Come gli indipendentisti renderanno la vita più facile ai veneti?

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di ENZO TRENTIN – In un precedente articolo [http://www.lindipendenzanuova.com/lindipendentismo-veneto-manca-di-una-intelligencija/ ] abbiamo scritto: «…una nazione che sta cambiando pelle deve avere regole fisse condivise da tutti, tese a portare disciplina, raziocinio finalizzato alla convivenza pacifica, preveggenza politica, e una adeguata cultura.»

Subito una lettrice ha replicato: «…è illusorio che basti che le regole siano condivise “da tutti” perché non accadrà mai!» Un altro ancora ha precisato che la Repubblica di Venezia non è durata circa 1.100 anni: «Con i falsi miti e le false interpretazioni della storia non si va da nessuna parte […] Non è vero che i veneti hanno avuto una repubblica durata 1.100 anni, quella di Venezia non era la repubblica dei veneti ma dei veneziani, ed è stata una repubblica aristocratica che non è durata 1.100 anni ma 500 anni circa, a partire (1297 Ndr) dalla Serrata  del Maggior Consiglio, […] Venezia non ha mai creato e promosso un popolo veneto, una nazione veneta e uno Stato veneto a sovranità di tutti i veneti. […] Venezia aveva il potere politico e l’ha usato male contro se stessa e i veneti tutti.»

Innanzitutto prendiamo atto, ed interiorizziamo, che le leggi esistono per proteggere le persone. Le persone non esistono per perpetuare le leggi. Quando peroriamo “regole fisse condivise da tutti”, intendiamo le “regole del gioco”. Per capirci: il calcio ha le sue regole, il tennis ne ha altre, altre ancora ci sono nel salto con la pertica delle isole Frisone. Chi si accinge a giocare conosce e accetta le regole valide per tutti, dopo di che forma la propria squadra, e fa il proprio gioco.

Nel caso dell’indipendentismo Veneto, ancora non si è messa in luce una Intelligencija che proponga innanzitutto un sistema di diritto consuetudinario o costituzionale (le “regole del gioco”) da sottoporre all’approvazione del cosiddetto popolo sovrano. Questo si può fare abbastanza facilmente ed economicamente imitando il referendum telematico autogestito del 2014 per l’indipendenza del Veneto. Ovviamente migliorandone alcuni aspetti tecnici ed esecutivi per superare le molte critiche che quell’avvenimento attirò su di sé.

Stabilite tali “regole”, uno o più soggetti (politici, think tank o altro) potrebbero diventare promotori di un progetto politico. Tra le varie proposte auspicabili ci può essere quella che prospetta una democrazia simile a quella svizzera. Molti indipendentisti veneti la auspicano. Quasi nessuno s’è messo ad abbozzare qualcosa. Molti, invece, hanno avanzato distinzioni, e i distinguo più diversi.

Luigi Einaudi, in “Il buongoverno, Via il prefetto” (Edizioni Laterza, Bari, 1955), sosteneva: «Gli svizzeri sanno che la democrazia comincia dal Comune, che è cosa dei cittadini, i quali non solo eleggono i loro Consiglieri o Sindaci o Presidenti o Borgomastri, ma da sé, senza intervento e tutela e comando di gente posta fuori dal Comune od a questo sovrapposta, se lo amministrano, se lo mandano in malora o lo fanno prosperare. L’autogoverno continua nel Cantone, il quale è un vero Stato, il quale da sé si fa le sue leggi, se le vota nel suo Parlamento e le applica per mezzo dei suoi Consiglieri di Stato, senza ottenere approvazione da Berna…»

Prima di Einaudi, in una pagina del “Sistema delle contraddizioni economiche” (1846) Pierre-Joseph Proudhon (il padre del moderno federalismo) scriveva: «…il Comune ha diritto di governarsi da sé, di amministrarsi, di imporsi tasse, di disporre delle sue proprietà, dei suoi proventi, di creare scuole per la sua gioventù, di nominarvi gli insegnanti, di istituire la sua polizia, di avere la sua gendarmeria e la sua guardia civica, di nominare i suoi giudici, di avere i suoi giornali, le sue riunioni, le sue particolari associazioni, i suoi magazzini, il suo mercuriale, e la sua banca ecc. Il Comune prende delibere, emana ordinanze, che cosa impedisce che esso arrivi a darsi leggi? Non c’è via di mezzo: il Comune sarà sovrano o sarà una succursale, o tutto o nulla».

Questo implica l’abbandono della maniacale ricerca di un leader, poiché un vero leader non cerca consensi, li plasma. Ed anche la democrazia rappresentativa pura non è auspicabile. Già Michail A. Bakunin, in “Stato e anarchia”, (composto nel 1873) scriveva: «È sulla finzione di questa pretesa rappresentanza del popolo e sul fatto concreto del governo delle masse popolari da parte di un pugno insignificante di privilegiati, eletti o no dalle moltitudini costrette alle elezioni e che non sanno neanche perché e per chi votano; è sopra questa concezione astratta e fittizia di ciò che s’immagina essere pensiero e volontà di tutto il popolo, e della quale il popolo reale e vivente non ha la più pallida idea, che sono basate in ugual misura e la teoria dello Stato e la teoria della cosiddetta dittatura rivoluzionaria».

È indispensabile prendere atto che il regime democratico attuale ha funzionato finché gli interessi delle élite e della base elettorale hanno collimato: anni di crisi, economica e non solo, hanno creato all’interno delle democrazie forze con interessi divergenti dall’oligarchia al potere. Per questo si sta cercando di fermare i “populismi”.  Eppoi che cosa “cede” in realtà un individuo che vota il proprio “rappresentante” nelle istituzioni, se non la sua “volontà”, ovvero la “proprietà” del proprio corpo e della propria mente, assoggettandosi alle scelte del rappresentante, se eletto?

In un’intervista di Martin Untersinger a Lawrence Lessig, uno dei principali pensatori di Internet, pubblicata sul quotidiano le Monde, del 24/04/2017, constatava: «La mia opinione è che bisogna riflettere sul modo in cui si può coniugare il progetto democratico con delle fonti d’informazione deboli. Per esempio in Mongolia, una recente legge obbliga il governo a selezionare 500 persone che si sono riunite durante un week-end. A loro si presenta un problema costituzionale, gli si danno tutte le informazioni in merito, essi ne dibattono, deliberano e in seguito producono una risoluzione che è proposta al Parlamento. Dobbiamo utilizzare prima di tutto questo tipo di strumenti se vogliamo avere una democrazia che ci rappresenti realmente. Bisogna trovare una rappresentazione politica con cui il popolo abbia il tempo e l’opportunità di comprendere ciò di cui si parla. Le persone non sono degli idioti. Idiota significa che tu non puoi comprendere».

È da matti sognare una Società Comunale? Provate a consultare Hans-Hermann Hoppe, professore di Economia all’Università del Nevada, e scoprirete quanto sia avanzata tale Società. Vecchia, stantia e superata è la società feudale dei Mattarella & Co., oltretutto liberticida, ingiusta e sfruttatrice. Una Società Comunale è libera, e libertà vuol dire ricchezza, e ricchezza cultura, e cultura arte.

Ma sin qui abbiamo trattato di organizzazione della pubblica amministrazione. Quali progetti politici ci sono per una magistratura diversa da quella italica che conosciamo? E l’ordine pubblico a chi sarà affidato? Per la difesa sarà accettato il metodo svizzero della “militanza”? E quest’ultimo come sarà organizzato? L’asfissiante burocrazia come sarà riformata? E sulle pensioni quali proposte innovative sono state avanzate dagli indipendentisti?

Giuseppe Prezzolini, in “Codice della vita italiana” (1917-1921), scriveva: «L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi, che non fanno nulla, spendono e se la godono.» E per non essere “italiani”:

  1. In quale modo gli indipendentisti renderanno la vita più facile ai veneti?
  2. Chi si assumerà l’onere del come, quando e dove trovare i necessari appoggi internazionali?
  3. Tali appoggi saranno possibili senza avere, a priori, un impianto istituzionale e un progetto politico adeguati?

Sinora gli indipendentisti veneti hanno fatto leva sui diritti all’autodeterminazione, e quant’altro inerente o affine.

All’inizio potevano contare su una manciata di intellettuali e cattedratici favorevoli all’indipendenza. Non ne hanno saputo approfittare. Non li hanno trattati come Umberto Bossi e la LN  trattarono Gianfranco Miglio, ma nemmeno li hanno assecondati o appoggiati o favoriti.

Alcuni si sono dati alla costituzione di un partito politico; ma le rivalità personali e quelle insite nel sistema dei partiti non hanno fatto che accrescere l’individualismo, i distinguo e la germinazione di altri partitini con un inconsistente progetto politico, e un ridicolo consenso elettorale. Sembra che costoro continueranno a spendersi, per entrare nelle istituzioni italiane con il sogno di poterle modificare (in senso auto-deterministico) dall’intero, ignorando la lezione catalana che con la sua evoluzione ancora in itinere ha spento non pochi entusiasmi.

C’è chi ha avuto la genialità d’indire un referendum telematico per l’indipendenza, ed ha poi affermato d’avere le certificazioni internazionali del suo successo. In forza di ciò il 24 marzo 2014 è arrivato alla dichiarazione d’indipendenza del Veneto [http://blog.plebiscito.eu/news/dichiarazione-di-indipendenza-della-repubblica-veneta/]. La seconda in ordine di tempo, considerato che un’analoga dichiarazione era già stata fatta il 24 Agosto 1996 dai cosiddetti “Serenissimi”. Tuttavia questo non si è tradotto in riconoscimenti da parte di nessun altro Paese o istituzione internazionale. Prova concreta che un diritto non vale molto se non è riconosciuto.

C’è stato anche chi, per comprensibile ambizione personale e professionale, si è “arrampicato” sino alla Corte costituzionale italiana. Non ha avuto né riconoscimenti, né successo per gli accampati diritti. Qui non si è voluto riconoscere a priori che non esiste la giustizia. Ogni potere eroga la sua giustizia. Come sorprendersi? L’ingiustizia sociale è ovunque. La giustizia del resto non è cosa che ti può essere consegnata: va conquistata, e una persona sola non ce la farà mai, ci vuole una volontà collettiva. E questa si ottiene con progetti specifici, non con velleità.

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4 Comments

  1. caterina says:

    amici, andate su Plebiscito.eu Facebook…. non sono iscritta ma ho letto tutto… altro che fermi!… certo che non passano le serate a vedere lo spettacolo continuo della competizione nostrana che sembra più un casinò o diciamo pure un gioco alla roulette… povera Italia!

  2. giancarlo says:

    La Catalogna docet !
    Da indipendentista da sempre sono sempre stato convinto che solo avendo un movimento unico ed autorevole i Veneti darebbero il loro consenso per le azioni necessarie per l’ottenimento di un riconoscimento internazionale del proprio diritto all’autodeterminazione partendo proprio dai fatti storici avvenuti nel lontano 1866. Parlo di denunciare il trattato di pace di Vienna del 1866 !!!!!
    Questo dovrebbe essere l’inizio di tutto. Senza questo inizio a nulla serviranno le decine di movimenti indipendentisti veneti oggi presenti sul territorio e gestiti o meglio capitanati da personaggi che del ” loro” movimento ne hanno fatto un presidio personale ed autoritario.
    Personalmente ne ho seguito diversi, ma poi sono stato costretto a lasciarli tutti proprio per l’inconsistenza delle loro strategie se mai ce ne fossero veramente state per raggiungere l’indipendenza.
    Dobbiamo prendere atto inoltre che le istituzioni internazionali ,per come funzionano oggi, sono assolutamente inadeguate a tutelare e rappresentare istanze di autodeterminazione.
    Esiste un potere mondialista che predilige lo status quo e con esso la possibilità di controllare tutto e tutti.
    A fronte di quanto sopra viene spontaneo chiedersi se non sia meglio combattere prima una guerra contro questo sistema giuridico internazionale malato di inerzia e mala fede.
    A cosa servono tante belle parole scritte su pezzi di carta firmati e contro firmati da decine e decine di paesi se poi non valgono al lato pratico N U L L AAAAAA!!!!!!!!!!!!!!!
    Siamo in presenza di capi di stato e politici assolutamente inaffidabili e propensi solo a tutelare sé stessi e gli stuoli di persone che li seguono ciecamente senza mai chiedersi dove vogliono andare…!?
    Pertanto prima bisogna mettere ben in chiaro con queste istituzioni internazionali come mai hanno redatto carte e convenzioni o proclamazione di diritti dell’uomo quando poi non sono rispettate proprio da loro.
    Per secondo bisogna far loro capire che devono anche redigere una specie di ” decreti attuativi”, per usare un gergo politichese o meglio una prassi da seguire per il loro conseguimento o rendere concreto le enunciazioni o diritti proclamati a gran voce inalienabili.
    Un bel compito non c’è che dire, ma che va fatto se non vogliamo cadere tutti nel ridicolo nel voler portare avanti un sacrosanto diritto che nessuno ci vuole riconoscere e che invece va preteso e concretizzato.
    WSM

  3. Gli indipendentisti veneti, lombardi e di altre regioni e province della raccogliticcia Italia, per avere un progetto credibile, propongano una copia della Costituzione della Repubblica Federale Svizzera, che in seguito si potrà anche migliorare, tenendone fissi i cardini di autonomia Cantonale e Comunale.

  4. caterina says:

    onore ai Serenissimi!
    Per realizzare il sogno abbiamo votato in via telematica nella primavera del 2014… e quella è stata la vittoria cardine del principio e la base della nostra indipendenza…
    Poi ha lavorato un governo e un parlamento provvisorio, anche questo eletto successivamente, per l’impianto di quello che sarà il Veneto di domani…è tutto pronto! per quando?
    L’intellighenzja ci sta lavorando ogni giorno perché non demorde, la strategia per arrivare all’attuazione piena, e non solo parziale oggi criptata, richiede tempi più lunghi giusto per evitare esempi che purtroppo sono sotto gli occhi di tutti, tipo Catalogna… ma sicuramente un giorno saremo liberi… per ora purtroppo siamo ancora qui a cantare nel Veneto martoriato da due lunghissime guerre mondiali, al ritmo della marcetta, che siamo schiavi di Roma … ma l’elmo di scipio ce lo siamo già tolto con l’indipendenza che è stata proclamata il 21 marzo 2014 che nessuno può più ignorare… è chiaro che tutti quelli che sono in politica continuano a starci perché sono molto ma molto interessati… si barcamenano con proposte e promesse, non potendo e non osando far altro fin che non si rompe il legame con Roma, cattedratici e amministratori compresi.

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