“COMPRO ORO” COME I FUNGHI. CE N’E’ UNO OGNI 6/7 MILA ABITANTI

di ERNESTO VALVASSORI

Ma hai visto quanti negozi che comprano oro? Nell’ultimo triennio, sicuramente, avrete sentito qualcuno porre questa domanda ad un amico, o magari a voi stessi.

Effettivamente, ma non è solo un fenomeno italiano, i “Compro oro” sono passati da bugigattoli a realtà imprenditoriale ormai consolidata nel tessuto economico, con punti vendita sempre più presenti lungo tutto lo stivale. Sono negozi che comprano i gioielli da privati, per poi inviarli a ditte specializzate che provvedono a fonderli e raffinarli per ottenere oro puro, successivamente rivenduto sul mercato. Continuano a spuntare come funghi, con cartelloni pubblicitari disseminati per le strade della città.

“Le attività di questo genere sono aumentate e continuano ad aumentare in modo esponenziale” – dichiara a LABITALIA il presidente del Comitato tecnico-scientifico dell’associazione nazionale ‘Tutela i compro oro’, Nunzio Ragno. Che spiega: “Siamo passati da un rapporto di un esercente ogni 13 mila abitanti, di solo due anni fa, all’attuale rapporto mediamente calcolato in uno a 6-7 mila abitanti. Si tratta di un fenomeno in ascesa netta, tant’è che le questure pullulano di richieste di licenze nuove”.

Un’impennata che, però, non potrà durare in eterno, come spiega lo stesso Ragno, non foss’altro che per una legge di mercato: “Ad oggi, non ci sono elementi da cui desumere che ci sarà un calo imminente, e non perché l’oro prolifera da sé, ma perché ce n’è ancora tanto detenuto dai privati. Ci saranno cali rispetto agli attuali volumi nei prossimi 3-4 anni, ma è un circolo che non si potrà esaurire del tutto”.

Si tratta di un’ascesa, però, non ugualmente distribuita sul territorio della penisola, che anche in questo settore è spaccata tra settentrione e meridione. “Nelle regioni del Nord, come Piemonte e Trentino, il fenomeno -spiega ancora Ragno- è minore perché è minore la detenzione di metallo, così come l’attitudine alla vendita. Le regioni più colpite dal fenomeno, invece, sono Lazio e Campania; aggredite anche a livello speculativo da parte dei privati che cercano di vendere per ricavare di più, a fronte di un minor guadagno degli esercenti. Questo – spiega il dirigente dell’associazione – proprio perché ci sono tantissimi Compro oro. Il gap si spiega col fatto che, in sostanza, le realtà economiche sono differenti”. Sai che novità.

Secondo il “Rapporto Italia 2011”, stillato da Eurispes, negli ultimi due anni i negozi “compro oro” in Italia sono quadruplicati, generando un giro d’affari di circa tre miliardi di euro all’anno; solo in Emilia Romagna si è riscontrato un vero e proprio proliferare di questo genere di attività, che tra il 2009 e il 2011 hanno fatto registrare un incremento pari al 25%. Si tratta di una crescita esponenziale, favorita anche dall’esistenza di procedure amministrative piuttosto snelle. Il che ha dato adito al sospetto che dietro queste attività si celi la criminalità organizzata.

In generale, i Compro oro hanno una buona appetibilità per chi li vuole aprire: in un momento così sfavorevole riescono a produrre profitti, legati alla commerciabilità degli oggetti preziosi. In questo segmento di mercato “approdano diverse tipologie di imprenditori anche perché altre attività sono state inflazionate dalla crisi”.

La domanda che tutti si pongono è: ma quali sono i motivi che spingono la gente a rivolgersi ai Compro oro? Risponde ancora Ragno: “L’oro, quello sotto forma di gioielleria obsoleta, è quello che la gente vende per motivi prettamente economici; anche se, oggi, mostrano interesse anche nicchie di mercato che, pur potendosi permettere di tenere l’oro, hanno interesse nel convertirlo in moneta corrente per poter fare acquisti”.

Non solo: Secondo il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, i “Compro Oro”, sono un ottimo metro di valutazione per capire il livello di crisi che un Paese sta attraversando. L’8,5% del campione intervistato ha dichiarato di aver preferito la vendita del proprio oro, piuttosto che fare ricorso ad un prestito in banca. La fiducia nei confronti degli istituti bancari è ai minimi storici e a rendere più difficile la situazione vi sono anche le complicate condizioni d’accesso ai prestiti che le banche impongono. Rivolgersi ad un “Compro Oro” permette di avere una disponibilità economica sicura e immediata, nonostante questo significhi privarsi di un oggetto dal valore anche simbolico oltre che materiale.

L’associazione “Tutela i Compro oro” si lamenta, però, per la mancanza di regole, anche se le affermazioni di Ragno sono assai vaghe: “Al momento gli operatori non sono investiti da norme chiare, precise e condivise. Inoltre, sta passando il concetto che i Compro oro sono tutti ricettatori, ma non è vero, e deve essere colpito solo chi va fuori dai ranghi”. Servono forse nuove leggi per mettere fine ai luoghi comuni? Forse serve più sicurezza, visto che gli assalti ai titolari di queste attività sono anch’essi in aumento.

 ASSOCIAZIONE ANTI-RICICLAGGIO E IL DISEGNO DI LEGGE

“I dati pubblicati dall’Eurispes nel Rapporto Italia 2012 confermano l’andamento crescente di questi ultimi anni del ricorso da parte degli italiani ai cd. Compro oro sostanzialmente come forma di finanziamento alternativo al credito bancario. Il fenomeno in questione era stato denunciato già da tempo da uno studio di AIRA (associazione italiana responsabili antiriciclaggio) in collaborazione con ANOPO (associazione nazionale operatori professionali in oro), nel quale vengono riportate le ragioni dello sviluppo esponenziale dei negozi Compro oro in tutto il territorio nazionale e dei rischi ad esso connessi.

Secondo i suddetti dati, l’ 8,5% degli intervistati ha dichiarato di aver fatto ricorso ai Compro oro per ottenere denaro, il che denota un duplice profilo: da un lato la stretta creditizia imposta dal settore bancario alle imprese e alle famiglie -anche per importi di modesto valore-; dall’altro il rischio conclamato che dietro a queste attività si nascondano, o possano sorgere, fenomeni criminogeni. Si fa riferimento in particolare al rischio di forme alternative di usura, sistemi di riciclaggio di denaro e forme di finanziamento della criminalità.

Questo dato riflette una situazione per certi versi al limite della legalità che merita particolare attenzione da parte delle Autorità di Vigilanza. In questo senso e’ da segnalare la proposta di modifica della normativa del settore-presentata da AIRA e ANOPO- che ad oggi non rispecchia più le esigenze da un lato di legalità e dall’altro di tutela del consumatore. Appare altresì utile sollecitare un intervento delle Autorità anche in chiave ermeneutica per porre fine a quelle discrasie generate da interpretazioni per certi versi affrettate e che hanno avuto come conseguenza quella di fornire al settore indicazioni divergenti rispetto al dettato del legislatore del 2000.

Il presidente di AIRA, Ranieri Razzante, avrà nei prossimi giorni degli incontri con alcuni parlamentari per la calendarizzazione di specifici interventi legislativi.”

 

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3 Comments

  1. Compro Oro says:

    La problematica principale è che non c’è controllo. Per garantire i privati, le aziende concorrenti e soprattutto per evitare il riciclaggio di denaro sporco.
    A causa di molti elementi oggi i compro oro sono visti da molte persone come degli strozzini legalizzati, dei truffatori, degli approfitta tragedie altrui, ma non è così. Come in tanti settori vi sono le mele buone e quelle grame, quindi c’è bisogno di fare molta attenzione e di più controlli sia in fase d’autorizzazione dell’apertura di questi negozi sia ad un controllo costante nel tempo.

  2. Mauro Cella says:

    Vi racconto la mia esperienza.
    Qualche anno fa sono stato colpito dalla “febbre dell’oro” e ho iniziato a fare piccoli ma costanti acquisti di metallo prezioso sotto forma di monete facilmente commerciabili (krugerrand, pesos messicani etc).
    Lo scorso anno, incuriosito da queste attività commerciali, ho provato a vedere cosa avevano da offrire in vendita.
    Il risultato mi ha dato una misura sia di quanto grande sia la miseria che ci sta colpendo e quando poco oramai la gente pensi al futuro… niente monete ma tante catenine, anelli, collane. In sintesi chi ha le monete (che sono una forma di assicurazione nei confronti dell’inflazione monetaria) se le tiene strette, chi ha dell’oro in casa lo vende il più in fretta possibile, vuoi perché ha effettivamente bisogno di liquidità, vuoi perché cede alla tentazione di barattare un bene duraturo per banconote che vengono inflazionate a piacere.
    Che fine fa questo oro? Quello che non viene rivenduto (direttamente o tramite gioielleri specializzati in vintage) prende la via dell’Asia, dove viene fuso e trasformato in gioielli o lingotti per i risparmiatori cinesi ma soprattutto indiani che, tradizionalmente, vedono l’oro come una forma di accumulo sicura dalle pulsioni inflazionistiche di governi e banche centrali.
    E non è così solo in Italia: in tutta Europa, vuoi per necessità, vuoi per sfizio, l’oro viene trasformato in contanti e prende la via dell’Asia.
    Non ricorda quello che è avvenuto nel corso della Rivoluzione Industriale, quando le nobili famiglie decadute, si svendevano argenteria e dipinti ai borghesi?

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