Corte dei Conti: l’8 per mille “ignoto” finisce ai soliti noti

RASSEGNA STAMPAvaticano

di F.Q. – E’ “opportuna una rinegoziazione‘ tra Stato e confessioni religiose del sostegno finanziario che arriva con l’8 per mille. Dopo aver fatto le pulci al meccanismo del 5 per mille, ora la Corte dei Conti mette nel mirino il sistema, introdotto nel 1985, che prevede la destinazione di una quota di gettito fiscale alla Chiesa cattolica, ad altre dieci confessioni religiose (valdesi, comunità ebraiche, evangelici luterani e battisti, ortodossi, buddhisti, induista e avventisti, chiese cristiane avventiste del settimo giorno e pentecostali) e allo Stato. L’8 per mille, scrivono i magistrati contabili, assorbe 1 miliardo l’anno ma non rispetta “i principi diproporzionalità, volontarietà e uguaglianza”. Infatti i beneficiari “ricevono più dalla quota non espressa che da quella optata”. E su questo nodo “non vi è un’adeguata informazione, benché coloro che non scelgono siano la maggioranza e si possa ragionevolmente essere indotti a ritenere che solo con un’opzione esplicita i fondi vengano assegnati”.

In pratica, evidenzia la Corte, la stragrande maggioranza degli italiani quando compila la dichiarazione dei redditi non indica a chi vuole destinare la quota. D’altronde si tratta di un’opzione, non di un obbligo. Il fatto è che la legge “Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi”, varata quasi trent’anni fa, stabilisce che l’8 per mille di chi non effettua la scelta venga ripartito tra i beneficiari “in proporzione alle scelte espresse”. Così la maggior parte delle risorse vanno alla Chiesa cattolica, che però viene scelta esplicitamente come destinatario da nemmeno il 37% dei contribuenti.

I contributi alle confessioni “risultano ingenti, tali da non avere riscontro in altre realtà europee, e sono gli unici che, nell’attuale contingenza di fortissima riduzione della spesa pubblica in ogni campo, si sono notevolmente e costantemente incrementati. Nonostante ciò, la possibilità di accesso all’8 per mille per molte confessioni è oggi esclusa per l’assenza di intese, essendosi affermato un pluralismo confessionale imperfetto. Manca trasparenza sulle erogazioni: sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri, infatti, non vengono riportate le attribuzioni alle confessioni, né la destinazione che queste danno alle somme ricevute”.

Ma la magistratura contabile sottolinea anche che “non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati, nonostante i dubbi sollevati dalla parte governativa della Commissione paritetica Italia-Cei su alcune poste e sulla ancora non soddisfacente quantità di risorse destinate agli interventi caritativi, né controlli sulla correttezza delle imputazioni degli optanti, né un monitoraggio sull’agire degli intermediari”. Anche il comportamento dello Stato, comunque, è censurabile: “Mostra disinteresse per la quota di propria competenza, cosa che ha determinato la drastica riduzione dei contribuenti a suo favore, dando l’impressione che l’istituto sia finalizzato solo a fare da apparente contrappeso al sistema di finanziamento diretto delle confessioni”.

ilfattoquotidiano.it

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One Comment

  1. CARLO BUTTI says:

    Le sovvenzioni alle Chiese attraverso il sistema fiscale sono uno degli obbrobri più deplorevoli e anticristiani del nostro sistema, frutto di quel connubio adulterino fra fede e prìncipi che ha avuto inizio con l’Editto di Costantino e s’è perfezionato con quello di Teodosio. Che sia stato un “laico” come Craxi a introdurlo su suggerimento di un bigottone come Tremonti è ancora più deplorevole.

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