PADANIA, COSA POTEVA ESSERE E NON E’ STATA

del DIRETTORE

Riceviamo questa lettera da Riccardo Sogliaghi

Buongiorno, vi scrivo innanzitutto per complimentarmi con voi, da anni attendevo una nuova voce autonomista e indipendentista che fosse al di fuori del monopolio leghista. Il vostro è un progetto ambizioso e molto interessante e benché stia muovendo solo i  suoi primi passi posso dirvi che già ora sto apprezzando la qualità del  vostro lavoro, tanto da seguirvi quotidianamente anche attraverso face book (ottima  l’idea di utilizzare il social network).

 Nello scrivervi colgo l’occasione anche per porgevi  un interessante tema di discussione che è sintetizzato nell’oggetto della mia email: “Lega Nord – Tra ideali e politica”. Premetto che sono nato in una famiglia leghista e che la mia formazione culturale e politica è stata ovviamente influenzata dal partito bossiano. Nonostante questo però ho sempre preso le distanze dalla Lega Nord votando e militando nella Lega Padana Lombardia, poi Lombardia Autonoma ed ora Unione Padana.

Detto ciò sarei interessato alla vostra opinione su questo tema che ritengo di fondamentale importanza per ogni autonomista ed indipendentista del nord Italia. In tutti i vostri articoli attaccate, giustamente a mio avviso, il partito di via Bellerio. Le accuse sono chiare: hanno snaturato gli ideali originari; hanno trasformato il movimento rivoluzionario in ciò che si erano promessi di combattere e che avevano combattuto, ossia in un partito romano; infine, cosa più grave, in oltre vent’anni non hanno ottenuto niente di ciò che avevano promesso.  

Nonostante questi  peccati oggettivi però, mi chiedo e vi chiedo,  che cosa avrebbe potuto ottenere la Lega Nord? Una Lombardia indipendente o una confederazione degli stati del nord Italia è e sarà sempre il sogno della mia vita, ma realisticamente parlando, noi non siamo gli irlandesi, non siamo i baschi e nemmeno i catalani. Le elezioni degli ultimi 20 anni parlano chiaro, la Lega Nord non ha il 50% dei voti +1 in Italia, non ce l’ha neanche in Padania e nemmeno in una regione della Padania. Dunque con questi “pochi” seguaci cosa avrebbe dovuto fare per cambiare le cose, cosa avrebbe potuto fare per ottenere qualcosa? E da qui si potrebbe partire con un altro interessante spunto di conversazione. Ossia quale sarà il futuro della Lega Nord e più in generale quello degli ideali autonomisti ed indipendentisti? Possiamo ancora realisticamente sperare nella loro realizzazione o sono e rimaranno solo dei sogni?

Caro Riccardo, Lei mette il dito nella piaga. In pratica Lei pone la domanda di cosa avrebbe potuto fare la Lega, visto che non ha mai avuto il 50% più uno dei voti in Italia, cioè la maggioranza assoluta per trasformare il Paese. Ma anche i baschi o i catalani si sono mai nemmeno lontanamente avvicinati a quei numeri, eppure hanno ottenuto nel tempo un grado crescente di autonomia per le loro comunità, fino a spingersi a un passo dalla rottura con lo Stato centrale. Ebbene, la Lega ha avuto alcune stagioni dove avrebbe potuto ingaggiare un vero braccio di ferro con il governo romano e sistematicamente Umberto Bossi, dopo aver alimentato le speranze di una vera battaglia, ha sempre fatto una capriola nel momento decisivo, evitando lo scontro istituzionale. Non parlo ovviamente delle roboanti sparate sulle armi pronte a essere imbracciate. Lasciamole perdere quelle cose. Mi riferisco ad esempio al 1993, quando una Lega molto forte e con il controllo di centinaia di Comuni in Padania a cominciare da Milano, che poteva essere un simbolo trascinante, si è trovata di fronte a uno Stato debolissimo essendo reduce da Tangentopoli e, con gesti forti e concreti delle sue amministrazioni, non l’ha mai costretto a sedersi a un tavolo per trattare un grado diverso di autonomia per le comunità padane.

Tanti proclami, tanti progetti raffazzonati, ma mai una vera strategia che costringesse lo Stato a piegare le gambe. Questo è successo anche con la secessione, un progetto che certo all’inizio aveva spaventato larghi strati della borghesia del Nord, ma quando parte di questi settori della società padana s’erano convinti che l’idea poteva essere abbracciata, ecco l’ennesima capriola bossiana che avrebbe preparato l’accordo con Berlusconi. A quel punto il baricentro della politica leghista si spostava a Roma e alla strategia governativa, che avrebbe dovuto portare frutti meno radicali, ma comunque possibile grazie all’alleanza col Cavaliere. Risultato di 11 anni di B&B? Nulla di nulla e una confusa riforma chiamata federalismo fiscale finita su un binario pressoché morto.

Non voglio farla lunga, perché altrimenti dovremmo fare qui la storia del Carroccio. Ma la sostanza è che, di capriola in capriola, la Lega e gran parte della sua classe dirigente nazionale s’è romanizzata, fino trasformare il partito del Nord a Roma in partito romano al Nord. Adesso Roberto Maroni lancia il suo programma di cambiamento dell’attuale assetto leghista riproponendo il “progetto egemonico”, quello appunto della conquista della maggioranza nelle Regioni della Padania: un ritorno alle origini, col piccolo e non insignificante particolare che nel frattempo sono passati vent’anni in cui la Padania non ha portato a casa nulla e risulta ora spremuta come un limone. Colpa di chi? Ahimé, anche della Lega. Sarà possibile rilanciare la Lega che ritorna sul territorio e volta la faccia a Roma? Al riguardo resto scettico, se non pessimista.

Bisognerebbe poter ricominciare da capo e ci rendiamo tutti conto che non è facile. Ma uno dei propositi della nascita di questo giornale online è di fare da luogo di collegamento fra tutti coloro, singoli e movimenti, che ritengono ancora percorribile questa strada. Ma senza capriole al momento decisivo. E possibilmente senza litigi continui.

 

 

 

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8 Comments

  1. Deciomeridio says:

    Caro Autore,forse dimentichi che Umberto Bossi prima di fare la ” capriola ” dell’ accordo con Berlusconi aveva visto i voti della Lega Nord passare dal 40 % del 1993 al 16 % del 1994.

    Con delle Teste di Cazzo simili pensate sia facile avere l’ Indipendenza ?

    Perché non chiedete conto anche a Forza Italia ed Alleanza Nazionale come mai il Nord muore : questi partiti la borghesia debosciata padana li ha riempiti di voti.

    Chiedete anche a loro, ogni tanto, e lasciate stare la Lega che comunque ha fatto e farà ancora molto più di quanto voi riuscirete mai solo a pensare.

    Vero Bernardelli ? Che hai lasciato la Lega per una mancata candidatura alla camera ?

    Pensa ai peccati tuoi.

  2. flavio marinoni says:

    I momenti per una radicale riforma sono stati sprecati VOLUTAMENTE. A incominciare dalla rottura con Miglio. La cosa più vergognosa che si potesse fare. L’esperienza politica della Lega è stata un fallimento totale. Sappiamo chi ringraziare.

  3. stefano libero lombardo says:

    Bisogna ripartire dai 7 “comandamenti” di cui parlava Miglio in “io, Nossi e la Lega Nord”, suo libro del 1994. In particolare ricordo che i diceva che i leghisti dovevano SEMPRE trasmettere l’idea e la percezione di essere alternativi ai partiti del sistema, non dovevano MAI schierarsi su temi diversi dal federalismo e dall’autonomia (quanti voti ci hanno fatto perdere i crocefissi, le lotte filovaticane sulle cellule staminali, contro i gay, aborto, reeferendum sull’acqua, sul nucleare etc,,,che hanno trasformato la Lega in un partito di centro destra), dovevano quindi EVITARE di schierarsi con la destra o la sinistra e rimanere movimento di liberazione aperto a tutti i cittadini padani. Rileggiamo quei saggi principi !

    • È proprio ciò che tenta di fare il movimento Brescia Patria, non è un partito, non si schiera ideologicamente di destra o di sinistra, non si presenta ad elezioni, ma punta ad UN SOLO OBIETTIVO, l’indipendenza dagli stati calati dall’alto come quello italiano.
      Le aggregazioni possono nascere solo dal basso sostenute da identico sentire.

  4. mario says:

    CAro Direttore, hai riassunto molto bene in questo articolo la tragedia delle Regioni del NOrd. Aggiungo che a parte una improbabile aggregazione delle province dell’arco alpino alla Svizzera ticinese, davvero non riesco a scorgere progetti federalisti percorribili in Italia, Lo stesso NOrd è talmente poco omogeneo che difficilmente riuscirebbe a darsi una seria struttura federale. D’altronde la stessa Lega nella sua organizzazione territoirale l’ha lasciato ben intendere: le Leghe non sono mai state federate, non hanno mai espresso alcuna autonomia, ma sono state tiranneggiate sempre dalla lega lombarda, oopss pardon, dalla lega varesina.
    In questo sconcertante panorama è solo la fede autenticamente libertaria e federalista che ci può sostenere. E solo un definitvo default dell’Italia potrebbe consentirci di raggiungere il nostro obiettivo tanto agognato….

  5. elvecion says:

    Zaia, Zaia è il nome nuovissimo e luminoso…Zaia, un principe popolar che non deluderà!!! L’erede designato dal fato!

    • floriano says:

      IL DOGE ZAIA CON IL SUO POPOLO VENETO RICONOSCIUTO NELLA COSTITUZIONE INTERNAZIONALE, DISCENDENTE DA UNA IDENTITA’ MILLENARIA DI UNA REPUBLICA FORTE .
      LA SERENISSIMA REPUBLICA VENETHIA

      POTREBBE INNESCARE (SE SOLO LO VOLESSE), QUELL’IMPUT DI AUTODETERMINAZIONE PER L’INDIPENDENZA DEL VENETO E CON EFFETTO A CATENA SAREBBE L’ANCORA DI SALVEZZA DI TUTTA LA PADANIA.

      UN’IDEALE ALL’ AUTODETERMINAZIONE NON CONOSCE NEMICI

      W SAN MARCO

  6. Rinaldo C. says:

    Carissimo direttore
    sono d’accordo con te bisogna ripartire da zero, e cercare di fare le cose giuste , senza ripensamenti e andare diritti allo scopo, autodeterminazione,dei popoli (Padani) e per primo eliminare i clientelismi e la corruzione. Bisogna presentarsi puliti con nuovi persone.

    Rinaldo

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