Comencini: indipendenza in Veneto. E ora alleanza con i lombardi

di STEFANIA PIAZZOzaia

… ma anche due. Due consiglieri regionali indipendentisti contro i tre di Forza Italia. Certo, i ritardi per l’interpretazione ministeriale sull’attribuzione dei seggi ne farebbe perdere uno ma tra corsi e ricorsi, Indipendenza Noi Veneto con Zaia conta di confermare il bis, alla faccia del Viminale. Basta avere pazienza ancora un momento. Intanto Fabrizio Comencini gongola. Espulso da Bossi del 1998, vicepresidente di Alleanza Libera Europea, partito che tiene insieme tutte le realtà indipendentiste europee, rientra in squadra con Luca Zaia e sa di avere un mandato su tutti. Quel referendum consultivo sull’indipendenza. Ma sa anche, e ce lo spiega, che il tempo dell’indipendentismo isolato dal resto del mondo non porta lontano. Non nel Nord Italia. Il populismo dilaga, che paga è il botta e risposta di pancia dell’elettorato. Ma c’è un’altra via possibile nel pensiero di Comencini.

Allora, Comencini, vi siete presi una bella gatta da pelare…

“Siamo riusciti a realizzare un coordinamento tra le varie anime indipendentiste, superando divisioni personali, trovando l’accordo con la lista del presidente Zaia. E’ stato un lavoro di sintesi epocale ma adesso tocchiamo con mano il risultato. Due consiglieri regionali, contro i tre di Forza Italia. E’ una rivoluzione copernicana”.

E adesso, come pensate di capitalizzare il risultato?

“Poter ottenere il referendum. Anche se consultivo, sull’indipendenza del Veneto. La responsabilità è tanta… D’altra parte Zaia ha detto che difenderà tutte e due le leggi di referendum che erano state approvate nella scorsa legislatura, le leggi 15 e 16 del 2014, sull’autonomia speciale del Veneto e sull’indipendenza, che è quella che a noi interessa sopra ogni altra cosa. Ora sono al vaglio della Consulta dopo il ricorso del governo. Zaia è pronto a ricorrere alla corte europea dei diritti dell’uomo e al tribunale europeo in caso di bocciatura. Quindi noi siamo con chi si schiera dalla parte della libertà dei popoli. Da questo scaturisce l’alleanza che abbiamo sottoscritto”.

Con la sinistra non c’erano possibilità di dialogo?

“Queste state elezioni molto particolari, per la scissione di Flavio Tosi dalla Lega. Su Verona città ha portato via quasi il 35%, in provincia il 27%, piazzandosi come seconda lista. Ma Tosi parlava di blanda autonomia, ha sposato un centro, per intenderci, democristiano, che va da Passera ad Alfano. Ha messo sul piatto la sua forza su Verona. Noi dovevamo confrontarci con questo quadro politico. Dall’altra parte c’era una sinistra  statalista, anche se in Veneto ha tentato di vestirsi di temi autonomisti. Ma poi durante le votazioni in Parlamento per la riforma costituzionale ha bocciato per due volte gli emendamenti che volevano portare al Veneto maggiore autonomia”.

Quindi il vostro interlocutore naturale era solo Zaia?

“Sicuramente il governatore quando si è trattato di votare quelle due leggi, è stato in aula ponendo un out out: o si votano o si va a casa. Pur essendo iscritto alla Lega, ha dato un impulso straordinario in quella direzione”.

 E con il resto della Lega?

“Ho visto in gran parte negli eletti della Lega in Veneto e negli eletti della Lista Zaia, la prima in assoluto, un’attenzione forte verso l’indipendentismo. All’interno del consiglio c’è un gruppo quindi di veri indipendentisti”.

Non è forse il tempo di federare le forze indipendentiste venete con quelle lombarde e fare un cartello unico nei prossimi appuntamenti elettorali?

“Lo ritengo possibile e anzi indispensabile. Penso a Roberto Bernardelli e a Giulio Arrighini, di Indipendenza Lombarda. Certo, perché non  creare un nucleo lombardo veneto che tenga la barra dritta contro il ritorno del neocentralismo, pericoloso per le nostre due regioni? Più siamo e migliori sono le nostre prospettive di riuscita. E’ un percorso lungo anni, non giorni, per far capire alla nostra gente che questa è la strada per liberarsi dallo Stato”.

E la gente come percepisce il tema dell’indipendenza? Solo una chimera?

“Ho incontrato migliaia di persone nelle piazze e nei mercati, tutti comprendono il problema, poi però scatta la disillusione: l’indipendenza non ce la daranno mai.  Hanno perso la speranza. Nel Veneto c’è una forte identità rispetto alla Lombardia, dalla bandiera alla lingua, ma non c’è la consapevolezza di potercela fare e i risultati elettorali lo dicono”.

E i vostri rapporti con Indipendenza Veneta come sono oggi?

“Ci siamo scontrati per questioni legate alla campagna elettorale e per una visione diversa dell’azione politica. Ovvero soli contro tutti, col risultato poi che stai a casa e non eleggi nessuno. Ed è un peccato. Ma siamo amici e insieme abbiamo constatato che anche se le sale la sera erano piene, alla fine c’è stata dispersione, i giovani non comprendono fino in fondo cosa voglia dire essere indipendentisti, costruire un futuro diverso”.

Oggi si vince facile col populismo. In Italia come in Catalogna.

“E’ la comunicazione! Chi ha il potere di agire sui social in modo spregiudicato, di cavalcare lo scontento, porta a casa voti facili. Chi sfonda con populismo di poche parole, semplice, affascinante… è diverso dal politico che ha un progetto di più lungo respiro. Il nostro è un progetto molto diverso, va nella direzione di costruire uno stato nuovo, dell’autodeterminazione, dell’autogoverno”.

Sul territorio avete una rete di sindaci?

“I sindaci ci hanno dato una mano, soprattutto nell’area del centroveneto. Molti hanno firmato i documenti per la sottoscrizione del referendum ma anche a casa nostra ci sono primi cittadini che sono attaccati alla fascia tricolore. Insomma, è un lavoro dal basso, culturale”.

Indipendentisti: se si andasse alle politiche, dove collocarsi?

“La sinistra italiana è sempre stata statalista, centralista, non federalista e figuriamoci se indipendentista. Ha avuto aperture verso l’autonomismo solo per opportunismo politico, per accaparrarsi più regioni rosse possibile. Ma fu solo un’operazione di facciata. Per il centrodestra non la vedo diversamente in questo momento. I partiti di centrodestra concederanno qualcosa alla nostre ragioni? Assolutamente no. Se togliamo Lombardia e Veneto, domani mattina tutti vanno a casa, altro che Grecia! Roma è irriformabile e lo può essere se non attraverso l’implosione di questo Stato. Gli indipendentisti potranno decidere se allearsi strategicamente con il centrodestra ma non hanno nulla a che spartire con i Passera di turno o con chi dice che vanno abolite le regioni o con chi propone macroregioni minestrone di popoli. Una cosa è una confederazione tra Lombardia e Veneto, e sarebbe un motore d’Europa formidabile, ma non ha senso unirci all’Emilia Romagna e per certi aspetti anche al Piemonte. Hanno un’altra storia. Così come non ha senso definirsi cittadini del mondo e basta. A chi me lo dice io gli rispondo “sei un mona!”, perché o abbiamo delle radici, un’identità altrimenti siamo un robot nelle mani di altri”.

Che giudizio sulla  scelta della lega di diventare anche partito nazionale?

“E’ una strategia. La Lega vuole porsi come partito che vuole riformare questo Stato? E’ legittima, come è legittima la proposta di Marco Reguzzoni di creare un contenitore attraverso il movimento dei Repubblicani. Ma per quanto riguarda il Carroccio,  tocco con mano il sentimento all’interno della Lega, i miei amici mi dicono “che diavolo abbiamo a che spartire noi con il Sud, con “Noi con Salvini”? Non perché Salvini dica delle stupidaggini, tocca temi estremamente importanti ma lui stesso sa che il Sud del Paese deve trovare un proprio leader. Salvini non può vincere pensando di fare anche il leader del Sud. Si sbaglia”.

 

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8 Commenti

  1. Radetzky says:

    Caterina, per quanto forse troppo “innamorata” dell’eroe Buisato, ha comunque in generale ragione. Lega etc sono certo menom peggio di Moretti o Alfano, ma da qui a sperare che facciano scose concrete per l’indipemndenza ce ne corre.. Non capisco come mai, se veramente ci tengono non dico all’indipendenza ma almeno all’autonomia, Zaja e Maroni non organizzano uno sciopero fiscale. Certamente meno rischioso e più rapido che riempirsi la bocca di referendum per la secessione…

  2. caterina says:

    sì, si, andiamo di cinque anni in cinque anni…
    la coalizione di Zaia cinque anni fa al motto prima il Veneto aveva il 70 per cento dei consensi e poteva risolvere agevolmente il problema che gli era stato posto… adesso va di moda prima il nord, e il consenso è del 50… c’è tempo…c’è tempo! specie se si è giovani e si può pensare ad emigrare…

  3. caterinac says:

    questi veneti che credono di essere protagonisti e invece si accodano sempre a qualcuno e si presentano col cappelo in mano a Roma o a Milano… veneti con l’eterno complesso d’inferiorità che sfruttano la bonomia e la credulità della gente veneta… responsabili dell’eterna attesa e ciechi, forse finti…è cosa che succede, di fronte all’enorme successo che il popolo Veneto cogliendo l’opportunità di un referendum autogestito, ha già ottenuto arrivando alla dichiarazione dell’Indipendenza la primavera dello scorso anno, che ora nel Veneto a cura di chi è veramente interessato dovremmo attuare… invece sembra che ai soliti protagonisti politici piaccia solo parlarne e ovviamente seminare incertezza e rimandando alle calende greche… si legge oggi da qualche parte che anche il referendum catalano Madrid l’ha dichiarato illegittimo… e addirittura la corte costituzionale romana rispondendo due mesi fa all’accalorata esposizione di Morosin sul diritto di autodeterminazione replicò che il popolo veneto non esiste…
    I politici i Veneti non li seguono più… se hanno votato alle ultime regionali lo hanno fatto per bloccare la Moretti… per il resto hanno fatto il meno peggio che si poteva fare… non ce n’è per nessuno di gloriarsi dei risultati… il 55 per cento complessivo che ha votato è inferiore di dieci punti rispetto a quando hanno pututo esprimersi sul solo quesito: Vuoi il Veneto indipendente? SI o NO e il SI è stato dell’89 per cento, oltre tre volte i voti a Zaia e il suo gruppo.. che ora menano il can per l’aia…è un vero peccato!

    • Stefania says:

      Occorre giudicare i fatti. Hanno 5 anni di lavoro davanti, su questo si potrà dire se hanno saputo fare bene o meno.

  4. Gianni Camerini says:

    comencini è un democristiano vecchio stampo , la lista inv è solo un logo nelle mani di zaia , questi figuri stanno all’indipendenza come i cavoli a merenda , altri 5 anni di prese per il culo , comunque bravi , siete riusciti a far mancare un 0,3 che avrebbe consentito a Indipendenza Veneta di entrare in consiglio regionale senza aver mai lavorato in favore dell indipendenza , IV era l’unico soggetto indipendentista che avrebbe potuto incidere in regione, concedo il beneficio del dubbio a qualche persona della lista inv , ma comencini non merita nemmeno questo

    • Stefania says:

      Ci dissociamo da queste affermazioni contro qualcuno a prescindere. La storia di ciascuno va rispettata. Il punto semmai è porsi una domanda: perché l’indipendentismo veneto non è stato capace di trovare una sintesi, di andare unito?

  5. ruggero zigliotto says:

    Fabrizio Comencini fa parte di Indipendenza Noi veneto in quanto leader di Liga Veneta Repubblica, quindi questa intervista è fatto a TITOLO PERSONALE e assolutamente non in rappresetnaza di un cartello elettorale condiviso, farebbe BENE a non dimenticarlo!

  6. caterina says:

    Cosa non si fa per raggiungere una poltrona!… chissenefrega se duemilionotrecentamila e passa veneti si sono già’ pronunciati sul quesito indipendenza SI o NO ! … e tutto sotto gli occhi dell’ OCSE, e tutto già conclamato e asseverato…
    Tutti poltronari, altro che indipendentisti! …disposti a vendere i veneti o a vendersi per un piatto di lenticchie…. meglio se d’oro ovviamente!

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