Confcooperative a l’Indipendenza: “Quelle false coop e le coop dei furbetti degli amici…”

di SIMONE BOIOCCHIcooperazione

“Mettere dei punti fermi ed evitare la caccia alle streghe”. Lo chiede a gran voce Maurizio Gardini, numero uno di Confcooperative che traccia una sorta di bilancio estivo e punta il dito contro il sistema delle false cooperative, quelle dove pochi furbetti si arricchiscono alle spalle degli altri e di chi lavora per loro, spesso costretto a farlo in condizioni precarie e di scarsa – se non addirittura inesistente – sicurezza.

“Non esiste altro percorso che quello della legalità – tuona Gardini -, una linea che sosteniamo da sempre e continueremo a sostenere con fermezza, individuando le misure più adeguate insieme a magistratura e forze dell’ordine, Anac e ministero dello Sviluppo Economico.  Vogliamo essere protagonisti di un cambiamento e dare il nostro contributo per il ripristino della legalità e per questo abbiamo iniziato dando vita al progetto ‘Stop False Cooperative’.Maurizio-Gardini

“I nostri centri studi  – continua Gardini – stimano che sono oltre 120 mila i lavoratori delle imprese che non aderiscono all’Alleanza delle Cooperative e che operano all’interno di false cooperative di servizi (logistica, facchinaggio, pulizie, multiservice), in un limbo non monitorato, senza tutele o con garanzie parziali con una perdita netta, in termini fiscali e previdenziali, di oltre 750 milioni di euro l’anno”.

“Una concorrenza che determina danni d’immagine, oltre che economici, alla buona cooperazione. Una cattiva economia che scaccia la buona, prova ne sia che oltre 4 mila cooperative tra quelle che operano legalmente, corrono il rischio di morire di legalità a causa della concorrenza criminale delle false cooperative”.

Ma, chiarisce il numero uno del sistema cooperativo “bianco”, la necessità di imporre regole e ripristinare la legalità non si ferma qui. “Se le false cooperative sono un male evidente e un fenomeno conosciuto su cui occorre solo poter intervenire insieme al Ministero con controlli più serrati e insieme ai sindacati per denunciare il non rispetto dei contratti per i lavoratori, un fenomeno altrettanto pericoloso è rappresentato da quelle cooperative che pur avendo i requisiti delle vere smarriscono la strada”.

Un vero e proprio j’accuse contro chi ha messo da parte l’animo cooperativo per fare posto a quello più prettamente economico e legato al facile profitto.

“Un esempio – attacca Gardini – sono le cooperative coinvolte nell’inchiesta Mafia Capitale che hanno applicato correttamente i contratti di lavoro, hanno versato regolarmente i contributi, ma sono state guidate da un management senza scrupoli, si sono aggiudicate le gare di appalto corrompendo chi era preposto al loro controllo, tanto tra la politica, di questa e di quella coalizione, tanto facendo breccia dentro i gangli di una parte della Pubblica Amministrazione e delle Istituzioni a tutti i livelli”.

“Però – chiarisce senza se e senza ma -, non accettiamo che una decina o poco più di cooperative, impelagate in inchieste di corruzione, bastino per fare processi sommari e arrivare al risultato che cooperazione = corruzione”.

“Condanniamo Mafia Capitale – sottolinea Gardini -, ma rifiutiamo che la spettacolarizzazione dell’azione criminale di alcuni amministratori di cooperativa cancelli con un colpo di spugna tutto il resto. Serriamo i ranghi. Stringiamo i controlli, per le cooperative ma anche per le imprese in generale e sulla politica. Perché se c’è chi è pronto a corrompere danneggiando l’economia pulita è anche vero che c’è chi è pronto ad essere corrotto o addirittura a ‘richiedere’ alle imprese alcuni comportamenti illeciti. Noi siamo pronti a lavorare con le istituzioni, ma siamo stanchi di processi sommari fatti ogni giorno. Occorre uno scatto di reni da parte di tutti. È necessario unire le forze migliori del Paese, far leva sulla capacità di fare sistema, in una rete di protezione che sia in grado di rilanciare l’economia migliore, emarginare chi delinque, dare al nostro territorio e alle generazioni future una speranza. Altrimenti – conclude – è caccia alla streghe che non rende giustizia a nessuno”.

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