Controllo alla dogana e tanto Chiasso per nulla? Divise militari ma senza uomini dentro

dogana-svizzera

 

riceviamo e pubblichiamo

LIBERI IMPRENDITORI FEDERALISTI EUROPEI

TREVISO

Al Ministro dell’ Economia – Roma
Al Comando Regionale G.di F. – Venezia e, p.c.
Al Ministro degli Interni – Roma

Oggetto: Chiasso, per nulla

Giovedi 16, c.m., scendo alla stazione di Chiasso, CH.
Non incontro nessun tipo di controllo, non vedo nessun gendarme.

Vado in una banca e cambio in Eur. 2000 FS, metto la ricevuta dell’operazione nella mia borsa, (dimensioni: cm 34x17x22). Acquisto gr. 170 di tabacco da pipa e gr 480 di cioccolata.

Poco prima delle 13 torno alla stazione e arrivo alla dogana italiana.

Un finanziere, non in divisa usuale, ma in divisa tattica ed armato mi chiede se ho nulla da dichiarare, rispondo: quello che vede. Mi fa aprire la borsa e mi chiede se risiedo in Italia, rispondo: sì, purtroppo . Noto un certo disappunto. Prende la cioccolata ed il tabacco e vede il foglio della ricevuta, lo apre, intuisco una certa compiaciuta agitazione. Mi domanda, trionfante, se ho un conto in CH, rispondo di no. Prende la borsa, mi chiede un documento e mi dice di seguirlo nell’ufficio, faccio presente che tra circa una ventina di minuti mi parte il treno per Milano.

Mi ritrovo assistito da 6/7 persone, metà della finanza e metà delle dogane. Per uno della mia età, 76anni, è una botta di vita, mi sento importante come Scarface. Un doganiere mi dice che deve fare il suo lavoro, rispondo: sì, come quelli ad Auschwitz, anche loro facevano il loro lavoro. Con una certa indignazione mi dice che il paragone è esagerato, stia calmo e mi faccia fare il mio lavoro.

Qui spiego: A. Arendt, la banalità del male. C’è la corrente a 10 volt e la corrente a 25.000 volt, varia solo la tensione, ma sempre di corrente si tratta. Potremmo, con esempio euristico, esemplificare parlando di Kapos a bassa tensione.

Il doganiere, quello indignato, mi domanda se so cosa sono le dogane, certamente che lo so. Qui lo scrivo: organizzazione paralizzante il libero commercio e drenante denaro dei contribuenti produttivi, produttori di tasse, per mantenere le miriadi di consumatori di tasse, improduttivi.

Mi viene ripetuto, da vari e più volte, di stare calmo. Replico, che pur affetto da una lieve ipoacusia, ingravescente aetate, ho sentito, anzi mi potrebbe sorgere il dubbio di essere anche sulla via della demenza senile, veramente spiacevole, per me.

Il finanziere mostra il foglio del cambio ad un collega e gli domanda se deve procedere alla perquisizione personale, il collega scuote la testa e se ne va, se ne vanno anche gli altri finanzieri e doganieri, resto solo col finanziere che mi ha fermato ed un doganiere intento a scrivere a macchina.

Il ns. mette le mani nella mia borsa, gli dico di mettersi i guanti, come prescritto, seccato mi dice allora che levi io tutti gli oggetti dalla borsa, eseguo. Sul tavolo c’è la scatoletta delle pillole, pro senectute, non me la fa aprire, penso che, magari, un’analisi di laboratorio delle pillole, chissà, non era male, in nome della corretta professionalità. All’interno della borsa ci sono delle taschine, mi dice di aprirle e mettere il contenuto sul tavolo. Eseguo, però gli faccio osservare che estrarre il nulla e metterlo sul tavolo ha per me una certa difficoltà. Gli faccio notare che dietro la borsa c’è una cerniera, gli è sfuggita, me la fa aprire, idem per il discorso del vuoto. Prende la borsa, depauperata, la soppesa, la rigira, l’osserva e la rimette sul tavolo.

Sempre il ns. mi dice di levare tutti gli oggetti dalle tasche, eseguo. Il rosario lo sconcerta un po’, forse un barlume di vergogna, la speranza è una virtù, mah ?

Anche lui se ne va, nessuno mi ha salutato e ringraziato.

Mi viene un molesto pensiero, politicamente scorretto:
magari il tutto è stato, uno zinzino, vessatorio ? Magari c’era uno zinzino d’intimidazione ?

Rimetto tutto a posto ed al doganiere, scrivente a macchina, dico di riferire ai colleghi che la storia avrà un seguito, saluto e riesco a conquistare il treno per Milano.

Osservazioni conclusive:

l’uso della divisa tattica, è dovuta al fatto che ci potrebbe essere un attentato terroristico, a raffiche di franchi di cioccolata ?

Mio padre era maggiore d’artiglieria, alla sua morte venni preso in carico dall’allora maggiore della G.di F., G.M. Caliò, poi divenuto generale, mi fu di grande aiuto, me li ricordo come uomini, ora sono rimaste solo le divise, purtroppo.

La sicurezza della repubblica, democratica ed antifascista, con la più bella costituzione del mondo è garantita. Il mio pensiero va alla bambina napoletana, con un polmone spappolato da una pistolettata ed alla Sea Watch.

Giorgio Vigni

Ad maiora.
Spresiano, 21 maggio 2019

P.S. A settembre, età e Dio volendo, tornerò a far rifornimento di tabacco e cioccolata, aggravante, comprerò anche dello Sbrinz, ci sarà lo stesso trambusto, costoso per i contribuenti ? Grazie.

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One Comment

  1. FIL DE FER says:

    Credo ad ogni parola di Giorgio Vigni poiché anch’io sono stato testimone di un caso analogo alla frontiera di Chiasso molti anni addietro e perché, specie quando ho fatto il militare di leva assistevo a ruberie di ogni genere dentro alle caserme dove ho prestato servizio. Sui finanzieri vorrei stendere un velo pietoso, quasi tutti meridionali, tanto per cambiare. Mio padre commerciante ne sapeva qualcosa ed io personalmente assistevo a certe richieste veramente indecenti.
    Se questi signori sapessero fare bene il loro mestiere dovrebbero fermare ed investigare coloro che veramente fanno del trasferimento di denaro in Svizzera un vero e proprio business.
    Ma, sappiamo bene che le bustarelle albergano anche a CHIASSO come altrove qui in italia, paese dedito alla corruzione e al malaffare.
    Avendo soldi e prove dell’accaduto sarebbe il caso di chiedere i danni allo stato se questo signore avesse perso il treno per davvero. Ma poiché abbiamo giudici integerrimi sino nelle proprie tasche sappiamo tutti come andrebbe a finire una causa.
    Piena solidarietà a Giorgio Vigni, il quale deve armarsi di pazienza ed aspettare che il DEFAULT italiano arrivi, sì perché prima o poi arriverà ed allora noi VENETI l’indipendenza ce la prenderemo, salvo che questo Stato ci voglia ancora derubare nell’ultimo suo atto predatorio con patrimoniale generalizzata, aumento dell’IVA e magari una nuova tassa sull’ossigeno che respiriamo. WSM

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