Confapi Padova: i veneti devono pagare 4,9 miliardi di tasse. Da governo solo promesse

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di ANGELO VALENTINO – Giugno, brutto mese. Arriva la bestia. Ovvero il calendario delle scadenze fiscali. Sembra la dichiarazione di morte, non dei redditi, perché se ne esce sconfitti e mortificati.
Vediamo alcune scadenze… Per iniziare, il 17 giugno si sommano insieme ben 65 adempimenti, fra cui 59 versamenti. Per citare solo gli appuntamenti principali, va ricordato che quello è l’ultimo giorno utile per pagare l’acconto su Imu e Tasi, tasse riguardo alle quali è venuto meno il divieto di aumento dei tributi locali rispetto al livello 2015, con la conseguenza che in molti Comuni le aliquote, in quella che sarà la successiva fase di saldo, potrebbero aumentare.

Ma il peggio deve ancora arrivare. Le partita Iva che hanno scelto di pagare il dovuto a rate, con la prima quota il 18 marzo, dovranno saldare i contributi entro il 17 giugno. Ma anche la Tasi va versata il 17 giugno e riguarda tutti i soggetti proprietari di casa con eccezione delle abitazioni principali non ”di lusso”.

Cosa dicono gli imprenditori? Peste e corna. Fabbrica Padova, centro studi di Confapi, stima che il peso che graverà sui contribuenti veneti sarà di circa 4,9 miliardi e che, in particolare, quello sui contribuenti padovani sarà di quasi un miliardo, ovvero 970 milioni, considerando imprese e famiglie.

“E all’ammontare delle cifre si aggiunge l’asfissiante peso della burocrazia, a dispetto dei proclami dei vari governi che si sono
succeduti negli anni. Quello in carica, in particolare, si è presentato come il Governo del cambiamento, ma non ha cambiato nulla.
Anzi, con il suo approccio tragicamente dilettantesco sembra perdere il controllo di ciò che già c’era”, denuncia forte.

Poi c’è l’elenco delle doglianze.

“L’Italia continua a occupare posizioni di fondo classifica nella graduatoria del Paying Taxes della Banca mondiale-Pwc. L’ultima edizione del rapporto (del 2019, relativa al 2017), evidenzia come il total tax rate sia tornato a salire, assestandosi al 53,1%, rispetto al 48% dell’anno precedente. Per quanto riguarda poi il tempo necessario a una Pmi per svolgere alcuni adempimenti fiscali standard (calcolare e pagare l’imposta sulle società, l’Iva, le imposte sui salari e i contributi) siamo a 238 ore all’anno, lo stesso impiegato in Messico. Nell’Unione Europea soltanto Portogallo, Polonia, Ungheria e Bulgaria fanno peggio. Le incertezze interpretative complicano il quadro, rendendo il sistema simile a una giungla, come potrà confermare qualsiasi commercialista, costretto a barcamenarsi fra scadenze attese e possibili proroghe, spesso necessarie”.

Ma quali sono le ragioni sottostanti? “Viene facile indicare un sistema che pretende dati a profusione dal contribuente rendendo il quadro fiscale farraginoso o ostile, come dimostra anche l’alto numero di contenziosi tributari. E poi sono da considerare i ritardi con cui l’amministrazione predispone gli strumenti indispensabili per mettere i contribuenti nella condizione di poter adempiere ai propri obblighi fiscali, basti pensare solo all’obbligo della fatturazione elettronica, introdotta a gennaio tra informazioni incomplete e istruzioni incerte. Chi ci governa continua a promettere soluzioni taumaturgiche, tra flat tax e nuovi condoni, ma di una vera semplificazione, oggi indispensabile come l’aria per respirare, non c’è traccia”, conclude.

E per forza… Quanto rendono i veneti allo Stato a giugno? 4,9 miliardi. Senza una rivoluzione federale, avanti così con la sacra trinità tricolore.

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One Comment

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Credo che se continueremo cosi’ non vedremo mai la luce in fondo a tunnel in cui ci siamo cacciati senza saperlo oppure sapendolo ma accettandolo. Eppure anche qui nel Veneto sono oltre 20 anni che stiamo assistendo ad una crisi strisciante, lenta ma inesorabile. Solo gli indipendentisti Veneti, non tutti, sono consapevoli dei mali che ci affliggono e mi si permetta di dire che sono molto avanti rispetto alle classi dirigenti che ancora ci governano in tutti i settori della società.
    Dopo essere stati depredati delle nostre tasse per oltre 150 anni con la scusa della solidarietà che solidarietà non è più poiché è diventata semplicemente assistenzialismo a fondo perduto, ora SALVINI sta tergiversando sull’autonomia che ormai ci spetta di diritto e non più per benevola concessione.
    Salvini deve sapere e spero che lo legga questo giornale che i Veneti non voteranno alle prossime elezioni Regionali la LEGA poiché è già nato IL PARTITO DEI VENETI e anche se ancora in fase di organizzazione potrà senz’altro essere un’alternativa valida alla LEGA se non approverà e farà approvare l’autonomia prima di queste elezioni. Dopo sarebbe un errore strategico pagato a caro prezzo.
    Il VENETO, ma anche altre regioni interessate all’autonomia, ha la possibilità di svilupparsi ulteriormente ma senza autonomia non è possibile trovare risorse per ribaltare le politiche centraliste che hanno sempre fallito essendo lontane dai territori ed in particolar impiegando tempi biblici per le cose da fare anche le più facili e semplici o al contrario complicando la vita a chi vorrebbe fare ma non può farlo perché è roma che comanda. . L’amministrazione e la gestione dei territori deve avvenire vicino ai cittadini che li abitano e non più da lontano, come sta facendo anche l’U.E. che vede solo roma e non capisce nulla o poco delle regioni italiane, dei loro problemi, delle loro capacità e delle loro peculiarità. I soldi, la maggior parte devono rimanere nei territori che li producono. La centralizzazione delle risorse serve solo a mantenere privilegi, ruberie, sprechi ed evitare che qualcuno possa alzare la testa e far intravedere ancora più marcate le differenze tra regione e regione che a tutt’oggi hanno ormai spaccato questo paese in più di tre tronconi ed hanno creato cittadini o sudditi di serie B e C ….di cittadini di serie A se ne trovano solo nei palazzi del potere della pubblica amministrazione, etc..etc.etc…
    Verrebbe da dire: ” si salvi chi può ” ma forse è ancora troppo presto. L’Italia dovrà cadere ancora più in basso ed allora forse ci sveglieremo tutti un giorno con la voglia e la presunzione concreta di cambiare questo paese che sarà anche il più bello del mondo per mille motivi ma che è stato gestito da cani rabbiosi di potere e di voglia di arricchimento senza freni né remore.
    E’ sempre e sarà sempre una questione di uomini. D’altronde posso anche capire che mettersi in politica al giorno d’oggi non è cosa facile né cosa che non possa far riflettere per le relative conseguenze. Dopo i dilettanti allo sbaraglio, punto più basso mai raggiunto, è sperabile che ci sarà una risalita con uomini capaci, preparati, ma, soprattutto con un’etica di un certo livello e disposti a mettersi al servizio dei cittadini e del Paese, con devozione e spirito da statisti e non da politicanti di cui ne abbiamo in sovrabbondanza.
    WSM

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