Conquistati da un popolo rimasto al Medioevo e che deve ancora inventare le mutande

saracenidi ROMANO BRACALININon dimentichiamo cosa accadde a Londra, prima di Parigi e Bruxelles… Conosco bene King’s Cross, e l’Underground è un budello stretto e lucido di mattonelle bianche che ogni giorno percorre le visceri di Londra. “Perfect target”. Obiettivi ideali del terrorismo islamico che come i topi infetti portatori di morbo si annidano nelle fogne  Londra, dai miei anni giovanili fino ai viaggi di lavoro, l’ho vista cambiare pelle con la naturalezza delle mutazioni di stagione. Soho era il quartiere popolare dei divertimenti più scollacciati; e mi colpiva allora la densità dei ristoranti cinesi e indiani. Ma era una presenza discreta, fisiologica nel tessuto connettivo di una capitale imperiale.

La tolleranza inglese, che si spiegava con l’esperienza di un lungo dominio coloniale, tra i più vasti e potenti della terra, facilitava gli arrivi di continui contingenti dall’Africa e dall’Asia, dal Medio Oriente cencioso e virulento. Ma essere tolleranti con gli intolleranti non è una ricetta consigliabile. È buona per i fessi. Così col tempo la Gran Bretagna ha visto crescere dentro di sé nuclei di popolazioni indiane,
pachistane, islamiche che invece di integrarsi in una società che li favoriva in tutto, si richiudevano in se stessa rivendicando le ataviche tradizioni, in un rigurgito di orgoglio etnico e razzista.

Nella società liberale aumentavano solo le loro pretese arroganti. La vantata società multiculturale ha finito per agevolare le cellule del terrore che accampano diritti e tramano nell’oscurità delle loro coscienze codarde. Forse il mito di un’Europa multirazziale rispettosa delle leggi civili e dei diritti della persona umana è tramontato da un pezzo; e anche il buonismo nostrano c’è caso che cominci a nutrire qualche dubbio. l’Europa ha sottovalutato il pericolo e ha scambiato il proselitismo islamico diretto a distruggere l’Europa come una specie di libertà di pensiero. Peccato che loro non sappiano cosa farsene dei nostri ordinamenti civili e la libertà d’ammazzare se la prendono perché sanno che questi babbei di europei permettono loro di farlo. Ci scaviamo la fossa con le nostre stesse mani. Sarebbe come pretendere di infilare la mano in un sacco di vipere senza temerne il morso solo perché non si nutrono intenzioni cattive. Il fatto è
che le vipere non lo sanno.

In Europa non si vuol capire ciò che gli americani hanno capito benissimo. È finita l’era delle guerre classiche con gli eserciti uno di fronte all’altro in una lotta che teneva conto delle regole cavalleresche. Siamo allo scontro tra civiltà e barbarie. Ma il nemico l’abbiamo accolto
in casa nostra. Abita accanto a noi. Ci dà perfino il buongiorno. Ma andate il venerdi all’uscita delle moschee e vedrete facce d’odio di virtuali assassini. Sono in casa nostra e li proteggiamo con le nostre leggi di cui loro, i barbari, non sanno che farsene e ubbidiscono solo alle loro, alle leggi barbare dell’Islam.

Installiamo numeri telefonici in modo che lo straniero che si senta “offeso e discriminato” possa chiede la punizione esemplare del reo. Più coglioni di così! Ma nelle galere ci sono in maggioranza loro e al cimitero ci vanno in maggioranza gli italiani, padani e no, che si trovano un coltello piantato in gola e se qualcuno volesse difendersi dagli assassini viene ammonito che non lo può fare. Al massimo può reagire quando sta morendo. Non prima perché la sua reazione sarebbe giudicata un “eccesso di difesa”. Il consiglio sarebbe dunque quello di chiedere allo straniero se ha intenzione di uccidere o no, tanto per regolarsi.

Forse c’è bisogno di sangue e d’altro ancora prima di trovare un’unità di intenti e avere il coraggio di dire che al terrorismo e ai suoi fiancheggiatori nel mondo islamico e in Occidente va data finalmente una risposta drastica e convincente. Via i clandestini in massa, inchieste severe nelle moschee e nei cosiddetti luoghi di culto, ispezioni nelle mecellerie helal che fanno da paravento agli uffici di collocamento dei terroristi.

La Spagna del Cinquecento, invasa e depredata dai Mori, come la Sicilia secoli prima, ebbe il merito di cacciarli con la famosa “Reconquista” che inaugurò in Spagna il “siglo de oro”. Riconquistiamo le nostre città, la nostra identità, la nostra storia, le nostre tradizioni e con gli stranieri che ripagano la nostra tolleranza con il tradimento e il delitto. Pugno di ferro. È il solo linguaggio che capiscano.

Questa è una guerra non dichiarata, una guerra sudicia e infame perché condotta da un nemico subdolo e vile. L’Occidente e l’Islam sono in guerra. Se il cosiddetto Islam moderato volesse troverebbe il modo di far terra bruciata attorno ai terroristi. Ma non lo vuole perché ne condivide la dottrina di morte e l’istinto di conquista. Farci conquistare da un popolo rimasto al Medioevo e alla scimitarra
e deve ancora inventare le mutande, sarebbe la peggiore umiliazione!

Ma non accadrà. Solo se useremo gli stessi metodi di forza, solo se cominceremo a ripulire le nostre città dall’infezione e sferreremo l’attacco decisivo, solo allora debelleremo la peste nera del nostro secolo. Se ha da essere guerra, guerra sia. Ma non per finta. Poi troveremo del sale da spargere sulle macerie.

(da Il Federalismo)

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5 Comments

  1. Rodolfo Piva says:

    Cominciamo a togliere ossigeno ai mussulmani sia con scelte individuali che collettive.
    Non frequentiamo i negozi di kebab
    Ai mercati di zona non acquistiamo cibarie varie da banchetti gestiti da islamici

    Non consentiamo loro di costruire moschee fino a quando non emetteranno un Corano deprivato di tutti i versetti che incitano alla guerra santa, alla sharia, all’intolleranza e violenza verso i non islamici ovvero verso i miscredenti (secondo loro)
    Con referendum popolare abroghiamo la legge che consente la macellazione Halal (islamici) e Kosher (ebrei) in deroga alla legge occidentale che impone la morte senza sofferenza degli animali.

    Solo alcuni esempi a cui tutti possono aggiungere loro idee “deossigenanti”

  2. luigi bandiera says:

    Tutto verissimo..!!
    La situazione e’ veramente tendente alla resa.
    .
    Sembra che a ripeterlo si alimenti il sonno invece di una non so certa ribellione.
    Mi scappa una delle tante metafore che la situazione detta.
    Qua siamo a Troja e gli invasori sono i greci.
    Hanno un Ulisse che si e’ inventato un stratagemma per conquistare la nostra citta’. Troja appunto.
    I greci vogliono farci un bel DONO (ci pagheranno le pensioni fa lo stesso) e cioe’ un fottuto cavallo. Mite, non scalcia e non s’impenna: bello e docile insomma.
    Cosi’ noi trojani, bravi e teneri di cuore ma eunichi perche’ senza palle, lo accettiamo e demoliamo pure le frontiere, il portone della citta’ per farlo entrare. Beh, dai, se no non poteva entrare da quanto grande e grosso l’e’. Proprio un bel dono.
    I greci per dimostrare che non vogliono piu’ combattere se ne vanno… a casa loro.
    Ora noi tutti contenti perche’ abbiamo chi ci paghera’ le pensioni e penso dell’altro, festeggiamo di giorno e di notte incuranti se ogni tanto c’e’ qualcuno che salta per aria.
    Ubriacati dalla democrazia, che dovrebbe curare l’interesse del popolo che la adotta, e credenti nella liberta’ perche’ se non e’ libero uno che puo’ cantare e ballare, non ci pensiamo piu’ al cavallo cosiddetto di Troja.
    Non una ma piu’ CASSANDRE lo dicono e lo ripetono che quel cavallo non porta il bene ma il male: tutto INVANO.
    Ebbene, la storia della metafora finisce come molti sanno e cioe’ che i trojani, noi, hanno fatto una brutta fine. E’ storia.
    .
    E’ davvero un progresso dover ripartire a circa 1500 anni fa. (C’e’ un partito progressista per chi non lo sapesse, ma anche qualche altro, ed ha anche una buona percentuale di voti che vuole i cavallini di troja).
    Scrivevo che l’intellighenzia occidentale e’ malata, molto malata, le prove arrivano quotidianamente e nelle parole e nei fatti, quindi non gridate al lupo al lupo.
    .
    Che dire se non ripetere che siamo in guerra e non lo sappiamo; che stiamo soccombendo (perdendo) e non lo sappiamo..?
    Cosa abbiamo fatto di male per meritarci questa PESTE..??
    …avanti un altro… con le mutande mi raccomando.

  3. Ric says:

    Perfetto , e dapprima il popolo impari a riconoscere tutti i cavalli di Troia in casa propria , le mentalitá nichiliste delle finte anime belle , gli imbonitori delle coscienze , mantenuti a qualsivoglia titolo , “pedofili di libere chiese in liberi stati” , spacciatori d’oppio dei popoli e delle superstizioni di menti deboli . Impari il popolo ad individuare le rendite di posizione dei papponi , dei governi che si ergono a divinazione legiferante pro domo propria , senza investiture e con presunzione di diritto . Topi da finanza , fogna di banditi nella banca a gestire sudore e sangue di lavoro e linfe vitali . Ogni istante ci avvinghia la logica reale della purulenza infezione di questi mali che ci mutano ed ergono bandiere di vittorie dentro traballanti DNA mutanti e mutati dai senza mutande . Il giusto che dovrebbe avvenire non avviene , è perché la maggioranza non lo vuole o perché la minoranza non lo merita , o tutti e due .

  4. Carlo De Paoli says:

    Eppure, parlando di “forze in campo”, questa gente è, a mio modo di vedere, molto più “fragile” di quanto ci sia dato da immaginare.
    Lasciando da parte le stragi per le quali si sono fatti conoscere in questi ultimi anni, queste persone – senza mutande- sono, ideologicamente, molto più indifesi ed inermi di quanto lo si sia in Occidente.
    Sia i cristiani che gl’islamici, uccisi per la propria fede, vanno dritti dritti in paradiso.
    Con una differenza: l’islamico, proprio perché non porta mutande, si serve di una religione primitiva molto più vicina a credenze simili alla superstizione che non il “cristiano”.
    Quando parlo di superstizione mi riferisco alla idiosincrasia del musulmano per il maiale.
    Durante la occupazione del Pakistan, da parte dell’Inghilterra, l’esercito occupante dovette far fronte alla resistenza dei patrioti afgani, ma per quanti, l’esercito inglese, ne “acciufasse”, e ne impiccasse, il fenomeno non accennava a terminare.
    Alla fine le autorità britanniche vennero a capo del problema: a qualcuno venne in mente di impiccare, e seppellire, i combattenti afgani avvolti in una pelle di maiale.
    La resistenza cessò, quasi di colpo!
    l fatto è che con il sistema adottato si impediva ai “combattenti” di raggiungere il paradiso perché avvolti da impurità.
    Ecco che se un musulmano uccide un cristiano quest’ultimo va in paradiso, se, viceversa, un musulmano viene ucciso secondo la modalità “inglese”, a quest’ultimo il paradiso viene precluso.
    Siamo in grado, noi mortali, di impedire l’accesso al paradiso ad un musulmano che non avesse a rispettare le leggi dello stato ospitate, semplicemente sfruttando una superstizione che la sua religione ci offre.

  5. Gianni da Brivio says:

    I fully agree with you. Enoc Powel l’aveva previsto, ma non fu ascoltato. Era un conservatore. Si fece invece come chiedevano i buoni del momento, quelli che considerano il domani un’era di là da venire.

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