COOP PADANE E CALDEROLI: UN BUCO DA 50 MILIONI DI LIRE

di REDAZIONE

Per fedeltà agli ideali padani ha lavato i panni sporchi in casa nella speranza che prima o poi tutto si sistemasse. Genesio Ferrari, canottiera d’ordinanza come l’icona del leader, è stato il vulcanico papà della Lega in Emilia prima di Angelo Alessandri. Uomo dedito al partito, alla causa si sarebbe detto in altri tempi. Genesio da Scandiano di cose strane ne aveva viste e se oggi è ancora nella Lega Nord «è perché mi devono ancora dare i soldi della sede di Scandiano». Il suo nome era salito alla ribalta delle cronache per la colorita intemerata nel corso di uno degli ultimi direttivi del Carroccio, ma era già presente in un libro di Leonardo Facco, “Umberto Magno” (Aliberti, 2010) nel quale si raccontava anche dell’ingloriosa storia delle coop padane. A tirare fuori dai cassetti quella vicenda poco trasparente sono stati i Grillini reggiani, che con il capogruppo Matteo Olivieri, hanno ricordato come Ferrari nel 2000, da Presidente nazionale Lega Nord Emilia scrisse a Calderoli e Bossi per chiedere che fine avessero fatto quei soldi, tra cui i 10 milioni di lire che lui aveva messo per partecipare a quella utopistica avventura di piazzare il Carroccio nel settore della Grande Distribuzione. Il partito chiedeva ai militanti di impegnarsi nell’avventura. Così ci fu chi donò alle casse federali dagli 8 ai 20 milioni. Ma il sogno di radicare le coop verdi svanì nel nulla. In compenso di quei soldi i militanti non seppero più nulla: volatilizzati senza spiegazioni. Ieri Ferrari stava sistemando il giardino e alla chiamata del GdR ha risposto con puntualità, salvo chiederci di aspettare alcuni giorni per riordinare idee e documenti su una gestione dei soldi dei militanti, si va dalle coop alla banca padana, dove a perderci sono stati soprattutto i tesserati che si fidavano ciecamente dei capi. «Persone che hanno trascurato la famiglia per la Lega, hanno sborsato soldi per l’ideale e alla fine non hanno ricevuto nulla», ci anticipa. «Ho fatto parte della commissione amministrativa federale – dice – dunque che non mi vengano a raccontare balle: non si muoveva una virgola se non lo sapeva lui». Lui è il Senatur, mito eterno anche se sbiaditosi con le contraddizioni e il canto del cigno di questi ultimi tempi. Mito incrinato da quella cieca fiducia, malriposta certo, ma pur sempre genuina, spinta dalla passione, da un ideale, dal sacrificio di tanti idealisti e poi schiantatasi al suolo con le piccinerie umane: cupidigia, vanagloria, opportunismo. «Hanno perso la testa, così ormai fare pulizia nella Lega è come farla nello Stato italiano: impossibile» perché i soldi dei militanti andavano spesi sul territorio, non in Tanzania! ». Ferrari ci racconta di aver «versato 10milioni per tenere fermo uno stabile dove sarebbe sorta la coop padana» . E’ appena dietro la sede nazionale in via dell’Aeronautica a Reggio. Oggi lì però c’è la chiesa evangelica, beffardo contrappasso per quell’idea megalomane di fare delle coop padane un presidio fatto di operosità e nel solco della tradizione emiliana, contro lo straportere delle coop rosse, che avevano da tempo scelto la strada della finanza, delle banche e degli affari con i poteri forti, allontanandosi da quel popolo che invece il Carroccio muscoloso di fine anni ’90 aveva giurato di difendere . «I miei soldi dal locatore non sono mai stati riscossi, ma delle cifre date dagli altri militanti? Che ne è stato? ». Ferrari ricorda che «sarebbe dovuto venire Roberto Calderoli a visionare il locale. Abbiamo aspettato mesi e anni, poi la cosa è finita lì. In tutto i militanti avranno versato fino a 50 milioni di lire. E adesso che di quei soldi non si sa più nulla, è naturale che sorgano dei dubbi», il terribile sospetto che abbiano preso il volo per finanziare qualcola o qualcuno, che comunque non aveva nulla a che vedere con lo spirito con il quale quei soldi erano stati donati. Oggi resta il rammarico perché «eravamo un gruppo fantastico e avevamo stima l’uno dell’altro. Facevamo presidi, gazebo e iniziative che coinvolgevano la gente. Ad una ronda rosa contro la prostituzione conobbi Giorgio Bedeschi: oggi è sindaco di Viano: la selezione avveniva così: sul campo di battaglia». E ancora: l’alzabandiera con almeno 50 militanti, le feste sul Po con denunce e gli sgambetti delle amministrazioni rosse rivierasche, passione, ideali, fantasia nelle braccia ruvide di quei pochi pionieri folgorati dal Verbo del Senatur. E ora cosa resta? «Poco, una sede sempre vuota dove al telefono non risponde nessuno, l’assenza di riconoscenza, di rispetto, di sensibilità: abbiamo fatto tanti sforzi per dare un po’ di colore verde all’Emilia e che cosa è rimasto? ». Il verde probabilmente è rimasto: non è quello della speranza padana, ma dei soldi pubblici finiti nelle mani sbagliate.

“C’è più sporco qui che in via Bellerio”

L’ex tesoriera emiliana contro Alessandri: “Tanti pagamenti in nero, così me ne andai”

LA SINDROME dell’ex è sempre l’agguato più facile da affrontare. «Gli ex sono ex, sennò non sarebbero ex», si limita a dire Angelo Alessandri, plenipotenziario della Lega in Emilia. Ma questa volta le accuse arrivano dirompenti e si inseriscono nello choc che da via Bellerio sta arrivando a contaminare anche il partito sotto il Po. Qui, negli ultimi anni l’entusiasmo è stato grande: voti e consenso fino a ipotizzare una via emiliana al potere padano in grado di insediare lo strapotere veneto e lombardo. Forse è anche per questo sogno infranto che le accuse che ieri dalle colonne di Repubblica Bologna hanno lanciato nei confronti di Alessandri tre illustri ex fanno più male.

Soldi in nero, bilanci poco chiari, carrierismo. Nel durissimo j’accuse firmato dall’ex tesoriera Carla Rusticelli, da Marco Veronesi e Norma Tarozzi c’è tanto di rancore, ma anche la certezza che «c’è più sporco qui che in via Bellerio». Così ad esempio conclude la sua intervista la Rustichelli che ricorda di essersene andata perché le chiesero di dare il suo consenso «per un contratto di affitto pagato metà in nero per un negozio in centro che serviva per la campagna elettorale del 2009». La Rusticelli racconta di aver visionato spesso i conti leghisti: «Mi facevano vedere solo un conto corrente – ricorda. Chiesi: “E’ tutto qui? ”. Così diventai sempre più sospettosa e loro mi trattavano come una rompiscatole». Le accuse lanciate dalla Rusticelli a Repubblica sono pesanti: «I verbali erano tutti taroccati, tutto quello che denunciavo o veniva cancellato o veniva frainteso». Il centro è sempre Reggio, dove fu Genesio Ferrari a portare in via dell’Aeronautica la sede della Lega spostandola da Bologna. Durissime le accuse anche verso Alessandri: «Penso solo che ha trattato la Lega come un suo giocattolino e che dovrebbe dimettersi». Dal deputato un laconico: «Soldi in nero? E’ tutto pulito, controlliamo i conti periodicamente». Il j’accuse dei tre si affianca idealmente a quello lanciato più volte da Marco Lusetti, ex delfino di Alessandri e cacciato per la nota vicenda Enci. Saranno anche ex, ma adesso rischiano di impensierire seriamente quella che un tempo era l’isola felice Emilia.

di Andrea Zambrano

FONTE ORIGINALE: http://www.4minuti.it/showPage.php?template=newsreggio&id=9504&masterPage=articoloreggio.htm

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5 Comments

  1. Marco Fabrini says:

    Io ho solo una domanda da fare a Salvini.
    Fermo restando che prima di diventare parlamentare Bossi aveva le pezze ai pantaloni e considerando che ora è proprietario di una ventina di immobili e sapendo che è un pessimo imprenditore (fallite le assicurazioni, fallita la banca, fallita l’operazione immobiliare in Croazia), e sapendo che con lo stipendio di parlamentare al massimo avrebbe potuto comprare solo un paio di appartamenti ma solo se la famiglia fosse stata a costo zero (ma sappiamo invece che tra finte lauree, imbarcazioni di lusso, auto da corsa, villeggiature da nabbabbo, frequentazioni impegnative ecc i costi della famiglia erano elevati), si deve concludere che i soldi sono arrivati dai rimborsi elettorali al partito che lui si è intascato. Caro Salvini: hai intenzione di procedere per il recupero dei soldi sottratti ai militanti o sei così ricco di metterceli tu? Pensi che i ladri debbano restare impuniti? o non farai mica parte anche tu del magna magna? Dai tuoi comportamenti lo capiremo. Nessuna pietà per ladri e corrotti. Nessuna comprensione per arroganza e prepotenza. Nessun perdono per chi manda i militanti in piazza e poi li deruba….compresi quelli che coprono i ladri

  2. floriano says:

    E QUESTO ELEMENTO DOVEVA SEMPLIFICARE LE LEGGI NORMATIVE COSTITUZIONALI DEL PAESE DELLA DISPERAZIONE?

    MA VAFFANCULO VA’ MONA!!!!!!!!!!!!!!!

  3. renato says:

    MA…..COSE’ LA LEGA SE NON UN’ALTRO CALDERONE MAFIOSO .

  4. Dan says:

    Pulizia Pulizia Pulizia ? POLIZIA POLIZIA POLIZIA !

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