Commercio: il 2012 rischia di finire con 150 mila negozi chiusi

di REDAZIONE

Confcommercio stima una diminuzione per il 2012 del 3,3% procapite dei consumi. Un dato che allarma se associato al calo del Pil come ormai è scontato. Secondo i calcoli della Confederazione dei commercianti, nel 2011, sono state costrette a chiudere oltre 105 mila imprese commerciali, e di queste 62.477 punti vendita al dettaglio, che si traduce in un saldo tra le nuove attività messe in piedi e quelle cessate negativo per oltre 34 mila unità e guardando ai soli negozi la differenza, sempre in negativo, è stata di 18.648». Il 2012, visto il prolungare della recessione, non si prospetta più roseo.

Addirittura per la differenza tra imprese nate e cessate si attende un dato peggiore del 2011: da 18 a 20 mila nel solo comparto delle vendite al dettaglio. Questo significherebbe la chiusura di 65 mila negozi. Inoltre se si allarga lo sguardo al complessivo settore commerciale, incluse le aziende all’ingrosso e quelle di vendita di auto e moto, la fine delle attività oltrepasserebbe la quota di 105 mila, e alcuni scommettono anche che arrivi a toccare i 150 mila. Si tratta di uno scenario negativo e sconfortante se si aggiunge l’ovvio calo dei consumi. I negozianti lanciano l’allarme: le famiglie, dotate di minore potere d’acquisto, destinano alle spese sempre minor budget. Unica nota positiva: lo sviluppo del terziario dei servizi alla persona. Con l’incremento della disoccupazione e dell’incertezza da parte dei lavoratori per il futuro sono infatti aumentate le imprese di assistenza sanitaria, trasporti, consegne a domicilio, riparazioni, informatica e di parrucchiere.

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3 Comments

  1. Dan says:

    I 150 mila imprenditori che hanno chiuso, prenderanno i fucili e andranno a sparare ? No.
    Dal momento che è irrispettoso convincersi che sono stupidi e codardi, diremo che hanno fatto tutti il 6 al superenalotto.
    Mettiamoci l’anima in pace: viviamo nell’era dell’ottimismo come il fu Tonino Guerra e come lui di ottimismo ci moriremo.
    Dobbiamo evolverci, dobbiamo modernizzarci: essere dei pigliainculo non è un male, essere parte passiva nel trenino dell’amore voluto dall’europa non è un peccato, non è oggetto di vergogna come avrebbe potuto essere per i nostri nonni. A noi piace essere sbattuti come banderuole, piace quel senso, quel non so che, ti prende e ti spinge da dietro. Noi ringraziamo, mica ci incazziamo, reagire poi manco a pensarci quindi che chiudano pure 150 mila negozi entro la fine dell’anno: fino a quando i loro contributi mancati, più quelli di molti altri, non si concretizzeranno nel fallimento dell’inps e quindi nel blocco totale delle rendite pensionistiche ci sarà vasellina per tutti quindi, ancora una volta, tutti insieme andiamo a fare il trenino con ciuff ciuff monti come capo stazione.

  2. eric says:

    Se la contrazione dei consumi comporta automaticamente la cessazione di attività commerciali significa che le stesse godevano di un’utilità marginale insufficiente, cioè che erano troppi !

    Il commerciante paga l’affitto, le utenze, i dipendenti, le rate dell’arredamento, le tasse (!) ecc.
    Se vende abiti e ne vende uno solo al giorno, ti dice candidamente che deve ricaricare su quel capo d’abbigliamento tutte le spese sopradescritte!

    Se lui e le commesse stanno quasi tutto il giorno a girarsi i pollici in attesa che entri in cliente…non sarà forse colpa loro, ma non è certamente colpa mia !

    Io però devo pagare gli abiti molto ma molto ma molto più di quanto sarebbe ragionevole perché tutti ma proprio tutti i negozi…vendono poco e conseguentemente ricaricano tanto, ma proprio tanto !

    Se consideriamo l’omogeneità degli articoli proposti (in quasi tutti i settori merceologici prodotti identici sono venduti da più esercizi nella stessa area), la riduzione degli esercizi commerciali permette un miglior impiego delle risorse economiche, finanziarie, umane e naturali!

    Purtroppo imprenditori e lavoratori dovranno cercarsi altre fonti di reddito, suggerirei nei settori produttivi, ed a chi sta già iniziando a coprirmi di improperi voglio ricordare che l’Italia è in misere condizioni proprio perché
    da decenni l’unico interesse dei governanti è stato garantire stipendi a tutti, inventando milioni di “posti di lavoro” (ahahah), nel pubblico ma anche nel privato, inutili alla collettività, pagati con un Debito Pubblico in drammatica esplosione.

    Chi pensa che l’autonomia di un popolo si fondi sulla garanzia di uno stipendio anche a chi non ha nulla da fare racconta palle, palle romane !

  3. Gigi says:

    La diminuzione del 3,3% dei consumi è l’ovvia conseguenza dell’aumento delle tasse. Mica ci vuole un genio per capirlo. Se l’IVA la porto al 21% rispetto al 20% chiaramente i consumi calano dell’1% visto che gli stipendi sono fermi da anni..

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