Comuni sciolti per mafia. La secessione certificata del Sud dalla legalità. Ma anche al Nord…

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di ROBERTO BERNARDELLI – C’è un documento di straordinaria importanza che sancisce, anche nella gestione dei Comuni, una profonda spaccatura tra Nord e Sud. Ed è l’ultimo dossier di Openpolis sui Comuni commissariati. Una secessione dalla legalità per mafia, principalmente, che porta allo scioglimento dell’ente e all’arrivo dei commissari prefettizi. In testa ci sono Campania, Calabria, Sicilia.

Ma c’è in più un altro dato urgente da trattare. Tra il 2001 e il 2009 i comuni al nord sciolti per mafia sono stati zero, dal 2010 al 2017 sono stati 6.  E nell’ultima relazione, l’allora ministro dell’Interno, Minniti, ha affermato che “D’altra parte le indagini giudiziarie hanno accertato la delocalizzazione/colonizzazione mafiosa, confermando la presenza invasiva della criminalità organizzata nel nord Italia, caratterizzata da una penetrante capacità di infiltrazione, soprattutto della ‘ndrangheta, nell’economia legale di comuni anche di piccole e medie dimensioni”. Cos’è accaduto? La crisi ha spostato l’attenzione della criminalità mafiosa sulle imprese incapaci di resistere alla concorrenza, ai crediti inesistenti delle banche? Ma qui si parla di pubblica amministrazione e cioè di assenza totale di anticorpi in cambio di appalti facili, permessi facili. I sindaci, gli assessori del Nord si sono mafiosizzati? La risposta è sì.

Il motto è diventato “così fan tutti”. D’altra parte ci stanno dicendo che nord e sud sono uguali, che i problemi del Sud sono gli stessi del Nord. Evidentemente sì, se si prende il peggio e gli si dà cittadinanza.

Leggiamoci allora ampi stralci al dossier di Openpolis. Per chiarirci le idee, per documentare due Italie ma anche per certificare che alcuni utili idioti hanno preso alla lettera il motto “prima gli italiani”. Se questi non sono vizi italici, cosa sono sennò?

 

rassegna stampa

di Openpolis – I provvedimenti con cui il presidente della repubblica, su proposta del ministro dell’interno, dispone di sciogliere un consiglio comunale sono un indice indiretto dell’efficienza delle amministrazioni locali. Quando ciò avviene gli organi di rappresentanza democratica vengono sospesi, ed entrano in gioco i commissari straordinari, prefetti mandati dal ministero dell’interno a riempire il vuoto creato.

170 comuni all’anno commissariati dal 2001 al 2017 (…).   Commissari possono infatti essere chiamati a operare in un comune (oltre che per infiltrazioni mafiose, ndr) quando non vengono presentate liste elettorali, quando non viene raggiunto il quorum alle elezioni, o quando la tornata elettorale viene annullata per irregolarità. Quando, in pratica, gli organi di rappresentanza locale non vengono formati.

I mali che affliggono i comuni italiani

In un modo o nell’altro i commissariamenti, cioè l’intervento dell’apparato pubblico nelle abituali dinamiche di rappresentanza democratica, sono quindi uno strumento per valutare lo stato di salute delle istituzioni locali. Analizzando i dati di questa materia è possibile far emergere alcuni dei mali che affliggono i comuni del nostro paese: dalle infiltrazioni mafiose ai pluri commissariamenti passando per l’incapacità di svolgere regolarmente elezioni democratiche. Ma ogni numero, e ogni commissariamento, è una storia a sé.

Il comune di San Luca, città calabrese in provincia di Reggio Calabria, è senza sindaco da 1.963 giorni, cioè dal 17 maggio del 2013, giorno in cui il consiglio è stato sciolto per ingerenze della criminalità organizzata. Dopo la proroga del commissariamento nel 2014, per 3 tornate elettorali consecutive, ultima in ordine di tempo le amministrative 2018, non sono state presentate liste elettorali. La difficoltà che appare emergere in determinati comuni è proprio quella di ristabilire il funzionamento abituale dei processi democratici di rappresentanza. Dei 99 comuni attualmente commissariati, 4 lo sono perché per ben 2 volte di fila non si è riuscito a svolgere regolarmente un’elezione. Insieme a San Luca abbiamo infatti Austis e Magomadas in Sardegna, e Rodero in Lombardia.

Il comune di San Luca (Reggio Calabria) è senza sindaco da quasi 2.000 giorni.

Incapacità di “curare” le istituzioni che può voler dire sia non riuscire a svolgere un’elezione, sia ciclicamente ricadere in difetto, trovandosi commissariati dal ministero interno varie volte in pochi anni. I consigli comunali di Bova Marina e Platì, entrambi in provincia di Reggio Calabria ed attualmente commissariati per ingerenze della criminalità organizzata, sono stati sciolti già 3 volte dal 2011 ad oggi.

 

Quanti comuni vengono commissariati all’anno

Dal 2001 al 2017 una media di 170 comuni sono stati commissariati ogni anno, circa il 2% dei quasi 8.000 comuni italiani.
Una costante che inevitabilmente segue gli avvenimenti politici nazionali, e una breve storia recente del nostro paese ne è una conferma.

Con l’arrivo del governo tecnico guidato da Mario Monti i commissariamenti sono aumentati del 26%, passando dai 169 del 2011 ai 213 del 2013. Un numero che da molti è stato spiegato anche con la presenza di Annamaria Cancellieri alla guida del Viminale, un ex prefetto e quindi più vicino alle istanze delle prefetture. I numeri poi con l’inizio della XVII sono iniziati a scendere: nel 2014 (primo anno pieno della legislatura) è stato registrato il dato più basso di comuni commissariati tra gli anni presi in esame. Nei successivi tre anni (2015, 2016, 2017) i numeri sono cresciuti, ma rimasti comunque ampiamente sotto la media degli anni precedenti.

Da gennaio ad agosto 2018 sono stati sciolti 119 consigli comunali, circa 15 al mese. A questa media l’anno in corso è destinato a registrato uno tra i dati più alti dal 2001 ad oggi.

Dove vengono sciolti i comuni in Italia

Se il fenomeno ha caratterizzato la storia recente del nostro paese in maniera costante, la stessa uniformità di dispersione non si può dire per le regioni che sono state coinvolte.Oltre il 50% dei commissariamenti dal 2001 ad oggi hanno riguardato comuni del sud Italia, un dato che nel 2017 si è persino spinto oltre il 60%. Regione più coinvolta è stata la Campania con 533 commissariamenti, il 18,70% dei provvedimenti registrati. Molto distanziate le altre regioni che guidano la classifica: Lombardia con 378 provvedimenti (il 13,26% del totale), la Calabria con 355 (12,45%), Puglia con 267 (9,37%), Piemonte con 255 (8,94%) e Lazio con 231 (8,10%).

I comuni vengono sciolti in tutto il paese, ma l’incidenze del fenomeno nelle regioni del sud è maggiore.

… alte invece le percentuali del nord e del sud Italia, incluse le isole. Significativo sotto quest’aspetto il fatto che dal 2010 ad oggi i dati del nord Italia siano in crescita, segnando, almeno dal punto di vista generale, un leggero cambio di tendenza. Tra il 2001 e il 2009 l’incidenza dei comuni del nord sul fenomeno (percentuale di comuni del nord sul totale di quelli coinvolti) era in media del 31,21%, dal 2010 ad oggi la percentuale è salita al 35%. Di riflesso l’incidenza dei comuni del sud e isole è passata dal 56% al 51%. Cambiamenti non determinanti, ma che rappresentano comunque una novità nazionale da segnalare.

… Nel 2017 il 6,98% dei comuni pugliesi è stato commissariato, il 6,44% di quelli calabresi e il 5,82% di quelli campani. Molto più bassa la percentuale per le altre regioni maggiormente coinvolte dal fenomeno: Lazio (2,91%), Lombardia (1,12%) e Piemonte (0,67%). Questo vuol dire che se da un lato in tutt’Italia vengono sciolti consigli comunali, l’incidenza del fenomeno nelle regioni del meridione è molto superiore.

I comuni ricorrenti

Tra il 2011 e il 2017 133 comuni sono stati commissariati più di una volta, ed oltre il 70% di essi sono al sud. Quest’ennesimo dato ci racconta proprio delle difficoltà di alcuni territori di uscire in maniera sana da provvedimenti di scioglimento, rimanendo spesso incastrati in anni di gestione straordinaria dei prefetti. Trentasei dei 133 comuni in questione sono in Campania, il 27% del totale e soprattutto il 6,55% dei comuni regionali. Ventisette invece i comuni calabresi e 24 quelli pugliesi.

Storicamente il fenomeno ha principalmente riguardato le regioni del sud Italia, ed in particolare 3: Campania, Calabria e Sicilia. Ciò detto negli ultimi anni abbiamo testimoniato una crescita del fenomeno anche altrove. Tra il 2001 e il 2009 i comuni al nord sciolti per mafia sono stati zero, dal 2010 al 2017 sono stati 6. Una cambiamento che, per quanto minimo, dimostra l’inizio di una nuova fase, che vede la criminalità organizzata protagonista anche nelle regioni del settentrione. Un elemento emerso anche nella relazione dell’allora ministro Minniti al parlamento a marzo di quest’anno.

“D’altra parte le indagini giudiziarie hanno accertato la delocalizzazione/colonizzazione mafiosa, confermando la presenza invasiva della criminalità organizzata nel nord Italia, caratterizzata da una penetrante capacità di infiltrazione, soprattutto della ‘ndrangheta, nell’economia legale di comuni anche di piccole e medie dimensioni”

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4 Comments

  1. Roberto Colombo says:

    anche al Nord, i protagonisti di episodi mafiosi hanno tutti cognomi che denotano origine araba o del Sud Italia: fatta qualche rara eccezione, non è quindi esagerato dire che la Padania è estranea alla mafia

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