“Liberi prima di celebrare i 150 anni di annessione”

venezia_repubblica_1848di PAOLO BERNARDINI
Oggi è giorno fondamentale perché si porranno le basi per le mosse future, tutte volte a rendere pienamente effettiva l’indipendenza ottenuta con il referendum del 21 marzo. Avverto, da parte di alcuni, anche eccellenti patrioti, qualche segno di dubbio o sconforto. Questo è naturalmente pienamente accettabile, ma occorre avere presente che nel momento in cui si scelgono, come è giusto che sia, mezzi del tutto pacifici per il raggiungimento dell’indipendenza, essa si pone piuttosto come un processo, che non come uno status definitivo. Ci sono state tantissime tappe in questo processo, a partire non dal 21 marzo 2014, ma almeno dal 2006, per non menzionare l’impresa eroica dei Serenissimi, e dunque dobbiamo attenderci alcune altre tappe prima che l’indipendenza sia pienamente effettiva. Come ho avuto modo di dire, electa una via non datur recursus ad alteram, ma per quanto riguardo il percorso avviato dal Consiglio regionale. In realtà le vie si moltiplicano, e nessuna è esclusiva dell’altra, sono tutte complementari. Se qualcuno si sente sfiduciato perché il percorso è troppo lungo, o avvertito come tale, ricordiamoci che stiamo creando una terza repubblica veneta che vogliamo che duri almeno quanto la prima, anche se magari non sarà così; ma non vogliamo che duri quanto la seconda, solo un anno e mezzo tra 1848 e 1849, proprio perché le basi di tali indipendenza, e l’incertezza ideologica prima che strategica, ha condannato tutto il 48 italiano e quasi tutto quello europeo a risultati precari e risicati. Certo la passione e il dolore sono forti, quando udiamo dell’ennesimo suicidio per disperazione, quando vediamo questa nostra splendida terra desertificata e irrisa. Ma dobbiamo batterci il cuore per fermarne il battito come Odisseo alla vista dei Proci, per non anticipare la battaglia finale e dunque terminare la nostra esperienza con una sonora sconfitta. Se si vorrà concorrere con uno schieramento indipendentista alle elezioni regionali del 2015, non si può escludere che il risultato sia estremamente positivo. Allo stesso tempo, occorrerà vedere l’esito del referendum regionale, che peraltro non potrà che confermare quello dello straordinario referendum digitale, una pietra miliare nella storia della democrazia, e una pagina di storia tout-court. Può anche darsi che le elezioni regionali non si tengano più, in quanto un esito plebiscitario anche del referendum regionale porrebbe in essere di fatto una piena effettività dell’indipendenza.
Ricordiamoci che la nostra indipendenza segue vie più complesse rispetto a quella di tutti gli altri stati divenuti indipendenti dal 1945, per il semplice motivo che sarebbe la scissione di una colonia di schiavi estremamente produttivi che mantiene in vita un sistema parassitario esteso, e dunque, come l’amico e collega Marco Bassani sostiene da tempo, sarebbe un “tana libera tutti”, con tutte le conseguenze che non possiamo nasconderci. Se la Scozia diverrà indipendente, le conseguenze per il resto della Gran Bretagna saranno estremamente minori, sarà quasi, per molti, una novità inavvertita. Ma perfino se la California diventasse uno stato indipendente, le conseguenze per gli USA, che sono uno stato federale, non sarebbero così immense come nel caso del Veneto liberato dal giogo coloniale sabaudo. I padroni sono estremamente riluttanti a liberare o a favorire la liberazione degli schiavi, poiché loro non sanno coltivare tabacco e cotone, e senza i loro schiavi morirebbero di fame. Nel nostro caso, siamo schiavi che coltiviamo perfino la nostra, di terra, che ci è stata sottratta con l’inganno. Hanno scritto la capanna dello zio Tom, qualcuno deve ancora scrivere il capannone dello zio Alvise.
In breve, il processo è avviato e ad uno stadio molto avanzato. Cerchiamo di essere uniti, e di evitare inutili rancori, e cerchiamo di aiutare coloro che sono in grave disagio personale, onde si evitino futuri suicidi, perché la strada della libertà non sia lastricata da morti strazianti. Il nostro nemico è già morto. Ma non è facile sciogliere un corpo vivente da uno morto. Occorre pazienza, per citare la nobildonna settecentesca Elena Mocenigo Querini, che lo ripeteva sempre ad amici e familiari. Quando si è sommersi dal ridicolo, un’ombra di serietà sembra cosa solenne e mirabile. Quindi prepariamoci a reazioni strane, e incerte, da parte del nostro avversario, che è talmente ridicolo da aver compiuto il percorso inverso, e palesare dunque qualche ombra di serietà. Rendiamoci conto che la corruzione tocca ogni fibra del corpo politico e sociale. E che ci sono mosse apparentemente minori, come la soppressione dello Studium Marcianum da parte del patriarca genovese di Venezia, che sono in realtà atti mirati ad eliminare il libero pensiero, e a fagocitare l’ignoranza più crassa su cui si fondano tutti i regimi dittatoriali.
Ignoranza, e populismo, a testimonianza che Dante aveva ragione a definire i genovesi “gente diversa”, e meno male che ci sono eccezioni, non solo per confermare la regola.
Evviva dunque San Marco, e si abbia quantomeno la certezza che non verrà celebrato nessun 150esimo della truffaldina annesione della Venetia nel 2016. Nel 2016, ma anche prima, saremo liberi. Bisogna solo agire con dolcezza e fermezza, e individuare bene le ultime mosse di una partita già vinta, e che proprio per questo non possiamo compromettere ora.
(intervento di saluto inviato al Congresso di Veneto Sì dal prof. Paolo Luca Bernardini, Delegazione dei “Dieci Repubblica Veneta”)

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One Comment

  1. Giuliano says:

    Venendo da Dobbiaco e traversando il Veneto ho visto paesi imbandierati con il tricolore, e no quelle appese ai lampioni dalle amministrazioni comunali ma alle finestre e balconi . Siete sicuri che i veneti vogliono l’indipendenza e che il referendum non sia stata una bufala visto che piu del 40% ha votato pd partito ultra centralista.

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