Contro lo Stato unitario è necessaria la rivolta dei cittadini

di PAOLO BONACCHI

Il cittadino comune difficilmente si chiede come sia possibile che la “sovranità”, che… è giuridicamente “proprietà della volontà”, possa essere integralmente ceduta col voto a una entità immaginaria e non reale (lo stato), dal quale è ridotto alla condizione di “sottomesso” allo scopo di “uscire dallo stato di natura”. E’ questo, io credo, che crea il governo su basi artificiali e immaginarie e un potere che una volta costituito diventa assoluto e incontrollabile. Eppure sono davvero pochi coloro che pensano che basterebbe che col voto ognuno cedesse ai propri “rappresentanti” la “parte minore della propria “sovranità”, riservando per sé “la parte maggiore” e la garanzia giuridica del diritto naturale di “esercitarla”, che potrebbe controllare le scelte di governo dei propri rappresentanti, correggendoli quando sbagliano o facendo direttamente le leggi che essi non vogliono fare.

Tale è la ragione per la quale Proudhon definisce il contratto politico “sinallagmatico o commutativo” e lo considera in termini diversi da quelli indicati nel “contratto sociale di Hobbes e di Rousseau. Qui non si tratta più di “uscire dallo stato di natura”, ma di “entrarci” sulla base delle nuove conoscenze delle quali oggi possiamo disporre.

Perciò, seguendo il pensiero del caposcuola del federalismo moderno, P. J.  Proudhon, il “contratto politico commutativo o di federazione non può consistere nell’alienazione totale della volontà dell’individuo allo stato, bensì in un “contratto effettivo, limitato quanto al suo oggetto, che è realmente proposto, discusso, votato, adottato” e che si modifica regolarmente secondo la volontà dei contraenti; contraenti” che sono in primo luogo i cittadini aventi diritto al voto. Tale è la “legge” nella forma di stato federale; tale come abbiamo visto, è il modo in cui si forma la “legge” nello stato di Natura. L’assenza di consapevolezza diffusa della natura “contrattuale” della legge che regola i rapporti fra gli individui, fra questi e le istituzioni che essi stessi si danno e fra i popoli, ha permesso ai filosofi sociali e ai giuristi che sostengono lo stato sovrano, unitario, moderno, di “limitare” con mille cavilli giuridici il diritto naturale delle persone a concorrere a stabilire il RUOLO che il governo deve avere nei confronti della vita di tutti, riservando alle istituzioni incarnate in una persona o nei partiti il potere assoluto di fare, legittimare o delegittimare la legge. Il “centralismo democratico” attualmente vigente in Italia è il corollario assurdo dell’imposizione illegittima di questa innaturale, truffaldina e spregiudicata visione dell’ordine sociale e della forma di stato. Infatti, se la visione dello stato sovrano assoluto poteva rappresentare il massimo della coerenza filosofica e giuridica fino al 1859 e nonostante le guerre del ventesimo secolo durare fino alla metà degli ’50, nel presente si dimostra contraria alla legge di Natura per la quale l’organizzazione dell’ordine sociale deve possedere il carattere di spontaneità e un “nesso di reciprocità” (synallagma) che è sinonimo di cooperazione mutualistica fra individui e fra popoli diversi.

3 .   Ancora sul “nesso di reciprocità” nel contratto.

Senza chiarire in cosa consista il “nesso di reciprocità” agli effetti del “contratto”, si rischia di non aver ben chiara la differenza, determinante agli effetti della forma di stato, fra “contratto politico” e “contratto sociale”. Ho scritto che da un punto di vista biologico, sociobiologico, etologico e giuridico la “convenzione” è, in primo luogo, un accordo, un patto, un “contratto” spontaneo di cooperazione mutualistica, in vista di una strategia di comportamento sociale che si mostra reciprocamente vantaggiosa, perché condivisa dalla maggioranza degli individui uniti volontariamente in comunità e in società. Ho anche rilevato che mentre nelle società animali la “convenzione” assume la forma di contratto sociale “biologico” memorizzato nelle informazioni genetiche dell’elica immortale, nelle società umane, per la immensa quantità di rapporti e la grande cultura oggi sviluppata dalla specie, il “contratto sociale”, in quanto ipotesi filosofico giuridica assume una veste culturale formata sulla base delle scelte individuali spontanee sui fatti limitati e reali dell’esistenza e diventa “politico”. Questo nuovo modo di pensare, a mio parere, è in grado di recidere il nodo gordiano della disputa fra giuspositivismo e giusnaturalismo a favore del secondo.

Per chiarire l’argomento dell’ordine sociale spontaneo “contrattuale”, non essendo un giurista né un filosofo, ma un semplice cittadino curioso amante della semplicità che permette a tutti di comprendere il significato di un’idea, riporto quanto ha scritto P. J. Proudhon sull’argomento al capitolo VII di Del principio federativo sulla “convenzione” e sul “contratto”, perché credo che le sue definizioni siano chiarissime e comprensibili a tutti come meglio non si potrebbe:

Il contratto, dice l’art. 1101 del Codice civile, è una convenzione per cui una o più persone si obbligano verso una o più, a fare o a non fare qualcosa.

Art.1102.- Esso è sinallagmatico[1] o bilaterale quando i contraenti si obbligano reciprocamente gli uni verso gli altri.

Art. 1103.E’ unilaterale quando una o più persone sono obbligate verso una o molte altre senza che da parte di queste ultime ci sia alcun obbligo.

Art. 1104.- E’ commutativo quando ognuna delle parti s’impegna a dare o a fare una cosa che è considerata come l’equivalente a lui dovuto o di ciò che si fa per essa.

Quando l’equivalente consiste nella possibilità di guadagno o di perdita per ognuna delle parti in conseguenza di un avvenimento incerto, il contratto è aleatorio. …

A queste distinzioni e definizioni del Codice, relative alle forme ed alle condizioni dei contratti, ne aggiungerò un’ultima, che riguarda il loro oggetto.

Secondo la natura delle cose di cui si tratta, dello scopo che ci si propone, i contratti sono domestici, civili, commerciali o politici. E’ di quest’ultima specie di contratto, il contratto politico, di cui ci occuperemo ora.

Riflettere a lungo su ogni singola parola di quanto sopra riportato,  condurrà probabilmente chi legge a comprendere con facilità la differenza fondamentale fra “contratto sociale” e “contratto politico” o di “federazione” che consiste nella differenza fra la certezza della garanzia giuridica che la legge corrisponda agli interessi ed alle aspettative della maggioranza degli individui sui fatti concreti della vita sociale, e l’aleatorietà, l’insicurezza della legge deliberata sulla base degli interessi precostituiti dei gruppi di potere (partiti, banche, grandi gruppi industriali, massonerie, mafia, ecc.) che sono i veri proprietari dello stato.

In questa sede, dunque, farò un semplice paragone fra “contratto commerciale e “contratto politico perché essendo molte le analogie fra i due tipi di contratto, la comprensione può risultare migliore. Fra gli infiniti contratti commerciali che potrei citare, sceglierò il più semplice: la compravendita di una mela. Ci sono i contraenti (il compratore e il venditore), le informazioni (la valutazione della mela e la quantità di denaro che permette lo scambio), la spontaneità (la libera scelta di acquistare e di vendere), la cooperazione mutualistica (il “nesso di reciprocità” in termini di vantaggio che ognuno dei contraenti intende ricevere dallo scambio). Ebbene, agli effetti di ciò che ci interessa, l’acquisto di una mela comporta una netta distinzione degli elementi che lo costituiscono, che così riassumo: il “contratto di compravendita” è frutto di una libera scelta, ha un nesso di reciprocità, è bilaterale ovvero commutativo, NON è aleatorio, imposto.

In sostanza il “contratto così inteso si dimostra coerente con gli elementi fondamentali che la Natura usa per favorire la stabilità dei legami di relazione fra gli individui nei sistemi delle società animali che crea; la nostra compresa.

Agli effetti dell’ordine sociale questi elementi, se considerati come “precursori della LEGGE”, permettono di definire anche il “contratto politico” fra gli individui e fra questi e le istituzioni che gli stessi creano. Infatti gli stessi elementi del contratto commerciale possono essere introdotti nel sistema dell’ordine sociale anche per la scelta di governo dei gruppi, delle comunità e delle società e stabiliscono la coerenza con le leggi che regolano i rapporti di tutto il vivente per costituire i sistemi: l’auto-organizzazione e l’auto-regolazione spontanea. Ricordo, come ho riportato, che è sufficiente che anche uno soltanto degli elementi che costituiscono il sistema venga meno, che in tempi più o meno lunghi (pochi giorni, pochi anni o pochi secoli non fa differenza) l’ordine è destinato a degenerare e a dissolversi nel caos, quando non si dimostra conforme alle leggi universali che regolano l’equilibrio della stabilità con il cambiamento nei sistemi complessi.

Ho riportato che i contratti politici rientrano nella categoria dei contratti bilaterali o a prestazioni corrispettive, in cui i soggetti contraenti (nel nostro caso i cittadini aventi diritto al voto), dipendono uno dall’altro in vista della scelta libera e volontaria di ciò che è ritenuto vantaggioso ed utile dalla maggioranza concorrente al bene comune.

Bisogna subito notare che in politica la nozione di contratto così definito non è completamente estranea ai regimi monarchico e parlamentare. Tuttavia l’esperienza ha abbondantemente dimostrato che l’obbligo che unisce il monarca ai suoi sudditi o il parlamento ai cittadini, in assenza della “proprietà della sovranitàdelle persone in quanto diritto naturale e del “nesso di reciprocità”, è unilaterale perché sia il suddito, sia il cittadino sono obbligati verso il monarca o verso il regime parlamentare più di quanto questi lo siano con lui. Di conseguenza in queste forme di stato e di governo il suddito e il cittadino, pur facenti parte dell’associazione, sono sempre sottomessi alle istituzioni anche se gli organi istituzionali sono formati sulla base del procedimento democratico per la scelta dei rappresentanti.

In pratica la mancanza di definizione e di garanzia costituzionale della proprietà permanente della “sovranità” come diritto naturale della “persona, permette di stabilire una gerarchia di potere politico autoreferenziale, piramidale, assoluto, accentrato, dogmatico e autoritario, che non esiste nei sistemi sociali che in Natura si auto-organizzano.

Questo, a mio parere, rappresenta una aperta violazione del diritto naturale che merita la rivolta dei cittadini contro la forma di stato unitario sovrano accentrato e dispotico, basato sull’autorità imposta dall’alto e non sulla condivisione della legge da parte degli individui che nascono e devono restare liberi di agire in conformità delle loro aspettative di vita e dei loro interessi, rispettando quelli delle generazioni future.


[1]“Sinallagmatico” è il contratto stipulato sulla base di un “nesso di reciprocità” fra i contraenti.

Il testo qui pubblicato è ripreso dal capitolo XII di “Le radici naturali dell’ordine sociale e l’elica immortale” che può essere scaricato da Amazon qui.

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3 Comments

  1. FRANCO says:

    Condivido e propongo un incontro di Bonacchi con i lettori che abbiano il desiderio di capire la genesi della situazione attuale tramite L’indipendenza. E’ possibile?

  2. della scala /=\ says:

    sempre detto e pensato …..la politica è un tutto un contratto .. fai bene .. ok fai male … fuori dalle balle !!!!
    dato che il popolo è datore di lavoro di chi lo governa !!! almeno cos’ dovrebbe essere visto che siamo in una REPUBBLICA DEMOCRATICA ….. democratica come la cina ….

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