Come si vince e si perde, non solo in Germania

di STEFANIA PIAZZO

Era già successo in Sassonia. Per 344 voti nel grande land di Hannover la coalizione merkeliana aveva perso. E la Baviera non è stata da meno. La Csu di fatto governerà da sola, l’elettorato moderato ha dirottato il proprio voto altrove, come ha fatto in Sassonia. La Baviera ne esce rafforzata, tanto che la Faz ieri affermava senza essere smentita da nessuno, che il voto di Monaco non è un buon auspicio. A livello federale la cancelliera ha bisogno dei liberali.

Un altro elemento non da poco è capire dentro la Csu quale corrente ha preso più voti, se quella del segretario o di chi ha promosso presso la corte costituzionale i ricorsi contro il il fiscal compact, contro il bilancio che sovrasta le sovranità territoriali, dei parlamenti. Un peso non indifferente, lo sanno i bene informarti, lo ha avuto pure la chiesa cattolica, il cui mondorappresenta il secondo datore di lavoro dopo lo Stato, in Baviera. Un conto però è offrire una aletrnativa al servizio pubblico, altro è occuparsi di troppe questioni terrene. Difettuccio che persino papa Ratzinger non aveva mancato di rilevare con critiche e appunti. Ma gli equilibri sono equilibri….

Sta di fatto che dentro la Csu parte un attacco contro l’Europa dei superstati, grazie soprattutto alla figura di Peter Gauweiler.Di fatto, è un programma anti-Merkel. Contro la finanza da depotenziare, per costruire la politica dal basso. E’ lo stesso Gauweiler ha fare da portabandiera del pensiero dello svizzero Friedrich Dürrenmatt: “L’Europa o sarà elvetica o non sarà”. Anziché straburgizzare gli stati, bruxellizzarli, bisogna “demolirne” il progetto di annientamento, e puntare “sulla  costituzione di un insieme di grandi aree omogenee sul piano economico e geopolitico”. Tombola.

L’esperienza di Monaco e Hannover ci dicono in ogni caso che non esistono feudi politici, non più.  La Cdu ha sbagliato fino ad ora a fare i conti, ha bucato a gennaio con David McAllister, il quasi delfino della cancelliera. Un belloccio che bucava la tv, ma non ha convinto. E soprattutto, come giustamente allora gli analisti avevano scritto, la troppa epurazione ha dato effetti contrari alle aspettative. Anche questa come lezione dovrebbe insegnare qualcosa a chi vuole assimilare a tutti i costi la politica del Nord alle strategie tedesche, fuori e dentro dalla Baviera. Non bastasse, veniva fatto notare che “Dieter Stein, direttore del settimanale berlinese “Junge Freiheit”,  in un suo editoriale rilevava come la CDU che si è presentata alle elezioni, in fondo, non aveva un programma tanto diverso dalla SPD. È il partito disciplinato della Merkel, che ha vinto l’ultimo congresso, ad Hannover nel novembre 2012, con il 98,8 % dei voti. È un partito di funzionari, scrupolosi e ubbidienti. Soprattutto è il partito che, con la gestione Merkel, ha messo da parte i grandi temi etici”.

Non che in questo Paese servano partiti confessionali, ma neppure partiti che rivendicano la libertà di coscienza tranne poi ricordarsi che ci sono le questioni morali quando c’è il voto, quando i genitori hanno problemi con la scuola, quando la polizia non sa più come gestire gli stranieri, quando quando…

Stein scrive: «Dal 2009 la CDU continua a perdere le elezioni, al punto che si è arrivati alla situazione curiosa che la SPD, principale partito di opposizione, è rappresentata al Bundestag, il Parlamento Federale, solo per il 25%, ma governa in 13 Länder su 16 e ha, quindi, la maggioranza nella seconda camera del Paese, il Bundesrat, o camera delle regioni, potendo così bloccare qualunque politica del Governo Federale».

Tuttavia è questo il punto cruciale: «Le elezioni in Bassa Sassonia dimostrano che anche delle piccole minoranze, derise dalla maggioranza che ha il controllo del partito, possono risultare decisive per le sorti di una votazione popolare. In Bassa Sassonia l’1,1% è andato al partito dei Liberi Elettori, euroscettici, ma tendenzialmente conservatori».

In Sassonia e in Baviera il voto è stato contro l’apparato. Il voto è sulle persone, ormai, i progetti e i programmi lasciano il tempo che trovano. Sta a significare che un partito vale l’altro. Sono la carica emozionale e la freschezza a trascinare verso il risultato. Poche idee, progetti che non scadono, persone libere a incarnarli. Il guaio è che da Nord a Sud è tutto un riciccio. Accontentiamoci di guardare la Germania.

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2 Comments

  1. LUIGI says:

    Ma comunque solo il vero LIBERISMO potrà essere la soluzione per l’Europa delle Nazioni (o Etnie che si voglia dire/scrivere) con una buona dose di Federalismo (leggi Miglio) assieme a politiche ambientali ed ecologiche.
    Un bel sogno per chi dorme, un bel pò di lavoro per chi è sveglio.
    Meno figli, una equa ripartizione delle risorse e dei prodotti livellerebbe i modus operandi di tutte le persone facendo ritornare l’UMANESIMO tipo risorgimentale italiano ma su scala mondiale e non solo europeo.

  2. FrancescoW says:

    Questi articoli di Piazzo lasciano il tempo che trovano.

    La CSU fa parte dell’Unione CDU-CSU e di fatto è la CDU della Baviera. Come si fa a dire che il voto bavarese è stato anti-Merkel? Cosa vuol dire che il voto moderato è stato dirottato altrove?

    Infine, è bene notare che il fatto la FDP non abbia raggiunto il 5% in Baviera non significa nulla e, semmai, può spingere alcuni elettori CDU-CSU a votare per la FDP, al fine di confermare la coalizione CDU-CSU-FDP.

    In ogni caso, la Merkel vincerà comunque. Al 99% sarà nuovamente lei la cancelliera.

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