Contro la democrazia fasulla, servono scelte anche radicali

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA*

Sono stati la demagogia, il populismo, il parassitismo, l’egotismo, condito con retorica nazionalista, pressoché gli unici strumenti politici adottati dalla casta al potere, ad aver condotto il nostro ricchissimo paese (non di materie prime, ma di cultura, ambienti, genialità, creatività, intraprendenza, ecc.) al fallimento ed alla miseria sociale. Un paese che avrebbe potuto prosperare anche solo privilegiando il turismo culturale. Ho letto recentemente che sono ormai 6 milioni gli italiani che non riescono a mettere insieme un pasto completo al giorno, e sono in costante aumento.

La democrazia fasulla nella quale viviamo in Italia (rappresentativa solo delle oligarchie), pare conduca inevitabilmente a questa sorte, occorrerebbe trasformarla in democrazia partecipata e per farlo occorrerebbe creare comunità locali autonome e libere da ingerenze stataliste, come penso e scrivo ormai da anni e che trova conferma nel pensiero di Carlo Lottieri, che reputo uno dei più liberi ed onesti intellettuali presenti in Italia. Una sana competizione tra autonomie locali nella gestione della cosa pubblica, ci libererebbe dal parassitismo patologico di cui soffre il nostro paese, nel quale in troppi vivono sulle spalle di coloro che lavorano onestamente, producono realmente, rischiano in proprio capitali e tempo dedicato, compiono immani sacrifici, pianificano il futuro nonostante tutto, si assumono responsabilità, tengono unita la famiglia, ecc.. Si dovrebbe cioè creare una situazione analoga alla Svizzera.

Tra i 26 Cantoni elvetici, le differenze nella pressione fiscale, nella qualità dei servizi pubblici, nelle promozioni per gli insediamenti produttivi, nell’attrarre investimenti, ecc., e l’utilizzo serio, frequente e rispettato, dell’istituto referendario, consentono ai cittadini di effettuare delle scelte e di evolvere la società in maniera condivisa con iniziative dal basso, oltreché di controllare l’operato dei politici, e se si rimane delusi ci si può trasferire in altri Cantoni. In Italia tutto questo temo sia utopia, per l’eccessiva ignoranza in cui versa la popolazione italiana ed il forte condizionamento cui è sottoposta dai media servili. Pertanto per coerenza ci si dovrà si impegnare a tal proposito, ma nel contempo dedicare anche ad altro.

Convinto che a pensarla così saremo sempre e soltanto una esigua e politicamente ininfluente minoranza (seppur intellettualmente significativa), in modo particolare in questo paese ancora politicamente dominato da parassiti, paraculi e prostituti/e, non rimane che attuare la strategia che gruppi che la pensano in questo modo stanno cercando di concretizzare negli USA, che si divide in almeno tre modalità.

1- Una fa capo a Patri Friedman (nipote del famoso Milton) ed il suo ampio entourage di estimatori e sostenitori, che cerca di realizzare città ed istituzioni libertarie in acque internazionali (mission impossible per i costi stratosferici), vedasi ad esempio il progetto Blueseed della città galleggiante di cui ho già riferito nel mio blog. Si tratta di un’isola artificiale in acque internazionali di fronte alla California voluta dal miliardario Peter Thiel co-fondatore di PayPal e uno dei principali ed iniziali investitori di Facebook, che sta mettendo insieme un migliaio di investitori per realizzarla.

2- La seconda è più diffusa strategia consiste nelle “città private”, che storicamente sono già esistite durante l’Età Moderna soprattutto nei paesi anglosassoni, e che esistono attualmente in gran numero in moltissimi paesi, anche se con autonomie molto limitate e basate esclusivamente sulla proprietà privata presidiata, oppure le “città-Stato”, similmente a quelle medievali italiane, che però finora non sono riusciti a realizzare perché nessun governo, nonostante la disponibilità iniziale (vedasi ad esempio il Nicaragua o la Costa Rica) riesce poi a far accettare al proprio Parlamento ed all’opinione pubblica un progetto di una città “zona franca – extradoganale” e quasi completamente autonoma ed indipendente dai poteri politici statali.

3- La terza strategia, che secondo me è anche la più oggettivamente realizzabile, è quella adottata dall’associazione politica “Free State Project” che invita tutti i suoi iscritti e simpatizzanti a trasferirsi nel New Hampshire, piccolo Stato federale del Nord Ovest degli USA, in modo da riuscire col tempo ad esercitare una certa influenza politica e culturale sulle sue istituzioni, come pare siano già riusciti almeno in parte. Occorre cioè scegliere possibilmente stati di piccole dimensioni e che siano già aperti ed autonomi, con potere di conio e che abbiano già riconosciuto oro e argento come valuta universale e/o abbiano adottato una moneta locale.

Quindi o ci si sposta tutti quanti in Molise (essendo dopo la Val d’Aosta, la regione più piccola d’Italia), mi riferisco a coloro che hanno affinità culturali libertarie e si ispirano alla Scuola Economica Austriaca o alle Comunità di Villaggio Medievali (che erano molto più evolute di quanto si pensi), o si scelgono comunque località che abbiano opportunità maggiori di autonomia, e la intendo nel senso più ampio del termine, non solo politico ma anche ad esempio energetico ed alimentare.

Secondo me converrebbe pensarci seriamente, soprattutto nei tempi che si approssimano, e che come ben sappiamo, saranno densi di conflitti e tensioni, ricerca di capri espiatori, adozioni di soluzioni sbagliate che peggioreranno la situazione e la qualità della vita (vedasi quanto sta già accadendo a livello politico), accentuando ancor più degrado, decadenza, meschinità e miseria, fino all’inevitabile e devastante “Crack Up Boom”. Isolarsi, organizzarsi e proteggersi diventerà condizione indispensabile per una sopravvivenza dignitosa. Buona fortuna a tutti.

*http://www.cavalieredimonferrato.it/

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4 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    Ha ragione Caterina: sarebbe una sconfitta.
    Del resto i pochi che possono abbandonare il proprio luogo di origine e ad andare ad abitare in una isola artificiale debbono, necessariamente, essere ricchi, quindi possono già vivere protetti da body-gards, ovvero fanno già parte di qualche casta: politica, sindacale, magistraturale, pretesca, bancaria o dipendenti di banche (meglio ancora), questi ultimi possono arrivare a rivestire cariche pubbliche, come Mario Monti, senza nemmeno passare attraverso la falsa e la farsa democrazia delle votazioni (truccate).
    Noi dobbiamo passare attraverso, se vogliamo che le cose cambino, la conquista dei piccoli comuni ai quali, poi, far adottare le Norme adottate da Sassello: quelle relative alla Democrazia Diretta.
    Magari gli eletti li dovremmo far giurare davanti ad un coltello affilato come fanno i mafiosi o i massoni quale monito e memento dell’impegno assunto.

  2. Maciknight says:

    Che le soluzioni siano irrealistiche è implicito nel testo dell’articolo, soprattutto nella parte finale, dove si invita a concentrarsi in alcuni luoghi che offrono maggiore autonomia da tutti i punti di vista. Lo sradicamento è sofferenza per tutti, come sottolinea “caterina” nel suo commento, non per caso il trasloco è considerato un trauma, soprattutto per coloro che nella vita hanno accumulato molto (non ricchezze materiali ma culturali, ad esempio montagne di libri). In ogni caso occorre scegliere un luogo in cui organizzarsi. e questo la stessa caterina lo riconosce, e quindi come si fa a farlo senza muoversi da casa? Forse caterina intendeva organizzarsi a casa propria? in tal caso si può fare ben poco se non fare socrte alimentari a lunga scadenza, acqua, rinforzare le difese passive, ecc..

    • caterina says:

      il mio luogo non è propriamente la casa, anche se oggi col computer ci si può collegare col mondo senza lasciarla, ma è la terra dove sono nata e ho le mie radici, e dove sono rientrata dopo aver vissuto altrove per quarant’anni, perchè, dovunque mi sia trovata, nel cuore avevo il Veneto e mi sentivo orgogliosa di essere veneta, nonostante che purtroppo la vulgata, italiota soprattutto, abbia diffuso nei confronti dei veneti una nomea denigratoria e stupida….
      In giro non si conosce tanto nè la storia nè i luoghi, e quel che è peggio non se ne ha consapevolezza neanche tra i veneti.
      In tutti i tempi si sono immaginate e costruite città ideali, oggi le andiamo anche a visitare, ma l’evoluzione della società e della sensibilità mi sembra che si orienti a far sì che si valorizzi e si migliori quanto si ha intorno sopratturro se si ha la fortuna di vivere in un paese che è cosiderato il più bello e ricco del mondo.
      In questa ottica mi auguro con tutto il cuore un Veneto Indipendente.

  3. caterina says:

    premesse e analisi condivisibili al massimo, ma soluzioni irrealistiche se non per una minoranza, per giovani o per circoli chiusi, al limite di coppie, perchè lasciare i luoghi in cui si è radicati è la cosa peggiore per i più, sicuramente per le persone di una certa età che sono ahimè la maggioranza… perciò cerchiamo di organizzarci meglio in luogo, il che è possibile… perchè dovremmo andarcene? sarebbe una sconfitta!

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