Colori di Scozia, colori di indipendenza

di LUCA PODESTA’

Sembravano oramai ricordi lontani, braci quasi spente… ma evidentemente covavano sotto la cenere del tempo. Da anni non ci pensavo come in questi giorni. Il mio primo viaggio in quella terra incredibile che é la Scozia era stato qualcosa di troppo emozionante. Era stato il primo, ne sono seguiti altri in quelle terre indomite e ribelli che compongono l’arcipelago britannico. Irlanda, Galles, Cornovaglia… e Scozia ancora ed ancora… ma il primo aveva significato l’iniziazione e l’innamoramento.

Sì, ve lo assicuro, ci si può innamorare di un Paese e del suo Popolo. Ero partito come si parte a 23 anni  prendendo su solo uno zaino pieno di entusiasmo e fame di avventura. L’ho buttato su una vecchia Citroen CX diesel e via. Non potevo chiedere altro a quell’ estate del 1991. Ho tagliato l’Europa dal cuore della Val Padana a Nord, sempre più a Nord… attraverso Francia ed Inghilterra fino a che, a nord di Newcastle, si annunciava l’incontro ravvicinato con quella terra e quel popolo. Passato Berwick upon Tweed un grande cartello, WELCOME to SCOTLAND, ed accanto, sull’altro lato della strada, qualcosa di molto più di un confine, un piccolo pub con un insegna trionfante ed una bandiera biancoblù bellissima. “The First Pub of Scotland” annunciava trionfante l’insegna. Come potevo non entrare? Da quel momento in poi i chilometri sono volati attraverso un territorio magico, dal fascino di Edimburgo alle brughiere che si stendevano verso le Lowlands e il Canale di Caledonia, vena vitale del Lago di Loch Ness, qualcosa di più di una leggenda. Poi c’è l’oltre, l’inimmaginabile… poi ci sono le Highlands. Lì arrivi a Duncansby Head attraverso genti e colori che non puoi raccontare. Li devi vedere. Un popolo che nessun impero é mai riuscito a sottomettere, da quello Romano a quello Britannico. Loro sono bandiere viventi. Da quelle scogliere ho trovato il coraggio di scendere per un sentiero impervio e fare il bagno del comunque freddo Mare del Nord. La testa diceva di no, ma il cuore diceva il contrario e come spesso si fa nell’età ancora in cui i sogni hanno un valore ho seguito il mio irresponsabile cuore. Quello non era un bagno, era un battesimo.

Furono due settimane così, al ritorno il contachilometri segnava 6490 km dall’inizio di quell’avventura. Ma mi sembrava di essere sempre a casa. Ora ripenso a questo popolo indomito che il prossimo anno, nel 2014, avrà l’enorme occasione di votare per la propria indipendenza politica. Io so che questo popolo non fallirà questo appuntamento. I secoli della sua Storia lo spingono ed io, dopo tanti anni, sento forte ed irresistibile in me la volontà, il desiderio, il dovere di ritornare in quell’occasione a rendergli omaggio. Nessuno fermerà gli Scozzesi e nessuno mi fermerà dal tornare ad abbracciarli.

 

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3 Comments

  1. tellus says:

    Come tanti che seguono il sito, anch’io ho la passione per la Scozia. Tuttavia so bene che spesso ci creiamo dei miti, che all’atto reale risultano meno entusiasmanti. Invece per gli scozzesi bisogna ammettere che è come viene descritto in questo articolo; è una terra di cui ci si innamora. Non lo dico solo io, con chiunque abbia parlato dopo un viaggio in Scozia

  2. Raoul says:

    La libertà e l’indipendenza va coltivata giorno per giorno anno per anno.Gli scozzesi l’hanno scritta,fin dalla nascita.nel loro DNA.

  3. Studi recenti di economisti e matematici mostrano come la democrazia non sia qualcosa di compiuto e ben definito, come si tende a credere nel senso comune. In effetti un approccio filosofico tende a considerare la democrazia un concetto intrinsecamente imperfetto.

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