La solidarietà nazionale e la schiavitù fiscale

di MATTEO CORSINI

Leggetevi bene le parole pronunciate da Adriano Gianola: “La proposta di trattenere al Nord, nella cosiddetta ‘Padania’, il 75% delle tasse riscosse, come vorrebbero alcuni esponenti della Lega Nord, è incostituzionale e può aprire la strada alla secessione. La proposta infatti contrasta con la Costituzione in quanto mette in discussione il principio secondo cui tutti i cittadini italiani hanno gli stessi diritti civili e sociali nel ricevere i servizi per cui pagano appunto le imposte. In altri termini: non si può ammettere che a parità di ricchezza i cittadini del Nord debbano pagare minori imposte rispetto a quelli del Sud, e che a parità di bisogni, i cittadini del Sud abbiano meno diritti rispetto a quelli del Nord. In questo momento di profonda crisi economica è un’imperdonabile carenza pensare “per parti”, per di più contrapposte, senza declinare il tema della crescita in un’ottica Paese. Tanto più che il Mezzogiorno ha subito più intensamente negli ultimi anni le conseguenze della crisi”.

Giannola è presidente della Svimez. E’ quindi del tutto comprensibile che inveisca contro l’idea (ri)lanciata di recente dalla Lega Nord di trattenere il 75% del gettito tributario laddove viene prodotto. I commenti sono stati diversi, alcuni tesi a dimostrare che già una quota elevata di gettito torna nei territori che lo hanno prodotto, altri a evidenziare l’inattendibilità dei proponenti. Non voglio entrare nel merito di queste due osservazioni, perché credo che il punto più interessante, in tutta questa vicenda, sia un altro, ossia le reazioni di taluni meridionalisti, che non coincidono affatto con i meridionali. Anzi, molti dei quali non sono meridionali.

Un esempio su tutti: Gianfranco Fini, originario di Bologna, ma che ha sempre visto nelle regioni del Sud un bacino elettorale da coltivare a suon di proclami sulla necessità dello Stato di occuparsi del Mezzogiorno. Il meridionalismo “alla Fini”, non meno di quello democristiano, credo abbia danneggiato il Meridione almeno quanto il Nord, rendendo il primo in buona misura dipendente dai flussi di risorse convogliati dallo Stato, con migliaia di posti di lavoro nel settore pubblico che altro non sono se non un sussidio a vita mascherato da stipendio, e il secondo oggetto di costante mungitura.

Credo sia comprensibile che in un contesto nel quale la solidarietà nazionale è sempre consistita in un enorme flusso a senso unico, chi si trova nella posizione del contribuente netto abbia qualche perplessità. Lo rilevava già John Calhoun negli Stati Uniti dell’Ottocento. Tanto per essere chiaro, credo che tale perplessità avrebbe senso in qualsiasi contesto sociale, anche in seno a un nucleo familiare; figuriamoci a livello nazionale, dove il sentimento unitario, al di là della retorica, è avvertito molto più da chi deve chiedere voti in tutte le regioni che dai cittadini. E il fatto di non sentire battere forte il cuore quando si parla di unità d’Italia non significa detestare i concittadini. Molto più semplicemente, significa non vedere nessuna ragione per sentire maggiore solidarietà con una persona sconosciuta di Potenza piuttosto che con una altrettanto sconosciuta di Stoccarda o di Dublino.

Fatte queste premesse, trovo il meridionalismo di Giannola peggiore, se possibile, di quello che tanti politici utilizzano per finalità elettorali. L’uso di argomentazioni giuridichesi e di richiami alla Costituzione non servono ad altro che a giustificare una vera e propria attestazione del diritto di una parte di italiani di rendere schiavi un’altra parte di cittadini.

Il primo dato di fatto è che se da decenni i trasferimenti sono a senso unico, significa che al Nord la ricchezza prodotta (e dichiarata) è superiore rispetto al Sud. Ne consegue, ed è un altro dato di fatto, che il gettito fiscale prodotto al Nord è superiore a quello prodotto al Sud. In un sistema solidale (a solidarietà coatta) nel quale il flusso di trasferimenti è sempre e solo orientato in una direzione, di fatto si stabilisce per legge che una parte di cittadini (più o meno sempre gli stessi) debba mantenerne un’altra. Questo è nella sostanza, ancorché non nella forma, una riduzione in schiavitù di chi è (sempre) contribuente netto. Il paradosso è che per garantire a tutte le persone gli stessi diritti (tutt’altro che naturali), si finisce per comprimere il fondamentale diritto di proprietà di una parte di cittadini (ripeto: sempre gli stessi).

Lanciando l’anatema contro chi ragiona “per parti” si copre una realtà ormai consolidata da un secolo e mezzo, che ha prodotto frustrazione anche in chi non è leghista e dipendenza dai sussidi da parte di molte persone che vivono nelle regioni del Sud. Personalmente preferisco condurre il ragionamento a livello di individui, e credo che ogni individuo sia titolare di un diritto di proprietà fin troppo calpestato  dallo  Stato. Solo l’individuo dovrebbe poter decidere se e con chi  essere  solidale. Soprattutto, nessuno dovrebbe essere reso schiavo in nome della solidarietà imposta dallo Stato.

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6 Comments

  1. Salvo says:

    Se proprio vi sentite così vessati, possiamo fare al contrario.

    Portate al Sud tutte le infrastrutture, le fabbriche, la Borsa, le sedi delle società, Lo Stato investe privilegiando il Sud,ecc…

    così vi mantiene il Sud.

    La “solidarietà nazionale”…serve solo a tenere buoni i meridionali, diciamo che è un piccolo risarcimento (ma troppo piccolo).

    La frustrazione ce l’avete perchè non capite da dove vengono tutti questi soldi che producete, perchè siete convinti di essere superiori e grandi lavoratori….e tutte le fesserie e stereotipi che continuano ad esistere.

    • Pierluigi says:

      Quando l’evasione in calabria è del 67% e in Lombardia del 9%(dati ufficiali)si capisce bene chi paga e chi no!

      • gianluca says:

        avrà tempo e modo per scoprirlo, comunque per cominciare Bassani è stato l’ultimo vero allievo di Gianfranco Miglio nonché suo assistente

  2. Giacomo says:

    Vilka, la lega è al 4.5%. Diamole una spintarella. Nel dirupo.

  3. grùtli 1291 says:

    Chi è senza peccato, scagli la prima pietra, e allora proprio
    in questo momento così importante per il destino politico
    della Lombardia, non sarebbe il caso di abbandonare
    per un momento i dissidi interni al fronte autonomista-indipendentista e
    coinvogliare tutte le forze verso quella candidatura che,
    nonostante tutto è la più radicata sul territorio?
    Ci sarà successivamente tutto il tempo per i vari
    distinguo, ma se si favorisce il “nemico” con un voto sbagliato, probabilmente quel tempo non lo avremo
    mai più.

  4. Vulka says:

    E magari li amministrerebbero loro come fatto con i loro iscritti?

    Hanno trovato un altro posto dove esportarli?

    No, grazie! I miei soldi li gestisco da solo!!!

    Non capisco come la Lega abbia ancora la faccia come il culo nel presentarsi

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