Vendola: espropriare è un dovere. E senza lamentarsi tanto…

di MATTEO CORSINI

Pochi giorni dopo aver detto che “i super-ricchi devono andare al diavolo”, Nichi Vendola è tornato sul tema, questa volta sostenendo che non accetta “il diritto dei ricchi alla ribellione quando al centro del dibattito politico europeo c’è il tema della povertà”. Ecco le sue parole: “Non accetto il diritto dei ricchi alla ribellione quando al centro del dibattito politico europeo c’è il tema della povertà. Il centro sinistra perderà la sua partita se si vergognerà di combattere per principi come l’uguaglianza e la solidarietà”.

La prima cosa inquietante, anche se potrebbe sembrare un dettaglio, è il downgrading operato da Vendola nell’arco di una manciata di giorni. Prima erano i “super-ricchi” a dover andare al diavolo, adesso a non avere il diritto di ribellarsi sono semplicemente i “ricchi”. Se questo è il trend, tra pochi giorni saranno oggetto degli strali di Vendola i “quasi ricchi”, poi i “non poveri”, infine chi, semplicemente, riesce a mettere dignitosamente assieme il pranzo e la cena.

Giova ricordare che Vendola è il principale alleato del Pd, che ha concrete probabilità di vincere le prossime elezioni politiche. Se non ci saranno rimescolamenti all’indomani del voto – ad esempio una rottura tra Pd e Sel e un accordo di governo tra Bersani e Monti, ciò che sarebbe una presa in giro degli elettori, ma che non mi meraviglierei se si verificasse – il già bistrattato diritto di proprietà sarà ancor più calpestato, almeno stando ai proclami di Vendola. Il quale, evidentemente, ritiene che ogni persona che ha accumulato ricchezza lo abbia fatto disonestamente, in buona sostanza ledendo i diritti di proprietà di altri soggetti. Solo così si può arrivare a ipotizzare, come pare faccia Vendola, che la povertà esista per colpa dei ricchi. Probabilmente Vendola esclude che tra i ricchi vi siano anche persone che, mentre accumulavano ricchezza, davano lavoro ad altre persone, contribuendo semmai a ridurre la povertà in senso assoluto.

A me pare irrealistico, invece, supporre che tutti i ricchi siano tali avendo violato i diritti di proprietà altrui. Non credo, cioè, che la ricchezza sia sempre e comunque indice di criminalità. Né credo che la prova contraria spetti al diretto interessato, come pure avviene quando si ha a che fare con il fisco (ma questo è un altro argomento). E non vedo su quali basi si possano considerare come soggetti da punire (mediante il randello fiscale) coloro che si sono arricchiti onestamente. L’uguaglianza che piace a Vendola comporta in realtà che coloro i quali sono definiti “ricchi” subiscano un trattamento arbitrariamente diseguale da parte dello Stato, in nome di una solidarietà dietro la quale si cela nient’altro che un intento redistributivo verso le proprie clientele politiche.

Anche volendo prescindere da considerazioni etiche al riguardo, il problema dell’approccio di Vendola dovrebbe essere ormai noto fin da quando prese piede il socialismo: la dimensione della torta non è costante, né può essere stabilita per legge dallo Stato. Ne consegue che tanto minore è la proporzione tra la fetta di torta prodotta da un soggetto e quella da costui percepita nella suddivisione coercitivamente operata dallo Stato, tanto più la torta tenderà a ridursi. In altre parole, più lo Stato redistribuisce, più diminuisce l’incentivo a produrre, mentre aumenta quello a reclamare per sé una fetta maggiore, a prescindere da ciò che si è prodotto. A conferma delle sempre attuali parole con cui Bastiat definì lo Stato: “la grande illusione attraverso la quale tutti cercano di vivere alle spalle di tutti gli altri”.

Pretendere, come pare vorrebbe Vendola, che chi viene espropriato di buona parte di quello che ha prodotto se ne stia anche zitto, mi pare davvero eccessivo.

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30 Comments

  1. Luciano Aguzzi says:

    Ad Antonino Trunfio che scrive sotto il mio post:
    «18 Gennaio 2013 at 10:44 pm # mi permetto di sollecitarla a scrivere sull’argomento, approfondendo quanto lei indica di non poter spiegare compiutamente nel suo acuto e condivisibile commento.
    Lo faccia magari inviando alla direzione del quotidiano un suo articolo e di sicuro loro lo pubblicheranno. Saluti
    A.T.»
    Ho inserito due volte una breve risposta usando il tasto «Reply», ma il mio post non è apparso e non so perché. Lo riscrivo per la terza volta usando lo spazio di «Lascia un commento», anche se non era mio intento risponderle qui.
    Dunque: La ringrazio per la sollecitazione a scrivere sull’argomento. Questo quotidiano ha già pubblicato un mio articoletto, il 30 dicembre 2012, intitolato «Italia: un paese diviso fra “socialismo rosso” e “socialismo nero”».

    Il linguaggio politico stravolge il senso dei termini impregnandoli di propaganda e ideologia e forma una vera e propria lingua di legno. Di ogni termine andrebbe ricostruito il percorso storico e la molteplice valenza semantica, per meglio capirli e smascherarli. Mi piacerebbe, tempo permettendo, dare un contributo in questo senso.
    Luciano Aguzzi

    • Antonino Trunfioa says:

      capitano anche a me questi “web-breakdown”. Lei prima di ogni commento cominci con l’inserire nome e cognome con sotto l’indirizzo mail, nelle casella a destra del box commenti.
      Poi scriva il commento (le suggerisco di scrivere il commento su un suo file word, soprattutto se è lungo, e poi lo copia e incolla qui. Ho imparato a mie spese che è utile fare così). Caso mail come lei dice, l’inserimento di un commento può andare in malora (non dimentichi cosa cìè dietro un banale clic da un computer verso un altro) lei ha sempre la possibilità di copiarlo ancora e reincollarlo.
      Fintanto che i commenti non sono stati verificati e moderati, lei non vedrà il testo di quanto inserito. A volte i moderatori sono on line e fanno presto, a volte no. Abbia fiducia, e non ci risparmi i suoi acuti pensieri e le pillole della sua cultura. Ne abbiamo tutti bisogno, a partire da chi le scrive.

  2. Tere says:

    da altra fonte :
    mentre un consigliere regionale pugliese percepisce per la voce “diaria” 4.213 euro mensili, il Presidente della Regione Puglia – per la stessa voce – incamera ben 10.532 euro al mese (inoltre questa voce non è soggetta ad imposizione fiscale)!
    In Puglia, come altrove, i consiglieri (gli assessori e il Presidente) percepiscono un´indennità di mandato.

    Che è pari al 90% dell´indennità lorda mensile percepita dai parlamentari nazionali (11.703 euro): e quindi pari a 10.532 euro.

    Sicchè, sommando quest´ultimo importo alla diaria spettante al Presidente di Giunta (14.745 euro), si scopre che il bravo Nichi Vendola – sicuramente in altro diverso dal suo predecessore, ma non in questo

    percepisce la ragguardevole somma di 25.277 euro mensili!

    Diverso sì, ma pur sempre eguale.

  3. Tere says:

    Attualmente Vendola percepisce 4.325,4 euro (netti e tassati), 6.490,73 euro di diaria e 3.133,46 euro a titolo di rimborso per il rapporto con gli elettori al mese.
    Non sono a conoscenza dell’ammontare degli immobili.
    Ma lui come si considera ? oppure per i politici c’è la deroga ……

  4. Luciano Aguzzi says:

    Uguaglianza e progressività fiscale.
    L’articolo e i commenti sopra letti toccano due punti chiave del linguaggio e della pratica politica: l’uguaglianza e la progressività dell’imposizione fiscale.

    Due temi distinti che però necessariamente s’incrociano nelle realtà degli Stati moderni. In quanto all’uguaglianza, già a suo tempo lo disse Aristotele, non può esistere fra persone in condizioni diverse, se non rispetto a un solo criterio. Quindi, realizzare l’uguaglianza rispetto a quel criterio, significa trattare le persone in modo disuguale rispetto agli altri criteri. In sostanza scegliere in che cosa le persone devono essere uguali e in che cosa no, è una scelta politica che selezione fra le molte e diverse possibili uguaglianze. Gli Stati europei, negli ultimi cento anni, hanno sempre più spinto nel senso dell’uguaglianza di fronte alla legge (prima) e (poi) dell’uguaglianza nelle condizioni sociali (abitazione, alimentazione, vestiario ecc.). Cià ha fatto sì che si rafforzassero altre forme di diseguaglianza, fra cui, in particolare, quella rispetto al merito. Chi merita di più, in proporzione ottiene meno, e chi merita meno, in proporzione ottiene di più.

    La progressività fiscale è un mezzo per ottenere l’uguaglianza delle condizioni sociali, o almeno per attenuare le disuguaglianze. Nella prima metà dell’Ottocento si era già realizzata in tutti i Paesi europei, ed era ormai accettata anche dai liberali, la progressività fiscale rispetto alla somma che in assoluto i contribuenti dovevano pagare, ma non ancora la progressività rispetto alla percentuale con cui calcolare le somme da pagare. In sostanza, chi aveva di più pagava di più, ma a percentuale fissa (ad esempio, il 20% del proprio reddito). Nel corso della prima metà dell’Ottocento si è però rivendicato, da parte dei socialisti, comunisti e liberal-socialisti di ogni tipo, una progressività rafforzata per cui chi aveva di più non solo doveva pagare di più, ma nella stessa percentuale (progressività della somma totale da pagare, ma ad aliquota costante), ma doveva pagare sulla base di una percentuale impositiva maggiore (progressività delle aliquote da applicare).

    Su questo punto il dibattito, fra politici, economisti e filosofi sociali fu lungo e prevalse la progressività delle aliquote, che molti, ad esempio in Italia l’economista Francesco Ferrara in polemica anche con Cavour, consideravano un modo subdolo di espropriazione e di realizzazione graduale del comunismo.

    Oggi, nonostante che il concetto chiave alla base della progressività non sia altro che un furto, più nessuno, se non piccolissime minoranze di libertari, pone in discussione la progressività. Il dibattito e la lotta politica si sono invece spostati sulla misura della progressività. Vendola, da comunista, la vorrebbe totale. E se si limita a chiedere un po’ meno è solo per opportunità, non avendo la forza di realizzare quella rivoluzione comunista a cui nel suo pensiero ancora aspira. Fra i tanti comunisti dell’Ottocento che volevano abolire ogni diseguaglianza, ricordo che vi era anche quel Carlo Pisacane, terrorista e rivoluzionario, ancora oggi in Italia considerato un patriota, martire, eroe ecc. ecc. Carlo Pisacane voleva abolire il diritto di successione, perché nessuno doveva nascere più ricco di altri, e voleva abolire il diritto di risparmiare parte del proprio reddito, perché nessuno, accumulando risparmio, potesse ricreare situazioni di sfruttamento e disuguaglianza fra datore di lavoro (padrone) e operaio (proletario sfruttato).

    Altri, diversi da Vendola, fra cui anche alcuni che si dicono liberali, pur essendo d’accordo con Vendola nel non mettere in discussione il principio di imposizione fiscale doppiamente progressiva (per importo totale e per aliquota), ritengono che il limite della progressività debba essere minore in base a considerazioni di opportunità economica (perché altrimenti l’economia, anziché progredire, si arresta).

    L’idea di base è però analoga, e in questo senso ha ragione chi dice che Berlusconi ha fatto promesse da liberale ma ha governato da socialista, sia pure da socialista meno estremo di Vendola (ma alla pari o quasi di Bersani).

    Anzi, direi che certi valori propri del socialismo sono ormai così penetrati nel pensiero politico e nella prassi dell’azione dei partiti, che tutti, proprio tutti, sono più vicini al socialismo che al liberalismo classico. Io ritengo che ciò sia un male, ma la spiegazione di questa progressione socialistoide richiederebbe un lungo discorso storico che qui non posso affrontare.

    Voglio invece chiudere questo intervento ricordando, con un esempio, perché l’idea chiave della progressività fiscale sia un furto. Prendiamo tre persone qualsiasi, ognuna con il proprio diverso reddito. Poniamo che entrino un una salumeria ad acquistare del prosciutto. Se ognuno dei tre acquista la stessa quantità dello stesso prosciutto dovrebbe pagare la stessa somma, indipendentemente dalla ricchezza posseduta. Con lo «Stato sociale» e la progressività fiscale avviene invece che il prezzo del prosciutto (simbolo, qui, dei servizi pubblici) cambi: uno dei tre clienti, considerato povero, ha il prosciutto gratis, a titolo di assistenza; un secondo lo paga, poniamo, 30 euro, e il terzo, più ricco, lo paga 70 euro. In pratica il terzo, in nome di un altro principio della politica socialistoide, la cosiddetta «solidarietà», è stato costretto a pagare il prosciutto del primo. Costretto dallo Stato, con la forza. Ecco, questa è la ridistribuzione dei redditi di cui ha sempre parlato la sinistra. È l’uguaglianza sociale, è lo Stato sociale. È, in altre parole, lo Stato assoluto che arbitrariamente decide il costo stesso dello Stato e di tutte le istituzioni,dei programmi economici assistenziali pubblici collegati, degli stipendi dei politici ecc. ecc. e il prezzo da far pagare ai cittadini per tutto questo, e anche a chi e come farlo pagare. Il tutto, di fatto, senza nessuna effettiva proporzione rispetto ai servizi e alle utilità che lo Stato fornisce ai cittadini.
    Luciano Aguzzi

    • Giovanni Birindelli says:

      Concordo appieno e sono confortato dal fatto che è rimasto almeno qualcuno che è in grado di vedere il problema della progressività con coerenza. Aggiungo che, oltre che ad essere un furto e a violare l’uguaglianza davanti alla legge (in modo aggravato quando si riferisce alle aliquote), la progressività fiscale (anche quella relativa alle somme, cioè anche la flat tax) comporta che chi detiene il potere politico (per esempio Vendola) possa punire le persone perché hanno gusti diversi da quelli che chi detiene il potere politico ha deciso essere quelli “giusti” (problema a cui Vendola dovrebbe essere particolarmente sensibile). Faccio un esempio. Carlo guadagna 60.000 euro all’anno e ha una famiglia con cui adora passare il tempo, cosa che il suo lavoro (essendo stazionario e avendo parecchio tempo libero) gli consente di fare. Luigi invece guadagna 1.000.000 di euro l’anno, non ha famiglia ma ha il sogno di comprarsi una barca stupenda. Il suo lavoro gli lascia pochissimo tempo libero e lo obbliga a viaggiare di continuo. Se la società per cui lavora Luigi offrisse a Carlo lo stesso lavoro di Luigi alle stesse condizioni, Carlo lo rifiuterebbe: guadagnando già 60.000 euro, per lui passare il tempo con la sua famiglia e avere una quotidianità con i propri figli sono cose a cui non rinuncerebbe per 940.000 euro (il che non significa, naturalmente, che se gli offrissero 940.000 euro in più ma alle stesse condizioni che egli ha adesso non sarebbe ben felice di accettarli). Viceversa, se la società per cui lavora Carlo offrisse a Luigi lo stesso lavoro di Carlo alle stesse condizioni, Luigi lo rifiuterebbe: per lui comprarsi la barca dei suoi sogni è qualcosa a cui non rinuncerebbe per avere più tempo libero (il che non significa, naturalmente, che se gli offrissero più tempo libero alle stesse condizioni che ha adesso non sarebbe ben felice di accettarlo). Ora, se un sistema fiscale confiscasse a Luigi una somma maggiore che a Carlo, punirebbe (e discriminerebbe) Luigi per avere gusti diversi da quelli di Carlo, cioè per essere diverso da Carlo. Ciò che protegge il totalitarismo moderno e quindi non solo Vendola, ma tutti coloro che sono a favore alla progressività fiscale (anche “semplice”, cioè alla flat tax) su una base di principio, è quello che Mises chiama Polilogismo, che Gary North chiama schizofrenia o cialtroneria: l’avere due pesi e due misure, l’applicare idee di legge e di uguaglianza davanti alla legge diverse a seconda dei casi. La cosa più devastante per il totalitarismo sarebbe essere coerente con i propri principi: ma il totalitarismo non è suicida e quindi non lo sarà mai. La cosa importante è, a mio avviso, non stancarsi mai di rispondere, su un piano di principio, ai cialtroni totalitari.

    • Antonino Trunfio says:

      Giovanni, scopro con piacere che l’egr. Luciano Aguzzi, che non conosco personalmente e di cui non mi pare di aver visto il nome in commenti o post di questo sito, non è l’ultimo dei moicani, come a volte sembriamo tutti noi, ponendoci domande e cercando risposte coerenti e forse scomode, ma mai accomodanti o peggio cantilene da pappagalli.
      Dell’autore del post proclama di cui sotto, EMANUELE invece, il talebano della costituzione e della legislazione giusta per definizione, neppure l’ombra.
      Sono certo che avrà ascoltato il mio educato suggerimento, cercando di evitare la fase successiva in cui all’educazione si sostituiscono di colpo le maniere sbrigative e cattive.

    • Antonino Trunfio says:

      mi permetto di sollecitarla a scrivere sull’argomento, approfondendo quanto lei indica di non poter spiegare compiutamente nel suo acuto e condivisibile commento.
      Lo faccia magari inviando alla direzione del quotidiano un suo articolo e di sicuro loro lo pubblicheranno. Saluti
      A.T.

      • Luciano Aguzzi says:

        Grazie per la sollecitazione. Questo quotidiano ha già pubblicato un mio articoletto dal titolo «Italia: un paese diviso fra “socialismo rosso” e “socialismo nero”» il 30 dicembre 2012. Tempo permettendo, ne invierò altri in futuro. Il linguaggio politico è sempre così impregnato e devastato da esigenze ideologiche e propagandistiche da risultare un’autentica lingua di legno. Di molti termini andrebbe ricostruito attentamente il percorso storico per capirne l’esatto significato e smascherarne l’uso ideologico.
        L.A.

        • Antonino Trunfioa says:

          Quella che lei indica giustamente come lingua di legno, meriterebbe un vero dizionario. Leonardo Facco la chiama Neo Lingua. Non fa differenza : lo scopo di chi usa la lingua di legno o la neolingua è solo uno : dire bugie e sperare di farla franca.
          Si faccia dare la mia mail privata dalla redazione e mi scriva. Grazie, AT

  5. paulin says:

    se rinuncia alla parte dei SUOI compensi eccedenti i 2.000 € al mese, possiamo cominciare a parlarne

  6. valter ottello says:

    VENDOLA ??? soggetto PERICOLOSO …… in tutti i SENSI …………

  7. W S. MARCO says:

    Io mi auguro proprio che tutti i brghesacci tignosi ed ignoranti che, per tutti questi anni , hanno appoggiato elettoralmente i due migliori alleati che la sinistra (altrimenti destinata alla scomparsa per conclamati inconcludenza e velleitarismo) ha avuto e cioè i signori Bossi e Berlusconi, SI BECCHINO IN CULO UNA STRAORDINARIA PATRIMONIALE MOBILIARE ED IMMOBILIARE!

  8. Aquele Abraço says:

    Più lo Stato redistribuisce, più diminuisce l’incentivo a produrre dei singoli cittadini e, di conseguenza, la naturale propensione dell’uomo a migliorare le proprie condizioni d’esistenza arricchendosi si trasferisce dal campo della libera imprenditoria a quello della partitocrazia e della burocrazia statale, ossia nel campo di chi non sapendo produrre ricchezza ma solo ridistribuirla, è costretto a usare il dispotismo per far lavorare a forza i cittadini. E’ così che nascono i regimi comunisti dove la disputa per la ricchezza è appannaggio unico dei membri del partito e dei burocrati di Stato ed è questo cui aspira il nostro Vendola, detto Nichi dal padre in omaggio a Nikita Krusciov e laureato in lettere e filosofia all’Università dei Bari.

    • Antonino Trunfio says:

      Se di AQUELE ce ne saranno e ne cresceranno qualche migliaio ancora, c’è speranza che questo gulag itaglia, possa salvarsi dal baratro. Grazie Aquele.

  9. Roberto Porcù says:

    L’appannaggio da presidente di Regione, dando per scontato che lui sia onestimmo e non arrotondi in alcun modo, fanno del sig. Vendola uno molto più ricco di me che faccio l’imprenditore.
    Ma va a dar via i ciapp !

    • Antonino Trunfio says:

      Caro Roberto non commettere l’errore anche tu di parlare di ricchezza e scambiarla per la chiave dell’eguaglianza.
      Il problema è semmai che tu sei come me, un produttore di ricchezza e lo fai a tuo rischio e pericolo. Coraggiosamente in questo paese ormai simile a un gulag sovietico.
      Mentre lo Svendolone di Terlizzi, è un miserabile parassita che vive e prende la ricompensa non dai clienti, ma dalla coercizione fiscale dei cittadini. Ma tranquillo, anche per lui come per tutti i pidocchi, gli antiparassitari sono già pronti e armati.

  10. Emanuele says:

    Mi sembra che qui non si abbia ben chiaro un principio espresso chiaramente da quell’immenso tesoro nazionale (anche se continuamente bistrattato e considerato carta straccia) che è la Costituzione italiana. “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della propria capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività” -Art. 53-. Non è che Vendola si scagli contro i ricchi (strumentalizzate le parole sui super-ricchi) semplicemente vuole ribadire un principio costituzionale sacrosanto. E se ai ricchi non va bene (come in altro contesto poteva riguardare i poveri, ai cattolici, ai laici a chicchesia non rispettoso della costituzione) “vadano al diavolo”.

    • Trasea Peto says:

      ok, è giusto che Ferrari e ditte simili se ne vadano al diavolo, è giusto. Sono ricchi di merda. L’italiano medio è umile perché la propaganda ripete “italiani brava gente”, “italiani solidali” e non c’è nessuno che vive alle spalle del mito della ricchezza e non pronuncia mai la fatidica frase “all’estero ci invidiano…”…

    • Antonino Trunfio says:

      egregio EMANUELE, esperto di costituzione. Intanto se per lei la costituzione è Sacra Scrittura, tenga conto che altri vogliono seguire altre religioni e non la sua paventata idolatria dello stato.
      Visto che si avventura sulla progressività fiscale, le consiglio di farsi qualche domanda, prima di fornirsi da solo ricette e soluzioni per tutti.
      Per farlo legga quanto su questo giornale ha scritto qualche settimana fa, Giovanni Birindelli, che come me, e molti altri per fortuna, piuttosto che fare proclami come fa lei a suon di articoli della costituzione, ci poniamo domande e cerchiamo risposte. Molte delle quali le abbiamo già trovate e non grazie a lei Emanuele.
      Cominci a fare lo stesso, con qualche altra decina di milioni come lei. Magari questo fottuto paese avrà qualche speranza. In caso diverso, si prepari a subire le cattive maniere di chi come me, le lascerà in eredità presto il suo testo sacro e le stupidaggini che li ripete come un pappagallo.
      http://www.lindipendenzanuova.com/nichi-vendola-tirannia-tasse/

    • Antonino Trunfio says:

      La sua non è cognizione, è solo idolatria dello stato e dei suoi testi sacri. Lasci a ciascuno la propria bibbia e lei si tenga la Sacra Scrittura della costituzione di questo fottuto paese e milioni di beoti pappagalli come lei.
      Circa la progressività provi a leggere l’articolo di Giovanni Birindelli pubblicato proprio su questo giornale il 10 gennaio scorso (http://www.lindipendenzanuova.com/nichi-vendola-tirannia-tasse/)
      E anziché fare proclami di articoli e commi, cominci a farsi domande e cercare risposte.
      A Giovanni Birindelli, a me e a qualche altra minoranza di uomini ci lasci in pace di continuare a porci domande, cercando risposte. Un certo numero di risposte lo abbiamo trovato e non certo grazie a lei e quelli che come lei invocano legislazioni scritte da gente ormai morta e sepolta nell’oblio del tempo, come quei farabutti dei padri costituenti autori dell’ovvio innalzato a simulacro di libertà per pappagalli e scimmiette di cui interi territori pullulano.
      Queste righe chele dedico, le consideri “buone maniere”. Metta pure in conto che se le domande non se le fa, e non trova risposte diverse, lei potrà continuare a inginocchiarsi a tutti gli articoli e le costituzioni che le aggradano, ma dovrà mettere in conto che inesorabili arriveranno le cattive maniere per quelli che come lei stabiliscono cosa è giusto e cosa non lo è per l’universo mondo. E proclamano spesso per gli altri cose, che non applicherebbero mai a se stessi. Sono certo che lei afferra sicuramente le buone maniere.

    • Giovanni Birindelli says:

      Non fornendo argomenti, come giustamente osserva Antonino Trunfio, ma limitandosi a copiare e incollare un articolo della costituzione (senza chiedersi se è giusto e nel caso perché; senza chiedersi qual’è l’idea astratta di uguaglianza davanti alla legge e quindi di legge su cui esso si basa; senza spiegare perché la costituzione italiana secondo lei sarebbe un “immenso tesoro nazionale”), lei dimostra di ragionare come una segreteria telefonica, e quindi di non ragionare.

      Se lei ritiene di essere capace di ragionamento (che richiede coerenza logica, altrimenti è delirio o, il più delle volte, espressione di servitù o “pecoraggine” intellettuale) risponda, la prego, alle seguenti tre domande:

      1) SUL PIANO DELL’UGUAGLIANZA DAVATI ALLA LEGGE (e su questo piano solamente), qual’è la differenza fra la progressività fiscale e il Lodo Alfano? (Se lei, invece di rispondere a questa domanda, cambia argomento, dimostra di essere incapace di ragionare o in malafede, quindi che è inutile conversare con lei: questa domanda è estremamente precisa)

      2) Se il Lodo Alfano, che la Corte costituzionale ha affermato violare l’articolo 3 della costituzione, fosse “legge costituzionale” (come la stessa Corte costituzionale ha affermato che deve essere perché possa essere approvato e come la maggioranza Berlusconi aveva in programma di fare), la costituzione rispetterebbe il suo articolo 3 (uguaglianza davanti alla legge) secondo lei?

      3) Se (come la stessa Corte costituzionale ha ammesso) la costituzione è il luogo dove può essere violato il principio di uguaglianza davanti alla legge che la costituzione stessa include all’articolo 3, cosa impedisce che l’uguaglianza davanti alla legge possa essere violata da altre “leggi costituzionali”? (ricordiamoci che, almeno fino al 2012, la costituzione australiana prevedeva un articolo che permette al parlamento federale di fare “leggi speciali” per “qualunque razza” esso voglia)

      La risposta a queste tre domande richiede solo capacità di ragionamento logico: non opinioni, né tantomeno attività di copia-incolla o l’uso di giudizi di valore (tipo “sacrosanto”). Solo capacità di ragionamento razionale.

      Dove la costituzione è vista come l’origine della legge (invece che come il documento che definisce la struttura all’interno della quale la legge intesa come principio deve essere scoperta, custodita e difesa) essa è, come il parlamento per i criminali, il bunker dove mettere al sicuro le “leggi” criminali.

  11. bill says:

    Vendola: il nulla appeso a un orecchino

  12. Antonino Trunfio says:

    Caro Corsini, siamo l’unico paese al mondo che ha il cattocomunismo. Quell’inefabbile sistema di pensiero che addita nella ricchezza la causa della povertà, nel becero egoismo dei ricchi la disperazione dei nullatenenrti della terra. Questo sistema di pensiero ha il suo clero, e vendola, lo svendolone di terlizzi come lo ha denominato il suo conterraneo Checco Zalone, insieme al don gallo della fotografia sono entrambi due esimi porporati di questo cancro liturgico tutto itagliano. Svendolone con il Capitale di marx in mano, don gallo coi vangeli. E i cattocomunisti hanno così la loro vera bibbia.

  13. FrancescoPD says:

    … e perchè non cominciare ad espropriare partendo dalle cooperative di gargamella alias bersani??

    • Filippo83 says:

      …oppure espropriando lo stipendio all’esimio, e mandandolo a lavorare in fabbrica o in ufficio. Se poi sará tanto bravo, come tanti operai ed impiegati veneti (ma, in realtá, di tutte le regioni, “perfino” del Sud), da “spezzarsi la schiena” ogni giorno, fino a costruire la propria impresa, scommetto che il buon Nichi devolverá volontariamente tutto il proprio reddito allo Stato, senza nemmeno bisogno di espropriarlo. Salvo lo stretto necessario per pagare 500€ d’affitto, garantirsi 2 pasti caldi al giorno, un mezzo di locomozione tipo Panda, e qualche sera al cinema o al bar, s’intende. E continuerá a lavorare con gioia per altri, che invece vivranno della sua assistenza…

  14. Daniele says:

    Povero Vendola, se non facesse il “politicante” (non politico, sarebbe un’offesa per i politici veri) sarebbe per le strade a fare il mendicante. Cominci lui a dire chiaramente quanti soldi incassa “indebitamente” per le sue varie cariche.
    Dica ai partiti, PD in testa, di restituire tutti i soldi letteralmente rubati ai cittadini in questi anni con la legge “ad partitum” che si sono fatti incuranti del referendum che aveva abolito il finanziamento pubblico dei ciarlatani. Questi sinistroidi son bravi a giocare a “fare i comunisti” sì, ma con i soldi, quelli rubati ai cittadini onesti.

  15. Gene says:

    L’individuo rappresenta l’incapacita’ fatta persona e l’invidia dannosa. Ok, incomonciamo dal suo stipendio e privilegi?
    Vediamo che ne dice l’interessato

    • Claudio says:

      Immagina questa scena:
      il parlamento approva il diritto di esproprio.
      Il popolo insorge e,…
      incarcerati tutti gli “onorevoli”,
      li costringe a restituire TUTTO il maltolto.
      Che bello!!!
      Peccato che questo paese non sia l’italia….

    • Claudio says:

      Immagina questa scena:
      Il parlamento approva il diritto di esproprio.
      Il popolo insorge e…
      incarcerati tutti gli “onorevoli”,
      li costringe a restituire TUTTO il maltolto.
      Che bello!!!
      Peccato che questo paese non sia l’italia!

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