Come ci fottono: 500 enti inutili, chiusi e riaperti con nome diverso

di ANDREA TURATIlogo tremonti 2

In Italia esistono oggi circa 500 enti inutili che costano 10 miliardi l’anno. Eliminando queste strutture sarebbe possibile evitare l’aumento dell’Iva e delle accise previsto dalle clausole di salvaguardia. La denuncia arriva dal Codacons, secondo cui il paese vanta ”il non invidiabile record europeo di paese con il più elevato numero di enti assolutamente inutili”. Nel corso degli ultimi 5 anni ”solo una cinquantina di enti sono stati realmente eliminati”. Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, rivolge un appello al premier, Matteo Renzi, ”affinché intervenga tagiando gli enti che rappresentano una inaccettabile zavorra per il paese”. Secondo il Condacons sono diversi gli enti chiusi e poi riaperti, con un nome diverso.

Un esempio per tutti, l’Ente nazionale della montagna, che ha cambiato ragione sociale in Istituto nazionale della montagna. Il costo delle struttura, secondo indiscrezioni, ammonta a 490mila euro all’anno. Tra gli enti scampati alla chiusura, oppure inizialmente chiusi e poi miracolosamente riaperti, l’associazione segnala l’ Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo, Istituto per lo sviluppo agroalimentare, l’ Ente nazionale per il microcredito, l’Arcus, l’Enit. Tra i tanti enti sulla cui reale utilità i cittadini avanzano dubbi, l’associazione include la Fondazione centro studi transfrontaliero del Comelico e Sappada; il Centro di documentazione di storia della psichiatria in Emilia Romagna; l’Ente autonomo fiera mostra dell’ascensione di Francavilla Fontana in Puglia; l’Istituto nazionale di beneficenza Vittorio Emanuele III; l’Istituzione per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere in Veneto; il Centro Piemontese di Studi Africani; l’Istituto culturale delle comunità dei ladini storici a Belluno.

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