Combattiamo sprechi e degenerazioni, ma non uccidiamo la democrazia

di LUIGI PANDOLFI

Chiudiamo le regioni, si legge su alcuni quotidiani in questi giorni. Parole in libertà, si potrebbe dire, dettate dall’effetto emotivo dell’inchiesta che sta flagellando il gruppo del Pdl nel consiglio regionale del Lazio, dopo gli scandali che, nei giorni e nei mesi scorsi, hanno parimenti interessato altre regioni, i loro esecutivi e le loro assemblee.

Eppure questi pronunciamenti arrivano dopo che una serie di scelte concrete hanno modificato la fisionomia e la sostanza del regime delle autonomie locali nel nostro paese.  È utile ricordare, a tal proposito, che nell’arco di un triennio sono state soffocate le comunità montane, attraverso la chiusura del rubinetto dei trasferimenti erariali, gettando tali enti ed il loro personale nel caos più totale; è stato ridotto drasticamente il numero dei consiglieri comunali – oggi in un comune di cinquemila abitanti, per fare un esempio, il consiglio è composto da sole sette persone, cinque di maggioranza e due di minoranza, giunta compresa -; è stato modificato il regime della rappresentanza per le province, eliminando, peraltro in sede di aggiustamento dei conti pubblici e non con una riforma istituzionale, l’elezione a suffragio universale diretto dei consiglieri e del presidente.

Tutto ciò mentre a Roma una giunta di professori ha assunto la guida politica del paese senza passare per libere elezioni democratiche, col beneplacito di una classe politica tacciabile di “fellonia” nei confronti del proprio paese.

Qual è il legame tra tutte queste cose? Che in Italia è in atto, ormai da tempo, un processo di spoliazione di spazi democratici ad ogni livello, giustificato di volta in volta con la necessità di combattere gli sprechi che si annidano tra le pieghe della spesa degli enti pubblici.

Orbene, che dai comuni alle regioni si sia creata una filiera dello spreco di soldi pubblici è cosa risaputa, fin troppo nota. Eliminare tali sprechi tagliando la rappresentanza, riducendo in continuazione gli spazi di democrazia, è però una cosa che non può essere accettata.

Prendiamo il caso dei comuni. Se sprechi ci sono, essi sono prodotti dai consiglieri o da chi materialmente ha la gestione, sindaci ed assessori in primis? Evidentemente da quest’ultimi, laddove sprechi ci sono, perché la maggior parte dei sindaci nel nostro paese, soprattutto nei piccoli comuni, svolge una vera e propria missione presso la propria comunità, ma al governo hanno deciso di tagliare il numero dei consiglieri, che, per il loro misero gettone di presenza, costano alle casse comunali qualche centinaio di euro all’anno. Lo stesso discorso vale per le province, ovviamente.

Riguardo alle regioni non c’è dubbio che in molti casi si è fatto, e si fa, carne di porco. Ma allora che facciamo? Le chiudiamo o impediamo, tagliando appannaggi ed aumentando i controlli, che si continui a scialacquare il denaro pubblico? Qualunque persona di buon senso direbbe “la seconda che hai detto”.

L’idea che la democrazia, la politica, la rappresentanza, la discussione, il confronto, il voto, siano solo orpelli inutili, mere finzioni, cose di cui la società può fare tranquillamente a meno è un’idea molto pericolosa, che solitamente affiora alla base della società, tra il popolo, ma finisce per essere utile ai potentati economici, alle grandi lobby. La vicenda del governo dei professori dovrebbe insegnare qualcosa a tal riguardo.

Proprio di questi tempi, in cui il potere finanziario sta progressivamente esautorando quello politico nel governo delle società, tirare in continuazione alla politica ed alle sue strutture, alle istituzioni rappresentative, è qualcosa non solo di sconvenevole, ma addirittura di autolesionistico. E la vicenda del governo dei professori, in questo quadro, dovrebbe insegnare qualcosa.

Come sconvenevole è ormai l’abuso della parola “casta” per definire la classe politica. Certo, La politica deve cambiare, dimagrire, recuperando la sua funzione propositiva, regolatrice e trasformatrice. Deve riformarsi, espellendo dal suo corpo fenomeni di malcostume ed odiosi nepotismi. Lo deve fare, perché così com’è ha perso credibilità agli occhi del paese. Ma basta con le semplificazioni ed il gioco al massacro. Come ho sostenuto in altre occasioni, la dignità delle istituzioni democratiche è troppo importante per essere buttata con l’acqua sporca di certe perversioni del sistema. Che pure esistono e richiedono rimedio.

 

 

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13 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Leggo questa difesa della Santa Democrazia (posti da non tagliare) e penso al finanziamento pubblico dei partiti che “democraticamente” i Cittadini italiani scelsero di non dare, affinché i partiti si snellissero, riducessero i loro apparati e, con l’uso del volontariato nei momenti elettorali, si avvicinassero alla gente.
    Essi invece se lo decuplicarono con l’avvallo di quel filibustiere del “non ci sto” che lucrosamente stipendavamo affinchè fosse guardiano della Costituzione.
    Non so se da prima, ma sicuramente da allora, di Democrazia in Italia non se ne può più parlare, essa è morta.
    Adesso ci indorano la pillola promettendo speciali controlli fatti da terzi (altri da pagare) per la certezza della spesa.
    Penso di dire cose che almeno altri due o tre Cittadini in Italia condivideranno con me.
    1° – Se un ladro mi ruba dei soldi, il reato lo fa al momento del furto e non come poi se li spende.
    2° – La certificazione esterna ci rende felici e soddisfatti come quel tale che la moglie rende abbondantemente cornuto, ed al quale viene garantito, a sue spese, di poter annualmente essere a conoscenza delle pensioncine frequentate, dei giochini fatti e che gli accompagnatori erano rigorosamente tutti con la tessera della bocciofila del paese.
    La Democrazia in Italia non esiste, prendiamone atto!
    Abbiamo Napolitano che si dice presidente e non re, ma ciò non conta, nel mondo ci sono fior di despoti che si dicono presidente e fanno e disfano a piacer loro e la storia romana è piena di re ed imperatori che tali erano non per eredità, ma per elezione da parte di pochi senza la fregola di voler loro essere chiamati Presidente.
    Tutti i discorsi di autonomie e dialettiche locali sono carta straccia in assenza di Democrazia.

  2. Ferruccio says:

    DEMOCRAZIA ???

    bastonare il popolo !!!

    Fossi in Voi comincerei a rimboccarmi lemaniche !
    Ma non per lavorare ancora di più. ma per cominciare a menare le mani…….

  3. Castagno12 says:

    Votando quello che c’è già da tanto tempo, cioè i soliti, si conferiscono consensi e autorizzazioni a continuare sulla stessa strada.
    Non si combatte proprio niente.

    I nuovi, cioè Grillo, Renzi e i vari Movimenti non presentano un programma che possa consentire l’eliminazione delle cause che ci hanno procurato l’attuale disastro.
    In altre parole: questi ultimi non affrontano i problemi fondamentali.
    Quali sono ? Li ho già elencati più volte.

    Riguardo alla “Democrazia” a rischio, si può rispondere:
    “Già fatto, è stata uccisa da tempo”.
    Da anni siamo agli ordini del Governo Mondiale.
    Vedi: perdita della Sovranità monetaria, attacco alla Libia (che non ci aveva attaccato), invasione dell’italia, tollerata e ininterrotta, ecc.
    Inoltre, quando non vengono date a tutti le informazioni che contano, il cittadino va a votare in base a ciò che non conosce. Quindi, in queste condizioni, la Democrazia non può esistere. Capito ?

    E i vari Movimenti a cosa stanno pensando ?
    Alle elezioni del 2014 per il Parlamento europeo, che non ha potere decisionale. Serve altro ?

    I Movimenti Indipendentisti non sbattono in faccia agli italiani i veri motivi, le cause che ci hanno procurato l’attuale disastro.
    Ci sono tante pubblicazioni al riguardo. Perchè vengono ignorate ?

    Qui si leggono alcuni commenti, imbottiti di parolacce e insulti fuori luogo che non servono a niente e denotano impotenza e limiti preoccupanti.

  4. Giovanni Birindelli says:

    Sig. Pandolfi,
    grazie per la cortese risposta. Quando lei ha scritto che “la politica ha una funzione propositrice, regolatrice e trasformatrice”, consapevolmente o meno, ha fatto riferimento a un’idea particolare di ‘democrazia’ (e di ‘legge’) Purtroppo non è possibile parlare di democrazia senza fare riferimento, esplicitamente o meno, consapevolmente o meno, a concetti astratti. Il dramma è che molte persone, troppe, oggi pensano che questo sia possibile: esse non si rendono conto che, volendo parlare di cose “semplici”, esse stanno in realtà dando per scontate e lasciando entrare dentro le mura della città cose molto complesse. È un dramma perché in questo modo il loro essere persone perbene viene messo al servizio del totalitarismo senza che spesso esse se ne rendano conto.
    Saluti

  5. caterina says:

    nel mondo di oggi dove la politica non è più impegno personale, passione, senso del sociale, ma solo struttura, stipendi, disponibilità incontrollata di risorse, è vero che non si risolve il problema riducendo il numero degli addetti, anche se nell’immediato può servire… il rimedio sarebbe: niente soldi per nessuno, ma solo finanziamenti a servizi che servono e a progetti che favoriscono uno sviluppo compatibile secondo richieste condivise dal basso…
    Si paventa il rischio che abolire i costi di chi fa politica sia cadere in balia di chi ha i soldi per promuovere se stessi, ma non si tiene conto che la società è cambiata ed è capace di distinguere, sempre partendo dal basso, se a muovere un’azione comune è un inconfessabile interesse personale o la “pubblica utilità”.
    La “vita è partecipazione” cantava Gaber, rimane valido… ma non nei partiti diventati “lobby” a spese di tutti, e ne abbiamo continui riscontri…
    E’ una rivoluzione copernicana, ma sarebbe ora di finirla che tutto giri intorno a Roma.

  6. Giovanni Birindelli says:

    Personalmente non sono affatto d’accordo con la tesi dell’articolo. Occorre mettersi d’accordo su cosa si intende col termine ‘democrazia’. Con questo termine si può intendere un sistema politico basato sulla regola della maggioranza (rappresentativa in questo caso) oppure un sistema politico in cui il ricorso a questa regola, cioè alle decisioni di gruppo, è limitato al minimo indispensabile (non discuto cosa è il ‘minimo indispensabile’ per motivi di spazio). La prima è l’idea contemporanea (o totalitaria) di democrazia, la seconda era l’idea originaria di democrazia. Nel primo caso, una decisione presa a maggioranza (o di gruppo) è un bene ed è ciò che qualifica questa decisione come ‘democratica’: per cui se la maggioranza decide il colore dei vestiti che le persone con i capelli biondi devono indossare, allora quella decisione è ‘democratica’. Viceversa nel secondo caso una decisione presa a maggioranza è un male in quanto implica coercizione di alcuni su altri: per questo le decisioni di gruppo devono essere ridotte al minimo indispensabile; in questo secondo caso la decisione di cui sopra circa il colore dei vestiti non sarebbe democratica perché non è inevitabile e perché viola la legge intesa come principio astratto. Nel primo caso, infatti, ad essere sovrane sono le “istituzioni democratiche” e cioè il potere politico, mentre nel secondo caso ad essere sovrana è la legge intesa come principio generale e astratto (non come provvedimento particolare), la quale a) è indipendente dalla volontà del potere legislativo che la deve scoprire, custodire e difendere ma non può farla più di quanto un linguista possa fare le regole della lingua italiana e b) è del tutto indipendente dal potere politico, cioè dal potere di approvare provvedimenti particolari (potere che nelle ‘democrazie’ contemporanee è confuso e sommato al potere legislativo ma che nelle democrazie nel senso originario del termine deve essere ben distinto e separato da quest’ultimo). I provvedimenti particolari infatti (oggi erroneamente chiamati ‘leggi’) non hanno nulla a che vedere con la legge: la legge (il principio astratto e generale) è un limite al potere, i provvedimenti particolari sono uno strumento di potere. Nel primo caso la democrazia è un fine, nel secondo è un mezzo: i fini sono quelli della legge (intesa come principio generale e astratto), della certezza della legge (intesa come impossibilità che questa cambi arbitrariamente da un giorno all’altro, non come precisione del provvedimento burocratico) e della libertà (intesa come quella condizione in cui la coercizione di alcuni su altri è ridotta al minimo).
    Ora, se uno identificasse la democrazia con la regola della maggioranza rappresentativa, come purtroppo essa è comunemente intesa oggi, e come sembra essere intesa dall’autore dell’articolo, le tesi di quest’ultimo sarebbero condivisibili. Il problema è che questa idea di democrazia rende il potere politico illimitato (per questo si chiama totalitaria): in questa idea di democrazia non c’è nulla che impedisca il genocidio, le leggi razziali, il saccheggio collettivo altro che la discrezionalità di chi detiene il potere politico (alla fine è solo un problema di numeri: con una maggioranza qualificata si può fare qualunque cosa). Quindi per chi intende la democrazia nel suo senso originario (in altre parole, per chi è coerentemente contro il totalitarismo incluse le sue forme più estreme) la contemporanea idea di democrazia non va preservata: essa è il nemico. Come dice Hayek, “Devo ammettere francamente che se per democrazia si intende il governo in base alla volontà illimitata della maggioranza io non sono un democratico”.

    • Luigi Pandolfi says:

      Sig. Birindelli,
      nell’articolo mi limitavo a considerazioni più “semplici”, niente a che vedere con l’analisi dei sistemi democratici.
      Grazie comunque della sua cortese attenzione.

  7. Luigi Pandolfi says:

    Sig. Trunfio,
    la ringrazio dell’attenzione, ma, mi perdoni, non ho compreso il senso del suo rilievo.

  8. Antonino Trunfio says:

    ERRATA CORRIGA : “….un processo di spoliazione di spazi democratici… ” temo che lei caro Pandolfi, rischia di far passare un messaggio che non è certo nello spirito dell’articolo, e del quotidiano che lo pubblica.
    Non è la spoliazione di spazi democratici che deve farci paura. Questo è lo spauracchio agitato da sempre dai boiardi e dai parassiti, che sventolando proclami democratici e pieni di belle parole, hanno ridotto questo paese in brandelli. Quindi non agiti lei, questi spauracchi, altrimenti sortiscono l’effetto contrario al desiderato, e alle prossime elezioni, pur di scongiurare l’arrivo “dell’uomo nero” o “il dilagare dell’anarchia” (espressioni classiche delle persone impaurite) andranno a votare per chiunque sia o appaia come il meno peggio. Che arrivino pure tutti i processi di spolizazione della democrazia, che è la più subdola forma di tiranni mai concepita ed attuata : quella nella quale le persone stantto sotto centinaia di tiranni nazionali, regionali e locali, ma sono inconsapevoli di esserne gli schiavi e i servitori. E invochiamo tutti, compreso lei Pandolfi. il primato della persona, la sua libertà, e la morte della democrazia del consenso, della maggioranza, e di tutte le altre castronerie che ancora bloccano il vero cambiamento verso una società più giusta, libera.

  9. Antonino Trunfio says:

    “….un processo di spoliazione di spazi democratici… ” temo che lei caro Pandolfi, rischia di far passare un messaggio che non è certo nello spirito dell’articolo, e del quotidiano che lo pubblica.
    Non è la spoliazione di spazi democratici che deve farci paura. Questo è lo spauracchio agitato da sempre dai boiardi e dai parassiti, che sventolando proclami democratici e pieni di belle parole, hanno ridotto questo paese in brandelli. Quindi non agiti lei, questi spauracchi, altrimenti sortiscono l’effetto contrario al desiderato, e alle prossime elezioni, pur di scongiurare l’arrivo “dell’uomo nero” o “il dilagare dell’anarchia” (espressioni classiche delle persone impaurite). Che arrivino tutti i processi di spolizazione della democrazia, che è la più subdola forma di tiranni mai concepita ed attuata : quella nella quale le persone stantto sotto centinaia di tiranni nazionali, regionali e locali, ma sono inconsapevoli di esserne gli schiavi e i servitori. E invochiamo tutti, compreso lei Pandolfi. il primato della persona, la sua libertà, e la morte della democrazia del consenso, della maggioranza, e di tutte le altre castronerie che ancora bloccano il vero cambiamento verso una società più giusta, libera.

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