Anonymus in Consiglio regionale veneto, il bastone spietato

di IRENE FRANCESCONI GALLIanonymus

Comunque la si giri e la si volti, l’operazione degli hacker di Anonymus ha un pregio. Dimostrare che il re è nudo, sempre, e che la pubblica amministrazione, per quanto voglia pararsi il di dietro, non è infallibile. Anche se quel sistema informatico regionale è costato 7,5 milioni di euro.

E’ circolato di tutto, in questi giorni, si è letto di   “un ammasso di voraci zecche dedite alla rapina dei più deboli”. E sono stati messi su internet 1548 File pari a circa 1 GB, disponibili al pubblico.

Riferimenti a “capi”, ad amici con base in America, a dossier su mafia, a dossier sul Mose e altre opere in Veneto con i loro precedenti padrini. Di tutto. E’ la partitocrazia messa spalle al muro.

E’ la dimostrazione che una minoranza, determinata, può fare la differenza. E’ la dimostrazione che molti, troppi, si fanno attirare dalla carta moschicida delle promesse di carriera o dei quattrini romani. Cose personali-economiche, cose personali-psicologiche, ambizioni, fine della carica ideale e voglia di far rendere la propria posizione. E’ questa la sostanza del tradimento della causa.

Le tradizioni spirituali di tutti i popoli hanno sempre identificato l’ostacolo più duro al cambiamento in ciò che comunemente viene chiamata la dimensione interiore. Per non essere troppo vaghi, il potere corrompe chi ce l’ha perché corrode la spinta ideale che stava all’inizio. Il cadreghismo, il poltronismo, l’affarismo intrallazzatore esistono ed esisteranno sempre, perché sono parte della natura umana, ma è compito di ogni movimento politico autentico combatterli e ridurli a proporzioni sopportabili rispetto alle finalità che esso si propone e che non può permettersi di dimenticare. Nessuno ha mai fatto una rivoluzione senza un forte controllo politico dei rivoluzionari e da parte dei rivoluzionari. Chiamiamolo “comitato di salute pubblica”, chiamiamolo “direttorio rivoluzionario” o “commissari di partito”, la sostanza è quella e quella rimane. Proprio perché la natura umana è debole e chi va al mulino si infarina, occorre che a chi ha a che fare con il mulino si accompagni il bastone che controlla che la farina non sia troppa, e dovrà essere un bastone spietato.

Il bastone spietato è senz’altro quello degli elettori, ma non basta, perché occorre che alla reazione emozionale si accompagni la capacità di portare avanti il progetto originario, quello di sempre, quello autentico, quello che ha ridato speranza a un «volgo disperso».

 

 

giuseppe.reguzzoni@gmail.com

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