Con i catalani e l’Icec per l’autodeterminazione. Ora a Bruxelles

di REDAZIONE

Li hanno chiamati così. “Percorsi di autodeterminazione, l’esperienza catalana”.

D’altra parte quella catalana è e resta una delle più prossime testimonianze di presa di coscienza che per vincere una battaglia contro lo Stato occorre alzare le bandiere dell’identità. E così, nella terra di sicuro più sensibile alla guerra di trincea per l’indipendenza del Nord, ad Arzignano, distretto vicentino di pelli e concerie che ancora sopravvive all’avanzata della desertificazione artigianale e industriale, l’altro giorno si è parlato di come marciare a ranghi serrati, dove possibile, facendo fronte comune.

C’erano esponenti di Veneto Stato d’Europa, c’erano esponenti catalani delle municipalità e c’era chi sostiene la raccolta di un milione di firme in Europa per l’autodeterminazione del popoli, abbracciando tutte le sigle, le associazioni, i movimenti che vogliono aderire a questa strada possibile per la libertà.

C’erano Joseph Ximenis, dell’associazione municipi indipendentisti catalani, Johan Vives, storico catalano, Anna Arquè, portavoce per la Catalogna della raccolta firme dell’Icec per l’autodeterminazione dei popoli in Europa; con loro i promotori dell’iniziativa dell’associazione culturale Veneto Stato d’Europa, Davide Lovat, Antonio Guadagnini, Alberto Montagna di Raixe Venete, Stefano Cotrozzi, giornalista del Corriere Vicentino a moderare il dibattito,  Fabrizio Comencini,  segretario di Liga Veneta Repubblica, Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veneto di Futuro popolare, e una delegazione del Centro Studi l’Insorgente con Sergio Terzaghi.

Per tutti l’appuntamento è a Bruxelles il 30 marzo prossimo, quando i promotori della raccolta firme dell’Icec manifesteranno per ribadire le ragioni dei popoli che non intendono sottostare al dominio delle burocrazie e degli stati nazionali.

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