Cosa ha preso Matteo da Umberto. Per piazza del Popolo semivuota, tenere solo la destra

di BENEDETTA BAIOCCHIpopolp roma

Leader. Espulsioni. Alleanze. Strategie. Impossibile resistere al fascino del potere e del successo. Umberto Bossi, che non è mai stato un “bello”, aveva il fascino e il carisma del leader. L’intuito e l’arguzia con cui svicolare dalle difficoltà, quel saper cucire, strappare e ricucire, quel fare patti con una scatola di sardine, è qualcosa che non si discute. Oggi però c’è Salvini, ma la vicenda di Tosi non è che l’ultima in ordine di tempo rispetto  alle querelle con Comencini, Comino, Gnutti, Rocchetta… Le scissioni furono tante, e tutte, o quasi, dal Veneto riottoso. La morale era ed è una: il capo non si discute. E, a parte le secessioni venete, Bossi ha sempre contenuto i generali.

Cosa dunque ha preso Salvini da Bossi nella sua conquista della poltrona di leader del Carroccio?

Per cominciare, fa di tutto per cavalcare la gestione del conflitto, la vicenda Tosi docet. Se ne serve per inviare messaggi agli alleati. Fa avanti e indietro, retromarce che è uno spasso. Impallina chi vuole. E’ leader grazie alla conflittualità tra i suoi generali. Dal punto di vista comunicativo è sovraesposto, ma in questo momento al governo va bene così. I dati recenti dell’Osservatorio di Pavia dicono che Salvini è stato in video più di Renzi: 4.723 minuti contro i 2.561 del premier. E dire che Renzi è dappertutto! Ma Salvini di più. A nessuno viene da pensare, come da tempo scriviamo, che è perché questa è l’opposizione scelta da Renzi?

La destra nazionale oggi è rappresentata dalla Lega di Salvini. Per concetti, astrazioni, slogan, il mercato delle rivendicazioni appartiene a quel territorio e non ad altri, basti solo vedere le alleanze e i compagni di piazza. Ancora Casa Pound, la destra a destra della Germania, Pegida, poi Fratelli d’Italia. Non ci sono i venetisti, gli autonomisti, quelli che sventolano bandiere regionali, siciliani compresi. Salvini ha assorbito l’opposizione, scarsamente autonomista, dentro il contenitore nazionale di Noi con Salvini. Prendere o lasciare, se stai fuori sei morto, non conti, non esisti più. Tosi, che farebbe fuori? Quanto durerebbe la sua corsa moderata ribattezza da qualcuno il partito della To.pa., Tosi-Passera?

La sinistra ha bisogno di una destra. Ma la destra che si contrappone oggi è una destra nazionale, è di questa che ha bisogno? Ma anche no, tuttavia la sinistra ha bisogno di una destra che oggi ancora non c’è. Quella che si sognava forse Tosi di costruire o ricompattare, con i moderati. Ma i moderati, sulla scena politica, oggi non vincono se non sono populisti.

E siccome Salvini è più funzionale a questo punto di Tosi al sistema, è lui già in partenza che ha la meglio Matteo. Non solo perché da Umberto ha imparato come si fa il “killer”, come si cucina l’avversario che pensa di fotterti il posto, di costruirsi una corrente-partito dentro al partito…

Come Umberto, non vuole rivali forti dentro o accanto, ma colonnelli e militanti pronti a tutto per la causa. O alla resa, interna.

Se non va bene, quella è la porta. Sono comportamenti e rituali da leader o che lo fanno sembrare leader tanto quanto lo fu Bossi. Che però, da Roma, dice una cosa più vera del vero.  “Zaia è forte e vince le elezioni comunque, anche senza alleati, ma il rischio è che la Lega si spacchi dopo, fra Zaia e Tosi. Tocca a Salvini evitarlo”. “In Veneto – ha sostenuto – la Lega non deve vincere le elezioni soltanto, ma evitare che poi ci sia la resa dei conti”. Bossi ha parlato con l’esperienza del leader.

Bossi andò dai capi di Stato ma lui, Matteo, no. Le cronache ricordano che il 4 ottobre 1999 da consigliere comunale leghista si rifiutò di stringere la mano a Ciampi: “No grazie, dottore, lei non mi rappresenta”. Ma la politica non è fatta solo di gesti ad impatto mediatico. Essere leader è anche stringere la mano al nemico o farlo, anche di nascosto, come faceva Bossi.

E poi c’è tutta la partita Mediaset-Rai. Con un Salvini che gli osservatori più attenti hanno immediatamente riconosciuto essersi messo di traverso negli affari dei Cavaliere per la conquista delle antenne e dei pezzi in vendita della Rai sana. Una questione di portata ben più grossa rispetto all’esito degli accordi sulle regionali. Ed è la vera questione politica.

Altro che Tosi, Alfano o altro… Salvini ha fatto tutto da solo o gli hanno suggerito bene? A ben guardare, sembra una di quelle mosse degne del Bossi della prima ora contro gli interessi e i conflitti di potere di Berlusconi. Ma Bossi oggi è stanco. Le antenne del potere agitano i sonni di Silvio e Matteo, un leader di Forza Italia calante e un altro che aspira a occupare il posto dei vecchi carismatici. Da qui all’eternità finché tv vorrà?

Nel 1999 in piazza del Popolo se ne contarono 100mila. Nel gennaio 2012  nella manifestazione di piazza Duomo a Milano contro il governo Monti ne scesero in piazza 75mila. Poi ci fu persino il brindisi “hanno fatto la pace” con il bicchierino di plastica pieno di prosecco nella sala del federale, per celebrare la defenestrazione di Reguzzoni da capogruppo alla Camera, Reguzzoni presente.

Ma se la fortuna o gli eventi iniziano a remarti contro, basterà aver corso da leader, essere sembrato tale per stile e comportamento, per costruire l’alternativa a Renzi?

Che la Lega di Salvini sia diversa da quella di Bossi, non serve che lo dica il portavoce di Ncd, Quagliarello. Salvini parla dicendo…. “nella nostra Italia”…

Già, un tempo la signora Lucia esponeva il tricolore in riva dei sette martiri a Venezia, qui non c’è problema, lo fanno i neofascisti di Casa Pound che salgono sul palco a parlare per sostenere il loro leader del centrodestra. E Bossi? Il vecchio “capo” si arrampica sui vetri e spiega che si tratta di una “alleanza transitoria”. Ma il linguaggio salviniano rende intanto omaggio agli ospiti quando evoca la sinistra parlando di “zecche”. Bossi, un tempo, diceva: li andremo a stanare casa per casa, i fascisti. Taci, che oggi vanno a stanare con Matteo le zecche nella “nostra – povera – Italia”.

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6 Comments

  1. chrisarr says:

    Possibile che non ci sia spazio per un autentico movimento indipendentista o almeno federalista, che proponga la liquidazione di questo Stato per proporne uno che segua il modello “Svizzera”? In mezzo a tutta l’astensione che c’è, qualcuno che non vota perché non vede rappresentati questi valori ci sara ben, che peso avrà?

    • Stefania says:

      Magari…. ci fosse la forza per mettere insieme tutto quello che già esiste ma che cammina su percorsi separati.

  2. Giancarlo says:

    Il problema di base è che per portare avanti un movimento federalista, autonomista o anche secessionista in Italia bisognerebbe saper produrre una classe dirigente capace di comportamenti NON italiani: seria, moderata e sobria nei comportamenti quanto determinata nella linea politica, con la demagogia ridotta a quel minimo indispensabile per chi vuole conquistarsi un elettorato, riservata e rigorosa nella vita privata, disponibile a quell’arte del possibile senza la quale non è pensabile la politica ma radicale nel NON scendere a compromessi con i tantissimi Genny ‘a carogna nonché i guappi e/o guitti che infestano la vita “nazionale”, magari di confessione protestante calvinista se fosse possibile trovarla a queste latitudini. Detto in altre parole: esattamente il contrario di quella che è stata la Lega Nord e i suoi caporioni fino dagli esordi (sì, fino dall’inizio), a cominciare dal guappo dei guappi Umberto Bossi con la sua famiglia e i suoi vari cerchi magici. Il quale, nonostante voi in questo articolo lo incensiate, oltre a tutte le suddette tare caratteriali è stato il principale artefice dell’abbraccio mortale della Lega con Berlusconi che, sì, li ha fatti stare dieci anni e passa al governo con relative laute prebende, incarichi, poteri e cadreghe ma che hanno fatto perdere l’anima al movimento, ammesso e non concesso che ce l’abbia mai avuta un’anima (io sono convinto di no).

  3. marcello ricci says:

    Perché criminalizzare Casa Poud e non la scala cromatica del “rosso”, dal rosa pallido tipo lavatura di carne, al rosso intenso e nerastro dei tessiti muscolari infetti e necrotici . Così appariranno i glutei di Alfano nel momento in cui lo si strapperà dalla ” poltrona” a cui la flaccida cute è rimasta incollata.. Osceno essere che Sgarbi e Salvini hanno perfettamente inquadrato. Idioti, non c’è destrtra e sinistra, ci sono persone che lavorano e ci sono esseri immondi come Alfano, come la Fornero! Sveglia|

    • Stefania says:

      Tutti gli estremismi vanno marginalizzati. I politici pagano nell’urna i loro errori, caro Marcello, le pene corporali appartengono ad un altro regime.

  4. marco says:

    Quello che fa specie è che i leghisti vanno dietro a questa nuova Lega che è altra cosa. Dimostrazione che ai leghisti di Federalismo e indipendenza non gliene ha mai fregato niente. Stendiamo un velo pietoso. Che almeno ora cambino lo statuto e il nome. Sarebbe almeno coerenti.

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