Cos’ha di diverso “Prima il Nord” rispetto a “Prima il Ticino”? Se il 75% delle tasse restasse a casa nostra non cercheremmo lavoro in Svizzera

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di STEFANIA PIAZZO – Nell’immediato non accadrà nulla. Certo è che in un Paese serio come la Svizzera, i referendum contano e vengono rispettati. Se quindi i Ticinesi hanno espresso domenica scorsa la volontà politica di dare precedenza ai lavoratori del proprio cantone, rispetto ai nostri frontalieri, principalmente comaschi e varesotti, l’esito va rispettato. Sia che la disoccupazione ticinese sia al 3% che al 20%. Così hanno deciso. E’ una violazione alla libera circolazione delle persone? Vorrà dire che la Confederazione dovrà ripensare anche a questo. Il Ticino costruisce dei muri? Può autodeterminarsi e lasciar fuori i “teroni” o i “migranti economici” del Nord, che per loro sono comunque sempre più a Sud di quanto non lo siano dal nostro punto di vista. Lo sono già i ticinesi “teroni” per gli elvetici di altri cantoni, considerati svizzeri del Sud, perché stupirsi se le cose vanno così?

I commenti si sono sprecati, ma la questione, vista da qualunque punto cardinale, è che in Svizzera si guadagna di più, ci sono meno tasse, c’è più lavoro, c’è più merito, i politici vanno a casa se non raggiungono i risultati, fanno poche e chiare leggi. Proprio ieri pubblicavamo un bellissimo pezzo a firma di Chiara Battistoni, da cui riprendiamo questo passaggio. Rileggiamolo.

“….Il medesimo pragmatismo che il Presidente ha saputo trasmettere in occasione della tradizionale Allocuzione del 1 agosto scorso per il compleanno della Svizzera (ben 725 anni!) ricordando, in pochi minuti, che formazione, innovazione e indipendenza sono i tre pilastri su cui costruire benessere e prospettive. Formazione, fatta di percorsi formativi aperti e di apprendistato e una legge sulla formazione continua per gli adulti che è un gioiello di lungimiranza nel contesto mondiale, davvero capace di valorizzare i percorsi di vita di ogni cittadino.

Innovazione, uno dei motori della Confederazione (date un’occhiata alla recente classifica del World Economic Forum), grazie proprio agli svizzeri che non si accontentano mai e sviluppano “sempre cose nuove, sempre migliori”. Indipendenza, perché – dice Schneider-Ammann – “Noi vogliamo gestire direttamente i nostri destini”, pur consapevoli che l’indipendenza richiede anche apertura e buone relazioni con il mondo.

Poche, essenziali parole; tre concetti chiave, che delineano presente e futuro del Paese che è il vero cuore del Vecchio Continente”.

Ecco, la Svizzera produce lavoro, genera ricchezza. L’Italia no. L’Italia licenzia, ruba le pensioni, si nutre di tasse. I politici, anche quelli giovani…, hanno le stesse facce di 25 anni fa.

E il Nord non tratta con Roma. Ci stupiamo se la Svizzera ticinese si sente “assediata”? Certo, ci sono altri cantoni ad alta presenza di lavoratori del Nord, e nessuno ha messo in discussione la loro presenza per far girare l’economia. Qualcosa non ha funzionato, in Ticino. Colpa del dumping salariale? Colpa della cultura ticinese? A rimetterci le penne saranno i frontalieri. Né carne né pesce sia di qua che di là. Prima doveva venire il Nord. Ma non quello più a Nord di casa loro.

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2 Comments

  1. Marco says:

    La differenza? Che “prima il Ticino” è fatto da persone serie. “Prima il Nord” da Quaquaraquà.

  2. RENZO says:

    In itaglia invece i referendum diventano barzellette quasi sempre…
    Ad esempio quello della privatizzazione Rai di 40anni fa…..
    Neanche il cd rottamatore ha pensato di rispettare la VOLONTÀ POPOLARE anzi…. ha trasformato la Rai in suo megafono con il canone in bolletta…. indefinibile
    WSM

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