Confesercenti: “La spending review taglia poco, ma porta nuove tasse”

di FRANCO POSSENTI

Non si ferma la corsa del fisco, anche la spending review porta nuove tasse per 1,9 miliardi. Secondo uno studio di Confesercenti, derivano dagli aumenti delle addizionali dell’Irpef che colpiranno 18 milioni di italiani dalla prossima settimana, con l’approvazione del testo alla Camera. Un emendamento permette infatti alle Regioni in deficit sanitario (Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia) di anticipare al gennaio 2013 l’aumento di 0,6 punti dell’addizionale giò previsto per il 2014.

Si tratta del terzo intervento sulle addizionali dopo quelli della manovra di agosto 2011 (da 1,7 miliardi) e del decreto Salva Italia (da 2,1 miliardi), e porta a un impennata del gettito di oltre il 50% rispetto al 2010 per quasi 6 miliardi di euro in totale. Una famiglia media passa così dai 350 euro dovuti a Comune e Regione nel 2010 ai 560 del 2012, con un aumento di 210 euro. L’emendamento in discussione colpisce in particolare territori a basso reddito. Per esempio, gli abitanti di Sicilia, Calabria e Molise pagheranno alla Regione il 2,63%, piu’ del doppio di trentini, friulani, veneti, valdostani e toscani (1,23%).

“Si tratta di aumenti che da un punto di vista distributivo – sostiene la Confesercenti – vedono pagare di più soprattutto i territori più poveri, quelli contraddistinti da redditi più bassi e da condizioni sociali più pesanti (ridotti livelli occupazionali, maggiori carichi di famiglia). Laddove le realtà del Paese più ricche sopportano un prelievo locale più contenuto e comunque sufficiente ad assicurare il funzionamento delle amministrazioni”. Infatti: l’addizionale regionale che, dopo quest’ultimo aumento, graverà sui contribuenti di Sicilia, Calabria e Molise (2,63%) sarà del 114% in più rispetto all’onere sopportato da trentini, friulani, veneti, valdostani e toscani (1,23%). Ad esempio, per un reddito di 30 mila euro, il contribuente calabrese pagherà 789 euro l’anno, ossia 420 euro in più rispetto ai contribuenti delle regioni più “virtuose” (che sullo stesso reddito dovranno “solo” 369 euro).

Una penalizzazione che, ovviamente, – spiega Confesercenti – aumenterà proporzionalmente all’aumentare del reddito; la penalizzazione delle realtà territoriali più povere aumenta considerando insieme l’addizionale regionale e quella comunale. Ad esempio, per un reddito di 30 mila euro, il contribuente di Catanzaro sosterrà l’onere più alto (il 3,43% , per 1029 euro l’anno); ossia ben 600 euro in più (il 140% !) rispetto all’italiano residente in realtà come Bolzano e Firenze in cui si combina una scelta minimale del fisco comunale (0,2% l’aliquota) e un prelievo regionale limitato all’aliquota base (1,23%) senza maggiorazioni di sorta. E ancora, il contribuente napoletano e quello palermitano pagheranno 939 euro, quasi il doppio di quello fiorentino. “E’ evidente che in questa situazione e con i consumi in grave stallo sia necessario procedere con urgenza sulla strada di una riduzione sostanziale della spesa pubblica e dei costi della politica, dirottando risorse cospicue – afferma Confesercenti – sul fronte sempre più caldo del fisco al fine di ridurre in modo deciso e rapido la insostenibile pressione fiscale, in particolare sul lavoro”.

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