La verità sulle false confische ai beni mafiosi. Lo Stato con Cosa nostra

di ELIO VELTRImafia

Mettere ordine nelle tante forme di illegalità finanziaria e criminale del nostro paese, che si realizzano attraverso la corruzione della politica e della pubblica amministrazione, l’evasione fiscale e contributiva, il lavoro nero e lo schiavismo, e hanno come fine ultimo l’arricchimento illecito di persone singole( titolari delle operazioni e professionisti compiacenti) e di organizzazioni criminali, è una impresa quasi disperata. Alla illegalità e alla criminalità economica e finanziaria negli utimi 20 anni, non so quanto inconsapevolmente, hanno dato una mano i Governi e i Parlamenti che si sono succeduti con comportamenti e iniziative diverse: delega alla burocrazia, alla magistratura e alle forze dell’ordine del problema politico numero uno del paese; moltiplicazione dissennata delle leggi, dei decreti, dei regolamenti che si sovrappongono e si depotenziano a vicenda; tolleranza e convivenza con tutti i crimini economici che hanno favorito l’assenza di riprovazione sociale nella stragrande maggioranza dei cittadini; espulsione dalla politica e dalle istituzioni delle persone( poche) che si sono impegnate nella conoscenza dei problemi e hanno proposto soluzioni concrete e realistiche; solletico al ventre molle del paese a scambiare una seria e severa lotta alla illegalità e alla criminalità finanziarie con la retorica parolaia e commemorativa delle lapidi e delle intitolazioni stradali. Il tutto condiviso e sostenuto, con poche eccezioni, dalla overdose di informazione televisiva per lo più disinformata e depistante.

Come può spiegarsi diversamente il disastro, emblematicamente dimostrato dalle ricerche più recenti e ignorate dal Governo, dal Parlamento, dai Partiti, dai Sindacati, dall’Informazione?

Banca d’Italia- mese di Giugno 2012: indagine in 91 province affidata a 4 economisti per l’economia criminale, condotta fino al 2008: 520 miliardi di Pil di cui 320 miliardi di economia sommersa e 200 miliardi di economia criminale. Circa un terzo della ricchezza prodotta con una evasione fiscale e contributiva ben al di sopra dei dati ISTAT. E cioè circa 200 miliardi di euro.

Eurispes- mese di Luglio del 2012- ricerca condotta fino al 2011: 720 miliardi di Pil di cui 520 di economia sommersa e 200 di economia criminale. Evasione fiscale circa 300 miliardi di euro. Nessuno ha contestato i dati. Se il Governo, il Parlamento, i Partiti o il Movimento CinqueStelle, per parlare del più consistente della galassia dei movimenti, l’avessero fatto si sarebbe aperto un dibattito pubblico nella società e negli organi di informazione. Ma per farlo avrebbero dovuto conoscere i problemi, studiarli, essere in grado di confrontarsi sui numeri che a volte sono più duri delle pietre, in pubblico. Evidentemente o sono d’accordo ma non fanno niente per affrontare il problema, o ritengono che l’Italia, unico paese tra le grandi democrazie, possa galleggiare con circa il 45% della ricchezza prodotta fuorilegge e con una evasione di circa 300 miliardi di euro, o , ancora più grave, pensano che sia un problema di secondaria importanza, oppure sanno fare solo comizi televisivi e piazzaioli. Poi però davanti alle telecamere reclamano una scuola pubblica organizzata ed efficiente, una sanità impeccabile e rapida, una giustizia garantista e rapidissima, tasporti moderni e veloci, pensioni degne di una vecchiaia senza eccessivi sacrifici. Con quali soldi? Non lo dicono perchè non lo sanno. Noi, con i nostri mezzi modesti e con molta buona volontà abbiamo presentato tre proposte di legge di iniziativa popolare che messe insieme affrontano tutti gli aspetti del problema: occupazione regolare, precariato, evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco, esportazione di capitali ecc Ebbene, in alcune città come Roma non siamo riusciti a trovare nemmeno un consigliere comunale di buona volontà che autenticasse le firme. Eppure i loro partiti non hanno presentato analoghe proposte nè hanno l’intenzione di farlo. A Napoli gli amici di tante battaglie ci hanno detto che avrebbero dovuto farlo clandestinamente perchè, a causa della nostra battaglia per mettere a nudo i disastri di IDV, il sindaco non sarebbe stato d’accordo ecc. Francamente sono in imbarazzo se includerli nella bellissima classifica di Leonardo Sciascia: uomini, mezzi uomini, ominicchi, ruffiani e quacquaraqua’ o nella schiera dei “Tengo Famiglia”.

Ma fuori di metafora e polemica, finalmente un giornale autorevole come l’Espresso(20 Dicembre 2012) titola:” E la mafia si tenne il tesoro- Castelli- Ville-Tenute- Oltre 400 immobili sequestrati ai clan rimangono ancora in mano ai familiari dei Boss, dal Piemonte alla Sicilia”. Una carrellata di nomi, beni, località che rendono giustizia alla coesione del paese unificato dalla illegalità e dalla criminalità. Per capire meglio cito alcuni numeri e fatti:

1) “La confisca diventa definitiva” scrive il settimanale “ solo al terzo grado di giudizio, spesso dopo un iter che dura dieci anni”. Quante volte l‘abbiamo detto e scritto! Ma inutilmente.

2) Con legge n.50 del 2010 è stata istituita L’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Ma non funziona.

Finora, dal 2007, sono stati approvati 8 leggi, regolamenti e decreti riguardanti l’argomento. Per non farsi mancare niente sono state aperte 5 sedi( Reggio Calabria, la principale, Palermo, Roma, in affitto mentre i familiari dei boss rimangono nelle loro case, Napoli e Milano). Ma sono vuote perchè manca il personale: di quello qualificato, per esempio manager per gestire le aziende confiscate che falliscono regolarmente, non cè l’ombra. Ma forse neanche i portinai e le dattilografe.

3) Secondo la Corte dei Conti nel 2010 il 52% dei beni non era nemmeno destinato.

4) All’UIF , unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, una delle poche istituzioni che funziona, quella che ha permesso di beccare Lusi, Fiorito e Maruccio, che esamina le segnalazioni sospette e le trasmette alla DIA( direzione investigativa antimafia), al Nucleo speciale di Polizia Valutaria e alla DNA (direzione nazionale antimafia) arrivano pochissime segnalazioni riguardanti il riciclaggio di denaro sporco (nel 2010 solo il 3,48% del totale) e la maggior parte dalle banche, dalle Poste e da altri intermediari finanziari. I professionisti (notai, commercialisti, contabili) che per legge dovrebbero inviarle ne mandano pochissime.

5) A proposito della legislazione che si moltiplica e impedisce di capirci qualcosa, Pietro Grasso, nella relazione del 25 Febbraio 2009, depositata alla Commissione Antimafia, scrive:” le numerose disposizioni normative che prevedono la confisca dei beni non sono armonicamente coordinate fra loro, e in qualche caso addirittura si sovrappongono, generando, ovviamente, difficoltà interpretative e applicative”. Dopo di che enumera ben 22 tipi di confische di beni previsti da altrettante leggi che vanno dalla confisca dei beni mafiosi a quella per la tratta delle persone passando per quella per la prostituzione minorile. Un vero capolavoro di legislazione! C’è da sperare che Grasso, con la sua autorevolezza, in Parlamento o al governo, non faccia la fine di tanti suoi colleghi i quali, di fronte ai segretari di partito che li hanno candidati e fatti eleggere, sono diventati ombre di se stessi.

 

A proposito dei beni mafiosi, quando si dice le coincidenze: proprio oggi, 28 Dicembre, Repubblica in prima pagina pubblica un articolo di Attilio Bolzoni dal titolo:” Così la burocrazia affonda le imprese confiscate ai Boss”. In sintesi, su 1663 società confiscate alla criminalità mafiosa dal 1982, ne sopravvivono solo 35, il 2% del totale. Le altre hanno chiuso o stanno chiudendo. Alberghi, ristoranti, tenute agricole, fabbriche, impianti minerari, supermercati, allevamenti di polli, cantine, residence, gelaterie, stabilimenti balneari, discoteche, cliniche private convenzionate ecc che nelle mani della mafia producevano profitti, ora vanno in rovina. L’articolo è corredato da due interviste: una a Franco Latorre che fa un paio di proposte di buon senso ma prescinde dalla necessità di una azienda di mettersi sul mercato e una a Don Ciotti che si sfoga e proposte non ne fa. A nessuno dei due è venuto in mente che forse, per evitare la chiusura, è meglio venderle. Naturalmente è più facile a dirsi che a farlo per due ragioni: lo Stato non vuole occuparsene e nel paese è passato il messaggio devastante che i beni confiscati non si vendono perchè se li ricompra la mafia. Quindi alla fine si fa finta di niente e si assiste alla chiusura. Che importa se una città come Roma è in mano ai quattro Re di Roma. che fanno affari milionari e gestiscono un bel pezzo di economia. Meglio lasciare a loro gli affari che confiscare i beni e venderli. Tanto finora non se n’è occupato nessuno e quindi chi ha contrastato la vendita non ha dovuto dare spiegazioni.

Nel “ tutto si tiene” è citata anche l’esportazione illegale di capitali. Vittorio Malagutti, Espresso del 13 Dicembre, in un servizio dal titolo “ Veleni in Italia , tesori all’estero” scrive che i padroni dell’ILVA e di un pezzo importante della siderurgia italiana, ma anche di Alitalia che è alla frutta, e di tante altre cose, “nella Stahl holding, per dire, a fine 2011 vantava un attivo di bilancio di 4,8 miliardi di euro con prestiti alle consociate per 1,8 miliardi. Conti alla mano, la Stahl Holding, custodisce qualcosa come 1,6 miliardi alla voce “ utili degli esercizi precedenti”. Poichè Riva è latitante, sarebbe cosa giusta e utile confiscarli e utilizzarli per la bonifica dell’ILVA di Taranto. Così come sarebbe necessario accelerare le trattative con la Svizzera per mettere le mani sui 200?, 300? miliardi di euro che italiani mascalzoni hanno nascosto nelle banche svizzere, per portare a casa un pò di miliardi con i quali sistemare tutti gli esodati, mettere in sicurezza le scuole del paese e magari fare una festa per gli anziani che non sono mai stati a Roma. L’hanno fatto a tamburo battente Inghilterra e Germania. Possiamo farlo anche noi. Anche perchè, caro Presidente Monti e cari segretari dei partiti, le parole non servono più e nessuno ci crede. Contano solo i comportamenti e i risultati. Soprattutto contro le mafie che hanno già vinto. Pensateci bene: gli studenti di 82 scuole di tutta Italia alla domanda: chi è più forte la mafia o lo Stato? Hanno risposto che la più forte è la mafia. Responsabilità terribile che pesa sulle vostre coscienze, Se ne avete ancora una.

(democrazialegalità.it)

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2 Comments

  1. Dan says:

    >> Con quali soldi? Non lo dicono perchè non lo sanno

    No no, lo sanno benissimo. Con i soldi che riescono ancora ad estorcere a tutti quei coglioni che saranno sempre pronti a togliere il pane di bocca a se stessi ed ai propri figli pur di mantenere un sistema che non merita più nessuna pietà.
    Fino a quando non ci si sveglierà e non si darà un taglio netto a questo schifo niente potrà cambiare

  2. fabrizioc says:

    Stavo per condividere larticolo, ma poi ho visto le parole”italiani mascalzoni che portano i soldi in svizzera”…beh…dopo la descrizione dello stato fatta nellarticolo, proprio non li chiamereiascalzoni…non pagare le tasse è la cosa migliore da fare in uno stato come questo.

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