Cosa succedeva nella Campania felix di Bassolino?

rifiuti2_rifiuti_napoli_settembre_2010 Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania, affermava sul suo sito web, dopo la riconferma del centro-sinistra in Basilicata, che «l’Unione ha unito il Mezzogiorno » e che «in Basilicata, come in Campania, è stato premiato il buon governo del centro sinistra». Sono dichiarazioni che offendevono il comune senso del pudore, vista la situazione in cui si trovava la Regione da lui presieduta, assediata dai rifiuti e dalla criminalità organizzata e non. Una realtà territoriale dove «la camorra controlla
di fatto l’intera città di Napoli e buona parte della Campania. Negare questa circostanza, oppure liquidarla come allarmismo, sarebbe estremamente superficiale.
Nella sola città di Napoli è accertato operino almeno 26 “famiglie” di camorra che si sono divise il territorio in modo così capillare
da escludere l’esistenza di una zona della città estranea alla loro influenza».
Così scriveva su Limes lo studioso napoletano Alfredo De Dominicis che non crediamo sia al soldo della Lega, anche se può darsi che da buon partenopeo ingigantisca emotivamente un fenomeno marginale, solo per amore della sua città e della sua regione.

Andiamo allora a leggere cosa scriveva in un linguaggio freddamente oggettivo la sezione di controllo della Corte dei Conti in una relazione approvata nel maggio 2004 relativa al Comune di Napoli, allora guidato dall’ex ministro dell’Interno  Rosa Russo
Jervolino: «Si è constatato che non viene esercitato un adeguato potere di prevenzione e vigilanza da parte dell’amministrazione al fine di evitare che gli immobili vengano sottratti alla sua disponibilità. E inoltre le azioni giudiziarie di rilascio sono appena 38».

Questo mentre su 52.218 unità immobiliari di proprietà municipale (tra “patrimonio disponibile” nel centro storico e “patrimonio indisponibile” in periferia ) 11.655 erano occupate abusivamente.
Dal canto suo la Regione non ha mai fatto funzionare l’anagrafe dell’utenza, prevista da una l e g g e regionale fin dal 1997, indispensabile per individuare le sacche di illegalità o prevenirle.
Inoltre la Regione Campania aveva approvato ben cinque leggi di sanatoria tra il 1993 e il 2003 sotto governi di centrosinistra e di centro-destra, con l’appoggio di larghissimi schieramenti trasversali: nel 1993 quando era presidente della Regione Giovanni Grasso, ex-Dc, poi popolare, nel 1997 sotto la presidenza di Antonio Rastrelli del centrodestra, nel 2000 presidente Andrea Losco del centrosinistra, ma è nel 2001 e 2003 presidente Bassolino, che si verificano gli eventipiù clamorosi, quando con due atti successivi, il governo regionale estendeva il beneficio della sanatoria anche a coloro che erano già stati sfrattati con «l’intervento della forza pubblica», e agli abusivi veniva offerta la possibilità di diventare proprietari delle case rateizzando l’acquisto.

La ciliegina finale era offerta dalla giunta Rosa Russo Jervolino, nel 2004 quando una delibera del Comune di Napoli prevedeva di vendere agli abusivi le sue case del centro storico con uno sconto del 30%, solo Forza Italia esprimeva la sua contrarietà che avrebbe pesantemente pagato in termini di consenso elettorale.

Passiamo ora a vedere cosa succedeva nella Campania felix di Antonio Bassolino sul fronte dei rifiuti.
La Regione si era dimostrata per anni incapace di elaborare e realizzare un piano organico per lo smaltimento di tutte le tipologie di rifiuti, contribuendo a creare una sorta di stato di emergenza permanente e costringendo il governo centrale a una serie di interventi nel 1996, 1997, 2000 e l’ultimo agli inizi del 2005, dopo una serie di manifestazioni sediziose.
Finalmente nel 2001 veniva approvato il Piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti, ma – e qui viene il bello – il completamento dello strumento normativo e di un programma integrale di pianificazione regionale era ancora in itinere. Nel frattempo per oltre 10 anni
avevano ricoperto l’incarico di commissario delegato per lo smaltimento dei rifiuti (sic!) i già citati presidenti della Regione, Rastrelli, Losco e Bassolino, dopo le dimissioni di quest’ultimo venne nominato commissario l’ex prefetto Corrado Catenacci il quale trova una situazione disastrosa e più volte dovette ricorrere al governo centrale per fronteggiare le emergenze.

La situazione era così grave e paradossale a un tempo, che venne creata una commissione parlamentare ad hoc e in occasione della sua audizione nel luglio 2004, Catenacci denunciò che il commissariato per lo smaltimento dei rifiuti presentava un buco di bilancio di 300-350 milioni di euro e che in cassa aveva trovato solo 16.000 euro. Dove erano finiti le centinaia di miliardi di vecchie lire? Una parte sicuramente negli stipendi spropositati elargiti ai diversi responsabili dello staff del commissariato. Ma tutto il resto? Come non bastasse, la Fibe, società del gruppo Impregilo cui erano stati affidati i sette impianti di trattamento dei rifiuti, era spesso inadempiente e gli stessi impianti risultavano non a norma di legge, inoltre dei circa 2.300 lavoratori socialmente utili (Isu) destinati alla raccolta differenziata – mai iniziata – solo 200 lavoravano realmente, la loro selezione era stata fatta da una società di fiducia della Regione. Su molti di loro gravava il sospetto di legami con la camorra. La cosa non deve certo stupire se l’organizzazione criminale di fatto controlla capillarmente sia il territorio metropolitano che l’hinterland.
Un simile quadro generale di malgoverno, al cui confronto l’amministrazione spagnolesca descritta da Manzoni nei Promessi Sposi sembra un luminoso esempio di efficienza e correttezza, non sarebbe completo se trascurassimo di ricordare la mattanza che ha insanguinato e insanguina le vie di Napoli e le terre campane: 134 omicidi nel 2004, 23 nei primi due mesi del 2005. È questo forse il modello che Antonio Bassolino vuole esportare in tutto il Mezzogiorno?

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