Come pensate che pagheremo il conto? La corsa di Fontana e Sindacati verso la patrimoniale

di Luigi Basso – Il copione del teatrino italiota ai tempi del Coronavirus prosegue in modo tanto prevedibile che ormai sembra perfino inutile assistere alla rappresentazione, conoscendone già il finale: gli attori non sono più quelli di una volta, del resto, e ci eviteremmo volentieri questo cinepanettone.
Il Premier aspetta che i vari presidenti di regione, sindaci, sindacati, professori, opinionisti, lo incitino verso maggiori limitazioni, ed infine Lui, fingendo di essere Churchill nel 1940, decreta ulteriori restrizioni con la faccia di chi ha la coscienza martoriata perché stretta tra i doveri imposti dalla durezza dell’incarico di Governo ed il suo spirito sicuramente (come no?) liberale.
Dato che l’attore Giuseppi è un po’ scarso dal lato scenografico, l’effetto è piuttosto comico e grottesco.

Ieri la trama dello spettacolino, imbastito solo con lo scopo di spillare altri soldi al pubblico pagante (vedo che il pubblico non ha ancora ben compreso che questo lockdown non è una vacanza dal lavoro pagata dallo Stato buono e magnanimo che pensa alla nostra salute e aiuterà chi è in difficoltà) ha registrato due scenette davvero eloquenti.

Il Governatore lombardo, dopo aver fatto finta di imbastire un braccio di ferro col Governo Centrale sulla sterile questione dell’efficacia delle proprie ordinanze rispetto ai DPCM (anche i bambini con problemi di apprendimento sanno che in uno Stato Centrale gli atti amministrativi Centrali prevalgono su quelli regionali, sennò, appunto, non sarebbe uno Stato Centrale, ma uno Federale), ha risolto l’impasse con una trovata degna di un funzionario del PCUS all’epoca di Breznev: ha inviato una richiesta di interpretazione del finto dilemma nientepopodimenoche al…. Ministro degli Interni, cioè al custode delle chiavi del centralismo.
Che pena.
Risate, applausi da Roma per la genialità.

La seconda scenetta ha visto protagonisti i sindacati filo comunisti: anche loro si sono detti delusi dal fatto che Giuseppi non ha chiuso le loro fabbriche e non ha mandato gli operai a casa con lo stipendio pagato dai vili padroni, con ciò volendo dare il loro immancabile contributo (di cui per l’appunto non si sentiva il bisogno) alla distruzione dell’economia ed ai successivi licenziamenti dei loro assistiti.
Hanno così detto che procederanno loro a chiudere le fabbriche, invece di fare di tutto per tenersi cari quei posti di lavoro.
Pianti, applausi da Roma per il tafazzismo.
Quando arriveranno le scadenze debitorie, di poco allungate solo per la sicurezza dell’esattore che sta a casa ad affilare le lame con stipendio pagato, il popolino capirà come è stato raggirato e quanto si merita ciò che gli capita.

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2 Comments

  1. Personalmente mi preoccupa una cosa che ha detto Giuseppi.
    Lui, visto che in teleconferenza con l’U.E. non si è parlato né di MES né di coronabomb…. ha lanciato il suo ultimatum………di 10 giorni….o l’U.E. trova l’accordo per sostenere l’economia in generale o Lui ha detto che l’Italia farà da sola…?!?!?!?!?!?
    Ma vi rendete conto di quello che ha detto ? Dove li trova questo qui i soldi per poter fare da…solo ???
    O è l’ennesima butade… oppure nasconde qualche idea patrimoniale….!!!
    Poiché l’inadeguatezza ormai è palese di questo governo dobbiamo aspettarci non solo l’ennesimo ritardo nell’affrontare concretamente i problemi ma anche una stretta fisale. Ciò che tutti quelli di sinistra ovunque provengano sono bravi, bravissimi, anzi geniali.
    WSM

  2. era meglio che da Roma arrivasse un sola voce ai governatori delle Regioni: Fate come ritenete voi il meglio per la popolazione, senza badare a spese… a quelle ci penseremo dopo! E’ pietoso lo spettacolo di Conte che da Roma ritiene di dettar legge, nella solitudine di un parlamento che scappa… col risultato di metter in confusione chi sul campo ha la responsabilità di operare in primis per la salvaguardia delle persone e a seguire del futuro dell’economia.i

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