Come hanno demolito la scuola italiana 2/ La nascita del disastroso tempo pieno

scuola

di SERGIO BIANCHINI –  All’inizio degli anni ‘70 nacquero le prime scuole medie sperimentali a tempo pieno con 40 ore per gli alunni e la mensa. I docenti erano un mix molto agguerrito del sinistrismo cattolico, del sinistrismo socialista e comunista e delle posizioni estraparlamentari molto diffuse nelle nuove leve di insegnanti.(12)

Tutti gli utopismi, tutti i futurismi , tutti gli antiautoritarismi , sostenuti dal PCI e dalla CGIL allora debuttante nel pubblico impiego, agivano di concerto annientando qualunque resistenza culturale sia nei collegi docenti che nelle aule parlamentari.

La DC concepì allora ( ’74) i decreti delegati cioè la rinuncia a dirigere l’innovazione della scuola scaricando sui collegi docenti e sui genitori le tensioni politiche e culturali. La cosa in un certo senso funzionò ed il sinistrismo scolastico, pur possedendo l’egemonia culturale, si impantanò e  non riuscì mai a sfondare sul terreno organizzativo generale.(13)

Prese il via  comunque , nel silenzio dei genitori, favorito dalla spinta sindacale,  dallo statalismo e da altri …ismi, (14) il progressivo aumento delle ore settimanali per gli alunni.

Tale prolungamento delle ore di scuola ( concettualmente mitizzato nelle scuole sperimentali a tempo pieno allora a 40 ore settimanali col sabato libero) era abbastanza sottaciuto. Personalmente, allora giovane insegnante , partecipai ad innumerevoli dibattiti sulla riforma della scuola media varata definitivamente nel ’79 e mai colsi in primo piano (o non me ne accorsi io tutto preso dalla lotta alle bocciature, al docente autoritario e alla valutazione repressiva) il tema della DURATA del tempo scuola degli alunni che passò da 25 a 30 ore settimanali. L’inizio delle lezioni in quegli anni era passato dal tradizionale primo ottobre alla prima decade di settembre.

Ancora oggi un pubblico,esplicito confronto sulla quantità del curricolo è tabù.

Quattro anni dopo (1983) fu introdotto nella media il TEMPO PROLUNGATO, come possibilità discrezionale dei collegi docenti e dei genitori con orario alunni di 36-40 ore settimanali + l’intervallo mensa

 

L’’adesione fu parziale ed insoddisfacente per i sostenitori “filosofici” del TP, per mille motivi che ho analizzato varie volte altrove. Il paradosso nel paradosso è che il tempo pieno, presentato oggi come aiuto alla famiglia, è, per gli ideologi del termpopienismo, il modo “nobilissimo” per sottrarre i giovani alla famiglia vista come il luogo della riproduzione delle diseguaglianze sociali. Certamente questa posizione ideologica non avrebbe vinto senza le schiere sindacal- statal- meridionaliste interessate solo all’aumento dei posti di impiego statale.

 

DALLA SCUOLA MEDIA   ALLE  ELEMENTARI

Dalla scuola media la febbre tempopienista iniziò a riversarsi nelle  elementari e nelle superiori. Le scuole elementari erano però impervie alla penetrazione e l’egemonia, al loro interno, della cultura pedagogica cattolica tradizionale rimaneva molto forte. Le scuole magistrali  formavano il maestro tradizionale, un diplomato generalmente di altissime qualità professionali ed umane ricordate con rispetto e nostalgia da generazioni di alunni. La serietà di queste scuole e l’egemonia in esse della cultura cattolica tradizionale comprendente una visione realistica del fanciullo, ostacolava  l’espansione e a volte perfino l’ingresso della cultura sessantottina e  new age.

Cominciò allora l’attacco alle scuole magistrali , considerate l’epicentro del cattolicesimo conservatore che doveva portare nel giro di 20 anni alla loro definitiva eliminazione.

Nel ’90 in mezzo a polemiche infuocate ed interminabili fu calata dall’alto la legge 148/90 che decretava il cambiamento delle elementari con l’aumento delle ore di lezione da 24 a 27/30. Le trenta ore con l’aggiunta di dieci ore di intervallo mensa e gioco formarono il curricolo di 40 ore settimanali tipico del tempo pieno elementare ancora oggi in vigore e ultra sponsorizzato dai vertici scolastici e dal sindacato. Nonostante ciò le classi a tempo pieno  sono oggi  solo 1/3 del totale delle classi.

(2-SEGUE)

 

 

NOTE

(12) Il sinistrismo cattolico era sottovalutato sul piano strategico dal sinistrismo laico antisistema vecchio e nuovo, anche se veniva usato sia come scudo che come strumento di penetrazione nel fronte avverso del sistema organizzativo a centralità democristiana.

Oggi vediamo chiaramente che il sinistrismo cattolico ha assorbito  tutti gli altrI

 

(13) Si, qualche pedana sotto la cattedra sparì assieme a qualche crocifisso, qualche biblioteca di classe si formò, la bocciatura cominciò a diminuire, ma complessivamente le cose marciavano piano, troppo piano per l’utopia tempopienista.

Così fu presto abbandonato il basismo e la lotta per conquistare ogni singola scuola. Nacque allora l’approccio ministerialista e centralista del PCI e della nuova sinistra rampante, uniti nella CGIL. Forte nelle piazze ma poco nelle urne preferiva forzare il ministero alla emissione di circolari centrali che venivano poi imposte rissosamente nei collegi e nelle scuole.

Bisognerà ancora scandagliare a lungo la natura delle forze che nel giro di 15 anni portarono alla vittoria del tempopienismo nella scuola media dove per prima si fece sentire la pressione dei docenti sessantottini, antesignani del nuovo ciclo storico-politico-culturale oggi al potere..!

(14) Non riuscendo a  sfondare al nord e preoccupati dalle spinte neofasciste crescenti al sud (moti  di Reggio Calabria del 68) il PCI e la CGIL avevano nel frattempo intrapreso con implacabile diligenza e coerenza la via del nuovo meridionalismo,quello statalista, basato sull’aumento galoppante dell’organico statale e della assoluta prevalenza del meridione nella distribuzione dei posti statali.

 

 

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