Giù le mani dai conti correnti, il Fisco non può controllare senza un motivo

di ALTRE FONTI 

La guardia di finanza non può effettuare controlli in modalità “random”: tutto deve sempre scaturire da un motivo valido. Stop alle indagini finanziarie indiscriminate sui conti correnti. La Guardia di finanza non può sottoporre ai raggi X i depositi in banca dei contribuenti in modo indiscriminato e senza valide ragioni, onerando poi questi ultimi della prova contraria. Per poter procedere a verifiche, al contrario, è prima necessario un buon motivo e dei sospetti fondati.

Se la Cassazione, di questi tempi, ha iniziato a firmare una serie di sentenze dichiaratamente a favore del fisco, i giudici di merito, al contrario, dimostrano una maggiore sensibilità nei confronti dei cittadini e delle garanzie offerte dallo Statuto del contribuente. Così, di recente, la Commissione Tributaria Regionale di Roma [1] ha detto che un contribuente non può essere sottoposto a indagini bancarie – con conseguente necessità, per quest’ultimo, di difendersi (secondo il principio della “inversione dell’onere della prova a suo carico) – se non vi sono fondati motivi per procedere alle ispezioni. Insomma tali controlli non possono essere effettuati in maniera indiscriminata. Per i giudici questo comportamento dell’amministrazione fiscale è illegittimo e non può dar seguito a un atto impositivo. In altri termini, solo quando la verifica e l’accertamento siano condotti in modo legittimo e sulla base di motivi fondati è possibile configurare l’ipotesi di “inversione dell’onere della prova” a carico del contribuente e, quindi, presumere che le operazioni commesse da questi nascondano dei redditi non dichiarati [2].

Certamente, si tratta di una sentenza degna di nota, in uno scenario ormai allarmante; il contribuente è sempre più soggetto a controlli che lo pongono nella condizione di trovare prove non sempre facili da raggiungere, specie se a distanza di molti anni dai fatti contestati.

NOTE

[1] CTR di Roma, sent. n. 240/2013.

[2] La stessa Cassazione, con la sentenza n. 23852 del 2009 ha sancito che la presunzione juris tantum di redditualità delle somme versate sui c/c di un contribuente, opera sul quantum debeatur, e non già sull’accertamento dell’an debeatur, che deve tanto trovare la sua giustificazione in altre norme.

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FONTE ORIGINALE: http://www.laleggepertutti.it/

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