Cosa resta agli indipendentisti all’avvio dell’era Renzi?

di GIANLUCA MARCHI

Dunque sta per iniziare l’era Renzi: quanto sarà breve o lunga appare un bel terno al lotto, perché tutto è un terno al lotto in questo sgangherato paese, salvo le super tasse, che quelle sono una certezza impossibile ormai da scalfire. C’è da essere certi che una parte non indifferente del popolo italico si aggrapperà alla speranza di aver trovato il “nuovo uomo della provvidenza”, magari capace di tirarlo fuori dai guai senza pagare pegno: una pia illusione, perché dalla cacca che ci immerge fino alla bocca non si può pensare di uscire senza nemmeno essersi sporcati.

Non è da escludere che persino qualche indipendentista, o sedicente tale, possa riporre delle speranze nelle doti taumaturgiche dell’attuale sindaco di Firenze: a lui, apparentemente, non mancano doti di decisionismo; il problema, per lui, sarà verificare se avrà la forza, lo spessore e soprattutto la volontà di scalfire, per non dire abbattere, l’onnipotente burocrazia ministerial/romana, che nella sostanza si oppone a qualsiasi reale cambiamento capace di mettere a rischio il suo ruolo e il suo potere. Non vorremmo (ma sinceramente ce ne frega poco…) che fra qualche mese il giovane toscano si presentasse agli italiani dicendo che bisogna andare alle elezioni anticipate perché non lo lasciano lavorare. E la solfa ricomincerebbe…

Detto questo, gli indipendentisti veri e sinceri dovrebbero rendersi conto che nel futuro prossimo venturo della politica italica non può albergare alcuna speranza di passi in avanti sulla strada autonomistica, anzi. La tendenza imperante sembra essere quella di limitare sempre di più gli spazi di autonomia territoriale, anche grazie alla cattiva gestione che di tali spazi sono stati spesso protagonisti gli enti locali e le regioni. E chi aveva fatto della rivendicazione territoriale il proprio programma politico non dà più altri segni di vita se non quelli di una mera gestione del potere. Solo un anno fa la Macroregione del Nord sembrava poter essere la nuova frontiera del mondo autonomista e persino di quello indipendentista: dodici mesi dopo siamo allo zero assoluto e il potente Nord nella visione maronita, che doveva andare da Cuneo a Gorizia, ora è ridotto a fermarsi al Lombardo-Veneto, il che non sarebbe comunque poco se si avesse notizia di vere azioni di rottura dei governatori leghisti nei confronti di Roma. Ma non si rilevano tracce in tal senso…

Agli indipendentisti sopra citati, e che hanno ancora la voglia di impegnarsi per cercare di cambiare le cose per le loro comunità e i rispettivi territori, non resta che abbracciare con pazienza e determinazione azioni profonde di rottura sull’onda di quanto sta avvenendo in Catalogna, in Scozia e, seppure a fatica, in Veneto (buttando un occhio a quel che uscirà oggi dalle urne della Sardegna). Diversamente meglio deporre ogni speranza…

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20 Comments

  1. Marcaurelio says:

    Siamo sempre pronti a fare sul serio, senza paura!
    Non ci siamo mai rassegnati!

    Intanto grazie di tutto Umberto!
    Grazie per quello che hai fatto sino ad ora e per quello che farai!

    Secessione!
    Padania Libera!

  2. pippogigi says:

    Renzi, come gli altri non farà un bel nulla.
    Mi pare di vedere degli illusionisti, dei prestigiatori, tanti proclami, tanti gesti, tante scene ma in sostanza? nulla, sono solo trucchi.
    Vent’anni di Berlusconi in cui la pressione fiscale, la spesa pubblica ed il debito pubblico sono costantemente aumentati poi Monti che in poche parole ha solo aumentato le tasse, Letta che non ha fatto nulla se non seguire la linea di Monti (ma essendo curatori fallimentari non potevano fare altrimenti).
    Perché si chiederà qualcuno? La risposta è nei numeri. L’unica soluzione per la vicina italia è di dimezzare la pressione fiscale effettiva (quella del 70% avvertita dagli artigiani non quella del 44% ufficiale) al fine di rilanciare i consumi interni e far arrivare investimenti dall’estero (non basta, occorre anche dare certezza fiscale e giuridica e cambiare la legge sul lavoro, nonché diminuire la burocrazia, ma sono secondarie). Per arrivare a questo l’italia deve logicamente dimezzare la spesa pubblica. La spesa pubblica è costituita principalmente da 4 voci: interessi sul debito pubblico, stipendi dei dipendenti pubblici, pensioni, sanità.
    In italia gli aventi diritto al voto sono 40 milioni, vota il 50%, quindi 20 milioni. Un partito con il 20% di voti vuol dire che viene votato da 4 milioni di persone.
    I dipendenti pubblici in italia sono 4 milioni, i pensionati 16,8 milioni. Provate ad immaginare una manovra che licenzi 1 milione di dipendenti pubblici (quelli in sovrannumero) ed ai restanti tolga il 10% di stipendio, elimini le pensioni d’oro o le renda su base contributiva, le false pensioni d’invalidità, elimini le pensioni sociali (nessun contributo versato) renda contributive le baby pensioni e le pensioni statali (adesso sono su base retributiva ovvero calcolate sull’ultima retribuzione non sul versato). quanta gente verrebbe toccata considerando coniugi e figli? 8 milioni di elettori? Questo è il partito di maggioranza, 8 milioni di persone che sanno che qualunque cambiamento non può che essere in peggio per loro. Ecco perché Renzi non farà nulla, solo scena prima del voto eruopeo ed il partito dell’immobilismo guadagnerà ancora del tempo.

    • Giuseppe d'Aritmaticea says:

      Condivido ancora una volta. Voglio essere ripetitivo per quelle zucche dure, anche contro il loro stretto interesse, degli indipendentisti/autonomisti/federalisti: ricompattiamoci!, convincendoci che non siamo sulla strada sbagliata, essendo i soli che hanno una teoria della politica alle loro spalle, come vento impetuoso che spinge le vele (che però vanno spiegate). Anzi! E dirò che Salvini non mi sembra affatto inconciliabile con questo ind irizzo…

  3. Marta says:

    Mi sa che Renzi ha sbagliato il tempo e il modo.

  4. Asterix says:

    Per egregio sig Veneziani . “noi Italiani” ????

  5. Gianfrancesco says:

    Tutto giusto tranne la conclusione: “Diversamente meglio deporre ogni speranza…” MAI!!!!

    Finchè ci sarà italia, io darò battaglia!

  6. Unione Cisalpina says:

    Renzi è kome Galàn (e tanti altri…) … un massone kattoliko … la krema demokristiana moderna… trikolore, italia e raggiri (prese pel kulo e non solo !) di sempre.

    un tempo la Massoneria segreta” era baluardo (kome i RosaKroce, del resto…) di libertà opposta allo strapotere religioso kristiko_romano (vatikano e pretume romanista… kattoliko… universalista di stampo imperiale) … oggi sono imparentati e si sollazzano nell’incesto… pedofili pure …

  7. Giuseppe d'Aritmaticea says:

    “Non vorremmo (ma sinceramente ce ne frega poco…) che fra qualche mese il giovane toscano si presentasse agli italiani dicendo che bisogna andare alle elezioni anticipate perché non lo lasciano lavorare. E la solfa ricomincerebbe…”. È cosa certa!.
    Gli autonomisti/indipendentisti/federalisti vanno ricompattati. Ed è un lavoro durissimo…

  8. Alberto Veneziano says:

    Bomba non bomba, arriveremo a Roma …
    I soprannomi affibbiati dai compagni di classe sono sempre i più azzeccati. Secondo una compagna di classe di Renzi lo chiamavano “Il bomba” per le balle che sparava e per come tirava scemi i professori a forza di chiacchiere.
    Noi italiani siamo beffardi, sappiamo perfettamente come funziona il potere, lo sappiamo da millenni. Il capo politico ideale deve rispondere ad una fondamentale richiesta: FACCE RIDE’!!!
    Berlusconi, Grillo, Renzi, una bella sfida ma “il bomba” è il più giovane, DIAMOGLI FIDUCIA

  9. ermanno says:

    autonomia territoriale?
    propongo a tutti la lista civica “del buzo” :
    ogni comune si risistema strade illuminazione scuole, toglie tasse locali e poi se resta un buco di milioni, si fa come con Roma.

    ps : i caraibi che chiedono i danni dal 1833 …
    http://ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2014/02/16/Caraibi-pronti-un-azione-legale-contro-Gb-schiavitu_10084817.html

  10. Marco (*) says:

    “Solo un anno fa la macroregione del nord sembrava poter essere la nuova frontiera del mondo autonomista e persino di quello indipendentista”: per i tortellini che ancora credevano e magari credono ancora a certe promesse elettorali sì. In Catalogna non sta avendo luogo alcuna azione di rottura: solo un gran polverone mediatico e una promessa continua di referendum sull’indipendenza, che la Spagna continua a negare, e che, fra l’altro, alla luce dei risultati delle ultime elezioni regionali, non servirebbe nemmeno, dato che, appunto, con il voto si è già constatata l’opinione degli elettori.

    • dav says:

      infatti che la “macroregione” fosse la nuova frontiera del mondo autonomista mi sa che ci ha creduto solo l’autore dell’articolo..un nuovo livello di gestione amministrativa e burocratica di funzioni pubbliche (oltre a stato, regione, province, città metropolitane, comuni) ..via per favore siamo seri! queste proposte pseudo-federaliste per ora hanno solo moltiplicato costi, sperpero di denaro pubblico, nuovi parassiti da mantenere (si veda quello che è successo nelle giunte regionali: tutte comprese quelle leghiste)

      • L’unica proposta di rottura è versare le tasse, poche, nelle casse del proprio comune.

        • pierino says:

          e che il comune abbia il coraggio di:
          -NON mandare nulla a Roma
          -Spendere piu di quello che ha.

          roma ha bucato per 870milioni, lo faccian tutti.

          • Unione Cisalpina says:

            sottoskrivo … Lanzalotta inkluso….

            ke i ns sindaci facciano kome kuelli italiani,
            anzikè essere virtuosi x poi essere derubati dei risparmi e sakrifici fatti passare ai cittadini, ke sforino il bilancio, facciano debiti e poi battano kassa a roma …

            arriverebbe subito lo sfacelo generale ed in kuello, forse, la ns rinascita alla decenza morale, civile, politika ed indipendentista …

        • Ne ho le balle piene says:

          sottoscrivo la proposta.
          Che i sindaci siano i custodi delle risorse del territorio.
          Che i sindaci di comune accordo decidano di assumere le funzioni dell’agenzia delle entrate e di equitalia riducendo le tasse ai residenti, tenuto conto degli impegni di estinzione del debito pubblico che andrebbero negoziati in dipendenza dell’assetto che vorrà darsi le controparte italiana.
          Catasto comunale e riassetto dei diritti reali di proprietà, godimento e garanzia.
          Non ci sarebbe bisogno di una moneta nuova quella che c’è non è il massimo, ma non mi esporrei con una nuova valuta ad un bombardamento da parte del mercato dei privilegiati della moneta fiat.
          I nostri debiti storici sono espressi in quella moneta.
          Debiti nuovi li escludo a priori altrimenti è inutile giocare la partita.
          Quella moneta si svaluterà e noi beneficeremo di uno sconto sul capitale da restituire.
          Basta debiti, basta spendere per qualsiasi ragione oltre le nostre possibilità dimostrabili.
          Basta diritti acquisiti insostenibili ed innecessari.
          Basta stato. Basta esercito. Basta inganno della pubblica previdenza. Basta inganno delle scuole di stato, Basta inganno della”salute” di stato. Basta imposta sul reddito progressiva ed a scaglioni, fonte di ogni delirio di spesa pubblica insieme alle accise ed all’iva. L’irap poi non la voglio più vedere.
          Tutto quel che oggi abbiamo lo abbiamo pagato almeno 4 volte e dovremmo sentirci in colpa o timorosi d’incertezza?

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