Contro la Costituzione, perchè non la auguro al Veneto indipendente

di PAOLO L. BERNARDINI

En passant, sulle pagine di questo giornale, ho scritto diverse volte le mie opinioni rispetto alla non-necessità di una costituzione ( o di una capitale ) per i nuovi Stati a venire, compresa la Singapore adriatica che diverrà Trieste. Incidentalmente, l’ho vista molto, ma molto mal ridotta, marciando con migliaia di persone domenica 8. Le rovine sul porto sono solo il simbolo evidente, da subito per chi arrivi col treno, del degrado cui è stata costretta questa città a partire dall’occupazione italiana con tanto di carri armati il 24 ottobre 1954. Ora i triestini stanno dicendo basta. E non dubito trionferanno.

Nell’occasione di articoli che chiamano a “costituenti” – ci vogliono, mi si passi la battuta, forti ri-costituenti, piuttosto: flat tax al 15%-20%, internazionalizzazione delle scuole, rinnovi urbanistici radicali – per il Veneto piuttosto che la Lombardia del futuro, esprime qui, motivandole, alcune considerazioni radicalmente contrarie allo “strumento costituzione”. La costituzione, invenzione del passato giacobino, per quel che riguarda l’Europa (il Bill of Rights inglese non è una costituzione, è una norma che introduce il governo parlamentare e la monarchia limitata), sta veramente a norme flessibili come il denaro tradizionale sta a bitcoin. E’ cosa morta e vecchia e tendenzialmente liberticida proprio nel momento in cui vorrebbe assicurare la libertà. La stessa Costituzione americana si è rivelata nel tempo strumento liberticida. Eppure era partita con le migliori premesse.

La Costituzione è tendenzialmente un contratto di cessione di potere, o alienazione di se stesso, che il popolo fa nei confronti dei propri governanti, soprattutto poi nella suprema illusione del potere rappresentativo, la peggior schiavitù di tutti i tempi perché si ammanta delle parole “democrazia” e “libertà”. Per divenirne la negazione. E’ un contratto, a volte firmato e approvato tramite referendum dal popolo, a volte (come il caso peggiore, quello italiano), neanche quello, che sancisce lo sfruttamento dei molti da parte di pochi. E’ un contratto che nell’unico vero diritto, quello privato, sarebbe palesemente illegale, e inaccettabile, soprattutto nel connotato di “eternità” che individui tragicamente, in tutto e per tutto, transeunti, hanno voluto con infinita arroganza darle.

La Costituzione è l’espressione più macroscopica della legge-fiat di cui ha parlato Giovanni Birindelli all’incontro di “Interlibertarians”. Nella suprema arroganza di dettare i principi fondamentali della legge, altera la Legge, che è una – la si consideri naturale, divina, astratta, come si vuole – e il qualche modo, nella sua pretesa di inverarla, nero su bianco, la falsifica clamorosamente. In che modo? Creando un sistema di mentalità – corroborate dai positivisti giuridici, dagli allievi sciagurati di Keynes, e da tutti i delinquenti professionali che sono i politici di professione – secondo cui quel che non è nella norma scritta, non è parte della Legge, e non obbliga. E augurandosi allo stesso tempo che il popolo (nella misura in cui può veramente farsi legislatore), il sovrano, i costituenti, il legislatore, ad esempio, sanzionino penalmente l’omicidio. Ma in un ordinamento in cui invece fosse vero il contrario, ecco che il positivismo giuridico, e la mentalità perversa e ottusa che genera, avrebbe di fatto privato, con uno strumento di legge positivo, la Legge di uno dei suoi contrafforti, la sacralità della vita. Esempio astratto? Non è vero. La pena di morte è violazione, per legge-fiat, della legge naturale, divina, astratta, della Legge, insomma, praticata poi per paradosso in un paese come gli USA che vede la “vita” tra i diritti fondamentali. Questa la hybris della bestia peggiore di tutte le bestie che siano venute al mondo, lo Stato, sei miliardi di volte 666, la Bestia di Daniele, più che l’Anticristo, l’Antiuomo. La pena di morte dice esplicitamente che non solo – per un atto di legge-fiat – lo Stato è al di sopra della Legge, ma è anche, radicalmente, contro di essa. Ed esempi consimili si possono applicare alla proprietà. A quale concezione della Legge si affidano il boia, l’esecutore, il giudice, il mandante, il generale, il mandante, il soldato, l’esecutore. Il male che lo Stato moderno ha fatto all’uomo sarà valutato nella sua interezza solo tra secoli. Ha distorto ogni percezione, compresa quella delle Legge morale. Sulla tomba di Kant vi è una sua frase, “la legge morale in me, il cielo stellato sopra di me”. Dell’intermediario tra le volte celesti e l’individuo, la Stato, per fortuna non si fa menzione.

Certamente, possiamo immaginare che una Costituzione del futuro Veneto libero metta in primo piano il richiamo alla sacralità di vita, proprietà, diritto alla felicità. Ma perché se non li mettesse nel testo, se non creasse il testo stesso, vita e proprietà e individuo sarebbero meno sacri? La mentalità che la cultura dello Stato da secoli ci ha costruito, e da cui è difficile togliersi, con l’aiuto dei mitici scienziati del diritto di positivistica memoria, è che la legge sia solo la legge-fiat. Da qui il pensiero che ogni ladro segretamente fa, “se ruba lo Stato per sua stessa natura, perché non dovrei farlo io?”, e lo fa anche l’assassino: “Se uccide lo Stato, con la pena di morte, con le guerre, che male faccio io?”. Sono ladri e assassini che, pur imbevuti di positivismo giuridico, cercano con le loro male azioni di sottrarsi ad esso. Perfino in loro c’è un germe di libertà. La Legge e la legge-fiat, ben ha dimostrato Birindelli, sono diametralmente all’opposto.

Le Costituzioni sono morte quando hanno esaurito il loro compito, limitare la sovranità assoluta del monarca, in un susseguirsi di stragi dalla rivoluzione francese al 1848, la gran festa della Costituzione reclamata, negata, concessa. Basta. E’ pur vero che gli Stati, pachidermi mostruosi fomite di ignoranza e di malvagità, sono poi sempre in ritardo rispetto al mondo: comunico con skype tra Kazakhstan, Inghilterra, USA e Como come se fossi nel salotto di casa mia, e poi in America i condannati a morte vengono fritti sulla sedia elettrica con indicibili dolori. Posso fare un referendum per votare elettronicamente per l’indipendenza del Veneto gratis, e invece la macchina balorda richiede la scheda giacobina come nel 1793, perché questo l’ammanta di un’aura misteriosa, gli arcana imperi: ovvero rubo, uccido, svilisco, e compio ogni sorta di male sotto l’egida di un inno, una bandiera, una divisa ma soprattutto una Costituzione. E magari ci lucra la ditta di carta che fornisce le schede e le matite e le urne – già il nome “urna” dice molto sulla natura mortifera sia della procedura, sia dello Stato – ai poveretti che si trascinano sul patibolo della democrazia, il seggio.

Ci sono stati che saggiamente della Costituzione fanno a meno. Non l’ha Israele, non l’ha la Gran Bretagna, e, per quanto non sia certo un modello di perfezione, neanche l’Arabia Saudita. Le Costituzioni recenti sono aborti giuridici: si legga quella dell’Iraq, da me commentata su Enclave e poi in Minima libertaria, e se si vuole ridere quella del Kosovo: sono misture di principi liberali e statalistici, sono abomini. Perché dobbiamo piegarci a riti del passato, costituenti, costituzioni, e via così, quando siamo nel futuro? Lasciamo che i morti requiescant in pace, la perfettissima Costituzione di Weimar ha dato spazio a Hitler, quella italiana del 1948 è stata violentata mille volte, tornando vergine solo quando si vogliono imporre politiche liberticide. Sono costituzioni nate entrambe fuori tempo massimo. Quella Svizzera può essere abrogata interamente con referendum popolare. Per questo (e non solo per questo) sono in disaccordo con gli amici scozzesi dello SNP: sacrosanta l’indipendenza, sospetta la volontà di dotare la Scozia di una costituzione. I prodomi giacobini della febbre costituente si sono trasformati nei deliri socialisti dei totalitarismi costituzionali.

Questo non vuol dire ovviamente che non ci saranno norme di diritto pubblico, ispirate profondamente da quello privato, nel Veneto del futuro, piuttosto che nella città libera di Trieste. Basate sul principio della sussidiarietà, e sul federalismo vero all’interno della SRV (Serenissima Repubblica Veneta) numero 3. Ma una Costituzione con la C maiuscola per cortesia no. Senza costituzione, ma con una concrezione di norme di diritto pubblico che strato su strato, modifica su modifica, si sono evolute per 1100, è resistita tutto questo tempo la Serenissima. Soprattutto norme flessibili.

Dobbiamo guardare avanti. Soprattutto in questo caso, è vero il detto di Seneca, quidquid aetatis retro est, mors tenet. Si riferiva all’individuo. Il Paolo che aveva 18 è morto. Ahimè. A maggior ragione vale per concetti, strumenti, politici e non politici, dall’uomo fatti, come diceva il buon Vico: “Gli uomini hanno fatto essi questo mondo…”

Mettersi in conflitto giurisdizionale o anche solo astratto con la Morte, è sconsigliabile. Vince sempre lei. Le Costituzioni stanno bene nei libri di storia, alla voce: “Diritto pubblico, ovvero come dare una veste accettabile ad atti di forza”.

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12 Comments

  1. Giorgio da Casteo says:

    Lettura interessante e che fa riflettere. In Urbanistica il piano regolatore piu’ efficace è quello piu’ flessibile. Che permette al tessuto urbano ed extra-urbano di adeguarsi al mutare degli eventi (guerre,carestie,terremoti,diluvi…) con semplici ed immediati adeguamenti (esempi di prg redatti da Gropius ,Niemeyer, Costa, Samona’)
    senza ricorrere a dispendiose, nuove e complesse pianificazioni. Ma una costituzione molto concisa la 3^ SRV la dovra’ pur avere ! che sbaracchi via prefetture,provincie,comuni ed istituisca Comunita’ omogenee basate sulle IDENTITA’ come fece Venezia con le Podesterie.
    Solo cosi’ i popoli delle Venezie potranno confrontarsi,alla pari, con le maggiori aree metropolitane dei diversi ed avanzati popoli europei. Viva San Marco

  2. nik says:

    Bell’articolo! Ho davanti a me una giornata pesante ma lei me ne ha alleggerito almeno l’inizio dandomi qualche cosa di importante su cui riflettere.
    Le confesso che ogni volta che Grillo urla “la costituzione più bella del mondo” mi viene l’orticaria.

    • eridanio says:

      Vero nik,
      i limiti delle costituzioni, di tutte le costituzioni che non vorrei più vedere li ho sentiti anche spiegare appunto dal Prof. Carlo Lottieri di Brescia.
      In breve i caratteri di:
      Eternità
      Sovranità
      Irresistibilità
      Immodificabilità
      -Una costituzione eterna pensata per durare indefinitamente a prescindere dalla volontà dei danti causa.
      -Una Costituzione che usurpi il dante causa diventa sovrana in proprio.
      -Il dante causa non può resistere o non trova alcun soggetto istituzionale che lo aiuti a resistere ad un precetto con successo sia pur in presenza di motivazioni.
      -Il taboo della modifica di un patto supremo deve sempre essere superabile dalla opzione o sanzione negoziale del possibile recesso per manifesta mancanza di strumenti che consentano ai posteri di rivedere patti stipulati da chi li hanno preceduti.

      Oggi, qui, ci sono consapevolezze ed intelligenze che sono, senza timor di smentita, il miglior legato dell’epoca delle costituzioni e degli stati nazione.
      La cosa più intelligente da fare è mietere il raccolto di conoscenza. Questo raccolto è costato troppo sangue e sofferenze per non valere l’energia delle nostre azioni.
      Noi siamo la risultante di quel che la storia degli ultimi secoli ci ha messo a disposizione. Ora abbiamo capito molte lezioni grazie al fatto che disponiamo di mezzi e risorse che sprigionano da guerre, oppressioni e coercizioni. Alcuni ci dissero o tentarono di giustificare e di spiegarci (anche con ragionamenti macabramente seducenti) che si trattava di azioni utili e fatte per il nostro bene.
      Raccogliamo quel che abbiam capito; tanto di più il passato non ci potrà dare e soprattutto il futuro non è una coazione a ripetere, sia pur con le migliori intenzioni.
      Come giustamente ribadisce Bernardini:
      “Perché dobbiamo piegarci a riti del passato, costituenti, costituzioni, e via così, quando siamo nel futuro? Lasciamo che i morti requiescant in pace”.

      Il futuro va scritto, ne abbiamo il diritto. Quel che più ci fa tremare i polsi, è che ne portiamo la responsabilità a prescindere dal nostro impegno.

    • Grazie. Grillo ripete Benigni, il gran circo mediatico dei guitti miliardari che ingannano i poveracci e si arricchiscono alle loro spalle. Requiescant sine pace.

  3. Sandrino Speri says:

    Bene Paolo,concordo sul fatto che non è necessaria una CostituenteVeneta,specie nei territori della Serenissima,dove vigeva un diritto cosuetudinario efficiente e efficace,che non ispirandosi a sacri principi,risolveva però reali problemi.Esattamente il contrario di quello che succede in Italia con la carta igenica più bella del mondo:perchè non è stato rivisto ed esaminato il codice Rocco del 1926 che reca centinaia di norme che sono in contrasto con la medesima?La corte dei miracoli ci ha messo vent’anni per dire che il referendum sul finaziamento pubblico ai partiti non poteva essere disatteso con un semplice inganno linguistico(rimborso elettorale).”L’Italia ripudia la guerra come mezzo per risolvere le conteoversie internazionali”.Ma quante guerre ha fatto dal 1945 in poi camuffandole come prima con un altrettanto ingannevole”missioni di pace”.Non serve una Costituzione se attorno ad essa ruotano apparati e parassiti che hanno come unico scopo quello di autoalimentarsi e di trattare i cittadini come pecore da tosare.

  4. eridanio says:

    Io a Interlibertarian c’ero e l’ho ascoltata. Ho ascoltato tutti ed è stata una giornata importante. Non ho mancato di complimentarmi con gli organizzatori e con Giovanni Birindelli. Questo cappello serve a dire che non sono interessato ad un risultato specifico e non posso marcare con un giudizio preventivo l’intento dei “costituenti” più o meno “ri”.
    Condividendo le osservazioni del presente articolo e cogliendo la critica, una dialettica civile, sono a ricordare che quel che conta poi è come arriva e quando arriva, quanto arriva alla “Cesira”.
    Prof., lo stato può esistere. Ma se può esistere, quel che abbiamo capito è che non può essere più intrusivo di qualsiasi altra istituzione umana che aiuta l’uomo a ridurre l’impatto del suo incerto incedere.

    Il diritto pubblico andrebbe ridotto solo a convenzione tra le parti per la gestione di servizi (pochi) molto generali. Una convenzione è tale se da essa ci si può anche ritirare altrimenti è solo una farsa.

    Si pensi allora che l’apporto con le osservazioni di quest’articolo sia additivo e non alternativo, ricordando che se non lo capisce la “Cesira”, alla stessa ed gli altri compari suoi, parrà non servire a nulla.

    Per esempio.
    Io sarei contento di uno stato che non si occupi di scuola, welfare e sanità, ma solo di regole per l’amministrazione giustizia e quel po’ di difesa che in tempo di tranquillità potrebbe dedicarsi alla tutela della proprietà privata.

    Ancora.
    Io non voglio la progressività fiscale che, come spiega bene Birindelli, è una contraddizione, un polilogismo, (una diversità per legge che è compagna di logica delle leggi razziali).

    Con quale strumento lo spieghiamo alla “Cesira”

    Quale strumento in concreto lei suggerisce per trattare l’indipendenza come il successo di una condivisione di principi? Come intende aprire la discussione? Non la chiami costituente, la chiami pure “liberadiscussione”, ma per fare emergere tutta l’essenza delle sue osservazioni, per farle divenire sentimento diffuso dovremo partecipare convintamente e spiegare, spiegare,
    La “Cesira” può anche non sapere, o può vivere nel mondo che gli hanno raccontato, ma non si può pretendere che allarghi i suoi orizzonti da sola”.
    A volte potrà sembrare l’ennesimo sforzo inutile, ma in difetto di fattiva contribuzione ogni risultato deludente o solo approssimativo non sarebbe criticabile.

    Il nuovo ente (chiamiamolo così) non sarebbe popolato da schiere di Bernardini, ma pittosto di “Cesire” e a volte di gran figli di “Cesire”.

    Quindi….

    PS:La Signora Cesira, che non conosco, si sarà accorta dell’uso per metafora del suo nome.

    • Sinceramente, se la Costituente dovrà dare “regolamenti” e non “leggi eterne”, ben venga. Purtroppo la necessità di parlare ad un pubblico più vasto, di Cesire, appunto, la sento anche io ma non dipende tanto secondo me dalla idee ma dai luoghi ove sono diffuse: ovvero le maggiori tv, i giornali-spazzatura, da quelli sportivi a quelli di “ceti”, ovvero pettegolezzi. Ovviamente a noi non invitano da quelle bande. Ma li capisco, lei farebbe entrare in casa propria il suo assassino?
      Tante belle cose.
      Paolo

    • Caro Eridanio, la prego di firmarsi con nome e cognome, sono assolutamente d’accordo con lei.

      L’opera di convincere i miei amici indipendentisti ad andare più in là di mere proposizioni “indipendentiste” è già così ardua!
      Mi spiego meglio, provi a chiedere a 100 sedicenti indipendentisti di spiegare, con parole loro, cosa intendono per indipendenza: il nulla, oltre alla solita frase “via dall’italia”.
      Ergo, se gli insegnanti delle “Cesire” non hanno letto il libro, difficilmente sapranno spiegarne i contenuti perché sconosciuti a loro stessi.
      E di questa carenza la Lega Nord ha gravi colpe, gli slogan gridati per anni servono solo per risvegliare le coscenze assopite, poi però per arrivare all’obiettivo occorre un progetto che sia comprensibile anche dalla “Cesira”.

  5. “palesemente illegale, e inaccettabile, soprattutto nel connotato di “eternità”

    Caro Paolo, in italia l’eternità è un termine e concetto molto diffuso e amato, non per nulla il Vaticano su tale aspettativa ci campa da 2000 anni…

    Comunque articolo da stampare e diffondere nelle scuole.

  6. Errata corrige: si legga “Kelsen” e non “Keynes” alla riga 5 del paragrafo 4. Peraltro, incidentalmente, Keynes e Kelsen hanno contribuito in modo parallelo e parzialmente coincidente al medesimo disastro. Per questo, e non solo per l’assonanza fonetica, mi vien da scrivere spesso l’uno per l’altro. Requiescant sine pace, tutti e due.

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