REGIONI, COMUNI, PROVINCE, ASL: TUTTI CARROZZONI FALLITI E INDEBITATI!

di ANDREA COMETTI*

Una volta si diceva con tono di sufficienza “Fare i conti della serva e ogni tanto qualcuno si degna di farli e magari a renderli noti al grande pubblico questi maledetti conti – ricordandosi forse anche di usare quello strumento comunicativo ormai obsoleto, che sono i giornali – e tra un libero battitore e l’altro, come il Bortolussi della CGA di Mestre o il Giannino di turno, ogni tanto qualche ente preposto sforna finalmente dati e numeri, come nel caso di Bankitalia che risponde con uno studio apposito al tremendo dilemma “di quanto sono indebitate le amministrazioni locali italiane?

Sappiamo ad esempio che la regione Piemonte ha un debito di 10 miliardi, ovvero che è “tecnicamente fallita”, per buona pace del suo giovane governatore leghista. Ma i dati che preoccupano non riguardano solo il Piemonte, né solo le 20 Regioni della ormai ex Repubblica Italiana, il dito bisogna porlo sulle altre amministrazioni locali nazionali che debbono ai propri creditori (sotto forma di prestiti bancari, obbligazioni emesse in Italia e all’estero, pagamenti per forniture e altro) oltre appunto le 20 Regioni, le 107 Province, gli 8mila Comuni e la folta schiera di Asl e ospedali alla data del 30 giugno 2012 un totale di 116 miliardi e 879 milioni di euro ! cioè 1.948 euro per ciascun italiano, così suddivisi: “40 miliardi e 186 milioni” in capo alle Regioni; “9 miliardi 187 milioni” alle Province; “50 miliardi e 244 milioni” ai Comuni; e infine “17 miliardi e 262 milioni” ad altri enti, fra i quali rientrano Asl e strutture ospedaliere in genere.

Lo studio della Banca d’Italia, pubblicato nella collana dei Supplementi al Bollettino Statistico ed elaborato dalla divisione Finanza pubblica e che passa in rassegna il monte debiti contratto nelle annate fra il 2006 e il 2011 prende in esame le singole Regioni come entità geografiche, riscontrando il maggior volume di indebitamento nel Lazio (19,7 miliardi, in calo rispetto ai 20,5 del 2010), Piemonte (16,1, in netto aumento rispetto ai 14,5 del 2010 e soprattutto agli 11 del 2006), Campania (13,4 miliardi, nel 2006 erano 9,3) e Lombardia (12,8 miliardi, stabile). Quinta è la Sicilia, con 7,7 miliardi, poi vengono Veneto (6,9), Toscana (6,8) ed Emilia Romagna (6,5) quindi enti locali che spendono meno Molise, con 498 milioni di debiti sparsi fra le varie amministrazioni, e Valle d’Aosta con 455. C’è pero’ una preoccupazione che emerge dallo studio che se per le voci d’indebitamento si attiene alle regole Eurostat, delineando cinque maxi-categorie: i debiti derivanti da “titoli emessi in Italia” e all’estero (come le obbligazioni emesse da Comuni, Province e Regioni per finanziarsi); i prestiti «da parte di Istituti finanziari e casse italiane, quelli di banche straniere; e infine le altre passività, fra cui leasing finanziari e cartolarizzazioni –comprese le cessioni pro soluto di crediti commerciali vantati da imprese fornitrici a banche, che ne accettano il rischio –, manca l’importo delle pendenze – che traggono origine dalla dilazione di pagamenti connessi con forniture di beni e servizi – il che significa che buona parte dei debiti di Regioni e altri enti locali con imprese private, nel settore sanitario ma anche in altri comparti, non sono semplicemente conteggiati e che sono proprio quelli che in gran parte, da gennaio, per il recepimento della direttiva europea contenuto nel decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri di recente, saranno esigibili a 30 o nel caso della sanità a 60 giorni.

Ergo, cosa avverrà ai bilanci degli enti locali nei prossimi mesi quando i creditori potranno passare all’incasso e i bilanci reali di tutti questi ormai “Carozzoni pubblici” si confronteranno con la loro “vera realtà debitoria“, meglio tacerlo, …nascondere, insabbiare in fin dei conti sono solo “i conti della serva”.

*Tratto da http://www.ilcorrieredelleregioni.it – fonte originale della notizia Vincenzo R. Spagnolo da Avvenire 

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4 Comments

  1. Lillo Craparo Monza says:

    Condivido l articolo di Cometti.descrive una situazione reale.lillo Craparo monza

  2. Culitto Salvatore says:

    [Quinta è la Sicilia, ]??? ma non era la panacea di tutti i mali? non esistono più le mezze stagioni…

    • mv1297 says:

      Ma tu la matematica, la sai fare?
      I dati che ti hanno propinato qui sono valori assoluti, come dire che il Molise fosse una Regione virtuosa. Invece, prova a dividere quei valori assoluti con il numero di popolazione di ogni Regione, poi capirai che esitono anche valori r e l a t i v i. E qui casca l’asino o sumariello.
      Ma va a ciapà i ratt….
      L’ignoranza è dura a morire, peggio invece se manifestata con volontà, il classico chiagni e fotti.

    • mv1297 says:

      Ti aggiungo che la Sanità siciliana non sta pagando i relativi costi alla Sanità veneta per i suoi concittadini che vengono a curarsi da noi. Questi debiti restano nei bilanci regionali. Per cui il tuo tanto scodinzolamento mentale fa solo parte dell’eterna filosofia del chiagni e fotti.
      Vergognati!

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