Colosseo chiuso per sciopero. Chiuda per sempre, fanno prima!

di CASSANDRAcolosseo-Roma

La chiamano anche apertura ritardata. Sta di fatto che nel paese che ha come cartamoneta il turismo, le assemblee sindacali decidono il bello e il cattivo tempo della ragione sociale dell’Italia: i beni culturali. Se non l’hanno capito, fanno prima a chiudere tutto e così ci siamo messi il cuore in pace. Sono così stati chiusi tre ore per assemblea sindacale i siti archeologici più importanti della Capitale: Colosseo, Foro Romano e Palatino, Terme di Diocleziano e Ostia Antica. Agli ingressi sono stati esposti alcuni cartelli in italiano e inglese in cui si spiegava ai moltissimi turisti in fila, delusi, il motivo della chiusura del monumento simbolo della Capitale, salvo commettere su alcuni un errore, è cioè che la chiusura sarebbe durata fino alle 11:30 p.m., invece che a.m.. Giusto perché i turisti sono analfabeti.

Il ministro Dario Franceschini irritato: “La misura è colma”. La Soprintendenza invece frena: “Solo ritardi”. Il Codacons: “In questi casi serve l’esercito”.

Stiamo con il Codacons!

“La misura è colma”, commenta il ministro di Beni Culturali e Turismo Dario Franceschini, annunciando che d’accordo con il premier Matteo Renzi proporrà  in Consiglio dei Ministri di inserire musei e luoghi della cultura nei servizi pubblici essenziali.

Ma è la replica della Soprintendenza, sull’onda lunga dei ritardi di Pompei, che sorprende: “Non si è trattato di chiusure ma di aperture ritardate”, precisano dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo e l’area archeologica. I siti, precisano dalla Soprintendenza, “come previsto alle 11.30 hanno aperto, compreso l’Anfiteatro Flavio”. Vergognarsi un po’ no?

 

“La chiusura ai visitatori dei principali siti archeologici della Capitale, motivata da un’assemblea sindacale (peraltro regolarmente convocata), porta, ancora una volta, alla ribalta l’urgenza di ricomprendere la fruizione dei beni culturali tra i servizi pubblici essenziali”,  aveva infatti scritto  il Garante degli scioperi Roberto Alesse.

La vicenda riporta alla mente la chiusura improvvisa degli scavi di Pompei il 24 luglio scorso, sempre per un’assemblea.

“Quanto avvenuto a Roma è una vergogna che crea un danno enorme all’immagine di Roma e dell’Italia nel mondo: in questi casi dovrebbe intervenire l’esercito per garantire l’apertura di siti e musei”,  afferma il Presidente Codacons, Carlo Rienzi. “I turisti hanno subito disagi inaccettabili non solo per la chiusura del Colosseo e di altre importanti aree culturali, ma per la carenza di informazioni rese e per gli evidenti errori nella comunicazione – spiega Rienzi -. Una figuraccia per Roma agli occhi del mondo, di cui qualcuno dovrà farsi carico”.

Turisti delusi in fila – Lunghe file e turisti delusi questa mattina davanti al Colosseo, chiuso dalle 8 alle 11, assieme ad altri siti archeologici, a causa di un’assemblea sindacale. “Cosa succede?”, la domanda più frequente tra chi ha tentato di avvicinarsi alle cancellate dell’Anfiteatro Flavio, presidiate da un servizio di sorveglianza.”We apologize for inconvenience”, le scuse riportate dal cartello. “Siamo arrivati dalla Spagna e speravamo tanto di poter visitare il Colosseo”, il commento di una comitiva di Madrid mentre ripiega la cartina di Roma e si avvia per un passeggiata in via dei Fori Imperiali. “Speriamo riapra davvero alle 11 – dice invece una turista americana davanti al cartello del Foro Palatino – nel frattempo ci riposiamo. Però che delusione”.

Uil: chiusure anche in altre città – “Le assemblee sindacali non si sono svolte solo a Roma, ma in diverse parti di Italia, a Firenze per esempio hanno ritardato l’apertura tutti i musei di Palazzo Pitti. I problemi sono di livello nazionale”, spiega il coordinatore nazionale della Uil Beni Culturali Enzo Feliciani. Tra i problemi i sindacati annoverano “il salario accessorio che non viene versato da nove mesi, la riforma del ministero sulla riorganizzazione delle sovrintendenze che ha generato il caos, il personale insufficiente a garantire la funzionalità dei vari istituti e la non chiarezza delle competenze: ci è stato attribuito un organico totalmente insufficiente e stiamo chiedendo assunzione di personale che manca dappertutto”.

Assemblea sindacale indetta dalla Uil Pa anche per il personale dei 5 musei e il Giardino di Boboli di Palazzo Pitti  a Firenze, ma da quanto appreso da fonti della Soprintendenza non si sono verificati particolari disagi per i visitatori. L’apertura è stata ‘ritardata’ di circa un’ora e mezzo per Galleria Palatina e Museo degli Argenti, regolarmente aperte le Gallerie di Arte moderna e quella del Costume, oltre a Boboli e Museo delle Porcellane. Nel pomeriggio si è tenuta  un’altra assemblea per il personale del turno pomeridiano, dalle 17.30 alle 19, che potrebbe causare una chiusura anticipata rispetto a quella consueta delle 18.50. Mercoledì scorso la Uil Pa aveva promosso l’assemblea anche agli Uffizi, che ha comportato lo slittamento di circa un’ora e mezzo dell’apertura della Galleria e nel pomeriggio un anticipo della chiusura, sempre di circa un’ora e mezzo. La limitazione dell’orario di visite, si spiega sempre dalla Soprintendenza, era stata pubblicizzata anche sul sito: ci sono state code più consistenti del solito la mattina ma non particolari proteste dei visitatori.

 

 

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