Contro la teologia dello Stato e gli istinti fascisti degli unitaristi

di ALESSANDRO STORTI

Il 28 ottobre scorso sono cominciati ufficialmente i negoziati per l’accordo di associazione e stabilizzazione del Kosovo con l’Unione Europea. Si tratta del primo passaggio contrattuale per l’integrazione del piccolo stato indipendente balcanico nell’ambito dell’Unione continentale. Al di là del giudizio sull’attuale UE, questa notizia ha il valore di un precedente fondamentale in chiave separatista. I rapporti con il Kosovo, proclamatosi indipendente il 17 febbraio del 2008, sono stati problematici, stante il non riconoscimento da parte di 5 degli stati membri, a fronte degli altri 23 che hanno stabilito regolari relazioni diplomatiche con Pristina.

La scelta della Commissione UE di iniziare le trattative formali per l’adesione del Kosovo all’Unione acquista pertanto un sapore particolare, in quanto le istituzioni comunitarie hanno ritenuto di poter superare il possibile veto da parte di singoli stati membri, riconoscendo implicitamente, in tal modo, il fatto che l’allargamento dell’Unione possa avvenire (e non è la prima volta) secondo procedure variabili, improntate all’elasticità e basate su valutazioni politico-sostanziali e non giuridico-formali. Con buona pace dei tanti (troppi, presenti anche nel mondo autonomista-indipendentista) che si affannano nel tentativo di dimostrare che i percorsi referendari catalano e veneto sarebbero destinati a scontrarsi con il supposto muro del nieteuropeo.

L’unico muro continentale vero resta quello di Berlino, caduto il 9 novembre 1989. L’altro, quello mentale, costruito sugli “articoli 5” delle costituzioni italiane o spagnole, quello che si regge sull’autoinganno di chi è prigioniero della teologia dello stato come orizzonte insuperabile e immodificabile, quello è già morto, patetico fantasma che si aggira per l’Europa, terrorizzato dall’impeto del separatismo e del diritto di decidere. Il funerale verrà celebrato il 9 novembre di quest’anno, in Catalogna. Dopo, nulla sarà più come prima.

E proprio in omaggio alla straordinaria battaglia civile, democratica e pacifica che stanno conducendo i catalani per il proprio autogoverno, per il diritto di voto, rilanciamo l’articolo del direttore di Vilaweb, Vicent Partal, pubblicato in occasione dell’avvio dei negoziati fra UE e Kosovo. La miglior risposta agli istinti fascisti spagnoli. Buona lettura.

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2 Comments

  1. pippo says:

    Per entrare nell’Unione Europea occorre che tutti i paesi membro dicano di si.

    Per chiedere di candidarsi all’entrata e per le fasi di verifica che le leggi nel paese del candidato rispettino tutte le norme europee non serve l’ok dei paesi membro.

    Se non diranno tutti si al Kossovo c’è chi dirà no alla Serbia.
    Vedrete che tutti i SI arriveranno per tutti e due i futuri paesi membro.

    Scozia non avrà problemi anche perchè può essere che la Gran Bretagna esca ed entri successivamente Galles mente per l’Irlanda del nord potrebbe esserci un ricongiungimento con l’Irlanda. Rimarrà fuori l’Inghilterra?

    Catalogna potrebbe subire il veto della Spagna?

  2. Giuseppe d'Aritmaticea says:

    D’accordo: peraltro tutto quanto sopra esplicitato da Alessandro Storti è espressamente previsto nella testualità trattatistica europea a partire, senza possibili dubbi interpretativi, dal Trattato cosiddetto di Maastricht.

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