Come Renzi massacra i lavoratori, già massacrati, dei call center

RASSEGNA STAMPAcall-center

di ANDREA BIONDI

La missiva è stata spedita il 14 novembre. Mittente: Assocontact, l’associazione nazionale dei contact center in outsourcing. Destinatari: il ministero del Lavoro e le commissioni Lavoro di Camera e Senato ai quali Assocontact ha scritto per evitare che arrivi un colpo mortale alle imprese dal «Jobs Act recentemente approvato dal Senato e ora al vaglio della Camera».

Si legge tutta la preoccupazione del settore (circa 200 aziende che nel 2013 hanno fatturato 1,9 miliardi di euro secondo i dati dell’ultimo rapporto Assotelecomunicazioni-Asstel) in questa missiva «con la quale Assocontact – spiega il vicepresidente Luca Scarabosio – vuole portare all’attenzione della politica e del legislatore una situazione forse non tenuta nella giusta considerazione». In estrema sintesi, fra le aziende c’è il timore che la situazione possa scappare di mano per la riduzione delle forme contrattuali esistenti con l’abolizione dei contratti a progetto. Il che per i call center – è il ragionamento di Assocontact – rappresenterebbe una doppia beffa. Da una parte perché, come si legge nella lettera «ci sono 35mila lavoratori impiegati nelle attività di outbound (teleselling, telemarketing e attività di recupero crediti) con contratti di collaborazione autonoma espressamente e specificatamente regolati dalla legge in considerazione delle peculiarità del settore».

L’altra parte della beffa sta nel fatto che Assocontact, sindacati e Assotelecomunicazioni-Asstel (titolare del Ccnl) hanno lavorato molto lo scorso anno per arrivare a un accordo collettivo specifico per i collaboratori a progetto che svolgono attività in modalità “outbound”. La firma del primo accordo collettivo per questa tipologia di lavoratori è avvenuta nell’estate 2013, dando attuazione a quanto previsto nel decreto sviluppo (Dl 83/2012). Tra i punti innovativi: un compenso minimo garantito; garanzie di continuità grazie a un “diritto di prelazione”; un modello di welfare con un ente bilaterale ad hoc e misure di sostegno al reddito per gravi patologie e maternità.
Da qui la presa di posizione di Assocontact, condivisa però a distanza anche dai sindacati. «Occorre evitare che si aggiungano criticità a un settore che sta vivendo un momento di forte crisi», dice Salvo Ugliarolo (Uilcom). Una crisi che ha come punte dell’iceberg situazioni come quelle del call center Accenture a Palermo (262 dipendenti verso il licenziamento e incontro al ministero del Lavoro anche con Bt, che ha tolto la commessa alla multinazionale americana, il 27 novembre) o di E-Care (a rischio 489 lavoratori nella sede di Cesano Boscone dopo la fine della commessa Fastweb). Il 21 novembre lo sciopero nazionale dei call center sarà accompagnato da una “notte bianca”, con spettacoli e iniziative per sensibilizzare il più possibile sulla crisi del settore.

Il Sole24 ore

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