Anche quest’anno le spese delle famiglie sono in picchiata

di LUIGI POSSENTI

”La caduta del reddito disponibile, l’elevato clima di incertezza percepito dai consumatori e il tentativo di ricostituire livelli di risparmio precedentemente erosi continuerebbero a penalizzare i consumi privati”, spiega l’Istituto nazionale di statistica. E, aggiunge, ”le persistenti difficolta’ nel mercato del lavoro e l’orientamento restrittivo delle politiche di bilancio, limiterebbero la possibilita’ di un aumento significativo dei consumi nel 2014”.

Il prossimo anno, infatti, evidenzia l’Istat, si registrerebbe solo ”una lieve ripresa” della spesa privata per consumi (+0,4%), ”inferiore alla crescita del Pil”. Peccato che il ritornello sia sempre lo stesso da 4 anni a questa parte, ma poi…  Insomma nel 2013 le famiglie continuerebbero a sperimentare un’ulteriore riduzione del reddito disponibile, con inevitabili conseguenze negative sulla spesa. La fase di deterioramento del potere d’acquisto dovrebbe arrestarsi solo nel 2014. Inoltre, sottolinea l’Istituto, ”il miglioramento delle condizioni di liquidita’ derivante dalle misure recentemente adottate per favorire il pagamento dei debiti delle amministrazioni pubbliche nei confronti dei creditori privati, sarebbe destinato prevalentemente a ricostituire i livelli di risparmio”. Tanto che ormai l’incidenza delle famiglie in grado di effettuare risparmi e’ ai livelli della crisi del 2009.

Guardando alla dinamica dei prezzi, l’Istat ricorda come nei primi mesi del 2013 il processo di rientro dell’inflazione ha subito un’accelerazione. ”Nei prossimi mesi, in presenza di andamenti moderati delle componenti interne dei costi, la riduzione del tasso di inflazione potrebbe essere frenata dall’aumento – avverte – di un punto (dal 21 al 22%) dell’aliquota ordinaria dell’Iva previsto, a normativa invariata, per luglio 2013”. Tuttavia, fa presente l’Istituto, ”la mancanza di segnali di recupero per la domanda di consumo potrebbe rappresentare un ostacolo alla immediata e completa traslazione dell’incremento dell’aliquota sui prezzi finali”. Quanto agli investimenti, secondo l’Istat nel 2013 quelli ”fissi lordi risulterebbero ancora in contrazione (-3,5%), per effetto di una riduzione della spesa delle imprese in macchine e attrezzature, mezzi di trasporto e costruzioni.

Nel 2014, il miglioramento delle prospettive di crescita determinerebbe il ritorno a tassi di accumulazione positivi (+2,9%)”. Una nota positiva riguarda le esportazioni, previste in moderata espansione nel 2013, con tassi di crescita vicini a quelli osservati nella media dello scorso anno (+2,3% l’aumento in volume). E una piu’ significativa accelerazione dovrebbe registrarsi nel 2014 (+3,9%). Anche se, fa notare l’Istat, ”i principali mercati di destinazione delle produzioni italiane continuerebbero a crescere a un ritmo inferiore a quello del commercio mondiale, in particolare nel 2014”. Ecco che ne seguirebbe un’ulteriore flessione della quota di mercato in volume delle esportazioni dell’Italia.

Parole, parole, parole… e soprattutto ottimistiche previsioni.

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One Comment

  1. Bart Miles says:

    «Uno studio recente («The Incapacitation Effect of Incarceration: Evidence From Several Italian Collective Pardons») ha analizzato statisticamente i cambiamenti nel numero e nelle tipologie di crimini successivi all’indulto del 2006 e agli atti di clemenza degli ultimi quaranta anni. Due sono i risultati inequivocabili. Dopo l’ultimo provvedimeno le rapine in banca, l’unico dato criminale già disponibile, sono quasi raddoppiate. Più in generale, a seguito di indulti o amnistie, varie tipologie di crimine subiscono improvvise impennate.In base ai dati dell’Abi, nel mese successivo all’indulto del 2006, le rapine in banca che nell’anno precedente avevano segnato una linea decrescente, sono addirittura raddoppiate per poi attestarsi su livelli leggermente più bassi, ma pur sempre significativamente più elevati di quelli antecedenti il provvedimento. Una situazione drammatica se valutata retrospettivamente perché, a seguito delle quindici tra amnistie e indulti degli ultimi quaranta anni, la popolazione carceraria si è ridotta periodicamente di una percentuale che oscilla tra il 20 e il 50 per cento. Migliaia di potenziali malfattori liberi di tornare a sfidare la legalità».

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