in gravi reati contro l’uomo, contro  la fonte primaria del suo benessere, ovvero la sana filiera dell’alimentazione, fino al maltrattamento che si esplica nel trafficare, commerciare criminalmente sulla vita di esseri senzienti come gli animali, da compagnia così come da reddito o allevamento, ebbene, questa sfida sta nel mandato che ha bisogno di un sostegno operativo con un altissimo senso dello Stato. Che significa spirito di sacrificio, coraggio,  con un supplemento d’anima che  i carabinieri dei Nas sanno esprimere e dimostrare, visto l’ambito in cui si opera, con scienza e coscienza.

E’ un obiettivo alto quello che stiamo perseguendo insieme. Non solo per i numeri, per l’incremento degli interventi che dimostrano come i Nas siano protagonisti con noi di questa evoluzione di civiltà che mai come prima si sta affacciando nel Paese.

Partiamo ad esempio dal cibo che, nell’ambito della globalizzazione, è obiettivo sensibile di molte strategie criminali, è diventato spesso nuova frontiera  del terrorismo in ambito internazionale e il suo fraudolento commercio è la spia di un’evoluzione criminale di alto profilo. Un commercio che distrugge la salute, annienta la storia dei territori, che spazza via secoli di cultura agroalimentare frutto del lavoro dei nostri padri. Insomma, un patrimonio inestimabile. Solo la competenza, l’intelligence e la performance investigativa dei Nas al servizio del ministero, possono dare continuità allo sradicamento alle frontiere e soprattutto sul territorio, alle organizzazioni che intendono soverchiare il mercato della legalità.

E’ una strategia di lungo profilo, non estemporanea, e che consente di mettere in rete tutte le esperienze, verificando, anche negli ambiti comunitari, di frequentazione quotidiana, sia che si tratti di somministrazione di alimenti in ambito istituzionale che commerciale, gli esiti di una mappatura della legalità nel territorio.

I Nas sono quindi l’occhio clinico. Lo sono come alleati nel verificare che in tutto l’ambito sanitario, anche ospedaliero e chirurgico, tutto corrisponda all’impiego di materiali rispondenti ai parametri di sicurezza per i pazienti. Dove c’è salute, c’è il ministero e dove c’è il ministero, ci sono i Nas, in una filiera con il Servizio sanitario nazionale, con la veterinaria virtuosa pubblica e privata.

Infine, ma non ultimo, a sigillo di una questione  vitale per la civiltà e l’affermazione della legalità nel Paese:  il capitolo di una collaborazione  non solo preziosa ma baluardo imprescindibile di una conquista etica, quello della lotta ai canili lager, ai maltrattamenti, alle importazioni illegali di animali, veri e propri viaggi della morte, allo sfruttamento degli equidi nelle corse clandestine, nei pali con esiti nefasti e sanguinosi.

Sono crimini che abbiamo iniziato letteralmente a sgominare, coscienti della necessità di essere entrambi garanti di questa azione per la legittimazione  del benessere animale al centro dell’azione politica di governo, che non è però solo il dovere di far rispettare e applicare le leggi.

La sfida è chiara: stiamo traghettando il nostro Paese ai vertici europei dell’eccellenza sul piano normativo in materia di benessere animale colmando un vuoto legislativo e le sottovalutazioni di un fenomeno che spesso sul territorio, basti pensare al randagismo, subisce il controllo e l’intromissione della malavita. Mafia, camorra e colletti bianchi degli affari hanno visto nel business dei canili la fonte di un immenso profitto, con la complicità spesso di chi non fa applicare le leggi e scarica su commercianti privati la responsabilità di tutelare il benessere degli animali, vincendo gare al ribasso!

Grazie ad una serie di interventi urgenti sfociati in ordinanze (dall’obbligo di microchip, all’incolumità pubblica, dalla cancellazione della black list all’istituzione del patentino, dal contrasto ai bocconi avvelenati alle nuove norme per i pali e le manifestazioni con equidi), atti di cui siamo facendo sintesi in un disegno di legge di imminente presentazione, e grazie alla recente istituzione di una task force contro i canili lager e la tutela del benessere animale presso il ministero, proprio i Nas si confermano nostri alleati, braccio operativo e supporto ispettivo contro insopportabili orribili reati che portano indietro il Paese nella storia e nel tempo.

Il rispetto e la  tutela  degli animali non è solo un dovere  ma è anche un segno di grande civiltà. I popoli che si contraddistinguono sono quelli che si sono connotati per il rispetto degli animali e per un avanzamento normativo in materia, trovando legittima considerazione e legittimazione come anello del welfare. Grazie, grazie ai carabinieri dei Nas per essere fedeli accanto a noi a questa battaglia contro l’impunità, per affermare una nuova e più civile visione del Paese”.

 

 

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