CONTRO LA “LEGA LADRONA” GLI EX A ZOLA PEDROSA

di REDAZIONE

Nel parcheggio dell’hotel che li ospita, il cartello con scritto «L’ex-Raduno di ex leghisti. Ripartire dalla lezione di Miglio» è abbastanza esplicito. Dentro, nella sala in cui prendono posto una trentina scarsa di persone, il messaggio è ancora più chiaro: a fianco di un piedone verde con un dito più lungo degli altri – a ricordare il dito medio sventolato spesso da Bossi – un foglio bianco con le parole, scritte a mano, «Ho tolto un sassolino dalla scarpa…non era un diamante».

A Zola Predosa, a due passi da Bologna, va in scena la giornata degli epurati e dei fuoriusciti volontariamente della Lega Nord. Penalizzati, spiegano gli organizzatori, dal traffico e dal Ponte del Primo Maggio – «attendavamo almeno un centinaio di persone» – ma fieramente battaglieri. Pronti a riscrivere il percorso federalista sulle idee di Gianfranco Miglio, ideologo leghista della prima ora; su una evidente passione per la confederazione elvetica perchè, sta scritto sotto ‘L’ex’, «siamo tutti diversamente svizzeri» e senza sconti ai vecchi amici. Intravvedendo, anzi, nuovi possibili guai per il Carroccio a partire dall’Emilia-Romagna. Indagati per presunti falsi su spese elettorali due candidati bolognesi alle regionali del 2010 – grazie ad un esposto dell’ex militante, Alberto Veronesi, ‘deus ex machinà dell’incontro -, chiamato il parlamentare Gianluca Pini a chiarire la sua posizione per una presunta elusione fiscale, qui, osserva l’ex dirigente della Lega Nord, Marco Lusetti, è possibile attendersi «diverse decine di persone» indagate. Tre-quattro settimane fa, spiega a margine del summit «ho presentato» alla Procura di Reggio Emilia, «un esposto con dodici filoni di indagine, molti nomi. Tra gli iscritti nel registro degli indagati, credo, saranno diverse decine di persone tra tutte le province dell’Emilia-Romagna, Milano e anche la segreteria nazionale perchè io ho fatto un esposto anche in riferimento a Calderoli, Belsito, Nadia Dagrada» visto che «avevo contatti anche con loro».

In attesa di scoprire come si muoverà la magistratura, gli ex della Lega Nord, iniziano a tessere la loro tela, cucendola, con tre frasi chiave, osserva Alberto Veronesi: «democrazia diretta», da strutturare sullo statuto del comune ligure di Sassello, nel Savonese; «no al finanziamento pubblico dei partiti» e lotta «allo spreco di soldi pubblici». Per questo sono arrivati ex leghisti toscani e lombardi, esponenti delle federazioni delle liste civiche. «Qui non c’è nessun liberatore – chiarisce Veronesi – ma gente che ha combinato qualcosa nonostante Bossi abbia detto che fuori dalla Lega non si combina niente».

Persone che per ora, assicura, non hanno intenzione di dare vita a un movimento – ma non si sa mai – e che «non hanno preclusioni nei confronti di nessuno, non hanno nemici e non hanno mai finito il dialogo con gli amici» di un tempo. Comunque ben avvertiti. Sulla «mia vicenda», ammonisce Veronesi, «avevo inviato» una raccomandata al consiglio federale della Lega Nord, «in cui ho ripercorso tutti i pasticci compiuti durante quella campagna elettorale. Il federale, al tempo, era composto da tre ministri, Bossi, Calderoli e Maroni, e due sottosegretari, Giorgetti e Belsito. Non potevano non sapere – chiosa – a meno che non avessero una segretaria che butta via la corrispondenza».

FONTE ORIGINALE: ANSA

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. Gianni de Rossi says:

    30 persone, non male

Leave a Comment