CoLoR44, il cammino della Lombardia per l’indipendenza

di CLAUDIO FRANCO

CoLoR44, cioè Comitato Lombardo per la Risoluzione 44, è nato il 23 marzo di quest’anno con lo scopo di promuovere, presso la Regione, una Risoluzione sulla falsariga di quella che in Veneto ha già compiuto importanti passi, il prossimo dei quali sarà il 27 di giugno con il Consiglio Regionale Straordinario. L’obiettivo insomma è portare i Lombardi al voto sullo status della Regione, cioè a scegliere tra essere uno Stato indipendente o rimanere una divisione amministrativa dello Stato italiano.

Nel pressoché totale silenzio dei media (anche se qualcuno comincia ad accorgersi della sua presenza) il Comitato ha già raccolto più di 1000 firme, oltre che le adesioni di molti esponenti politici, tra cui anche il Presidente della Regione Maroni, e non accenna a fermarsi..

Vorrei esprimere allora alcune considerazioni, a titolo personale, al riguardo, anche per fare chiarezza sul tema.

Innanzitutto sui principi che muovono l’iniziativa. Bisogna, a mio parere, seguire un ragionamento logico e semplice.

CoLoR44 prende le mosse dall’attuale condizione della Lombardia. Una Regione quasi del tutto priva di autonomia, che produce circa 330 miliardi di Euro, e alla quale il 17% di tale ricchezza (circa 56,5 miliardi) viene tolto dallo Stato centrale e speso (o meglio sprecato) altrove. (dati 2012 – scenarieconomici.it)

Tale sfruttamento non è riformabile a livello centrale e le prove le abbiamo sotto gli occhi: 20 anni di tentativi (anche maldestri), sotto ogni forma, politica e istituzionale, da parte del maggior partito interprete della Questione settentrionale, la Lega Nord, non hanno portato ad alcun risultato. Naturalmente il Centro (Roma) e coloro che vivono su questo denaro non hanno alcun interesse a perdere un privilegio del genere, anzi combattono per mantenerlo, mentre dall’altra parte c’è una consistente fetta di produttori di ricchezza che non ha ancora assimilato il fatto di essere sfruttata fino alla morte (economica e non solo).

L’unica soluzione per garantire la sopravvivenza di questa terra, allora, non può che essere una pacifica e democratica separazione, sulla base del principio, nel diritto internazionale, di autodeterminazione dei popoli, che ha già dato i suoi frutti in diverse realtà d’Europa e del mondo, riunendo tutti quei Lombardi che hanno la consapevolezza delle proprie forze economiche e democratiche, e risvegliando quelli che, assopiti, vivacchiano nell’ignoranza del problema.

CoLoR44 è inoltre un’associazione apartitica: il fatto che porti avanti la sua proposta senza costituire un partito politico a cui appoggiarsi, non significa che non esprima una visione politica. Anzi è facilmente rilevabile come tale visione sia inscritta nel liberalismo e nel liberismo (e per certi esponenti nel libertarianismo). Ed è ovvia la ragione: la Lombardia oggi muore di statalismo, di politiche redistributive fini a se stesse, di fisco centralista e irriformabile.

Ed è da 30 anni che questa Regione, come quelle adiacenti, chiede un cambio di rotta, un alleggerimento del peso dello Stato e delle tasse, una via d’uscita dal baratro in cui già sta cadendo.

La scelta di schierarsi a favore di una svolta liberale è necessaria per ottenere il consenso della popolazione.

Diversamente si sarebbe dovuta percorrere la via “nazionalista”, scivolosa e imprecisa, antiquata e irrazionale. E che comunque non avrebbe riscosso il successo che ha in altre realtà d’Europa.

I Lombardi, del resto, guardano più ai dati economici, netti, imparziali e in ogni caso veritieri. E questa è la via corretta per ottenere la loro attenzione e la loro approvazione (con relativa firma, adesso, e voto per il Sì, poi).

Naturalmente i meri numeri non bastano per una “lotta” completa. Occorre che la gente trovi dei simboli a cui legare il proprio entusiasmo, un’identità, una lingua, una bandiera. Oneto recentemente ricordava come i Catalani non scendano in piazza sventolando la dichiarazione dei redditi. Fornire, o meglio ricordare, ai Lombardi la loro identità, tuttavia non è compito di CoLoR44, ma di un eventuale comitato successivo, quello per il Sì al referendum sull’indipendenza. Quello sarà il momento per usare tutte le carte a nostra disposizione: non solo i dati economici, ma anche identità nel senso più ampio, studi su un moderno federalismo, sul Costituzionalismo, e magari un progetto di Costituzione. Insomma una vera e propria campagna referendaria, come quella che si sta avendo in Scozia. Un esercizio di democrazia (quella vera) lodevole e necessario.

Un ultimo appunto: c’è un’evidentissima assente in tutto questo progetto, la Padania (a dire il vero è assente già da parecchio tempo, non per colpa di CoLoR44). Si è scelto di mettere da parte il progetto padanista . Secondo me, è una scelta vincente.

Innanzitutto impedisce ai detrattori (quelli futuri e i pochi adesso presenti) di associare il lavoro del Comitato alla Lega e alle critiche che la riguardano, e quindi di associarne anche i destini. Del resto nell’immaginario collettivo Lega e Padania sono legate a filo doppio, tanto che una soffre delle carenze dell’altra e lo stiamo vedendo nei crolli di consenso, legati anche a nuove parole d’ordine di minor presa.

Inoltre, permette all’associazione di far partire i Cittadini da un’Ente che, bene o male, già conoscono, tale per cui sia impossibile dire “La Lombardia non esiste”, e per cui è più facile costruire una propaganda valida e precisa.

Per la Padania ci sarà forse tempo, dopo i referendum in Lombardia e in Veneto. Adesso occorre riporla nel cassetto, tenerla comunque a mente (per chi ci crede, ovviamente) ma occuparsi di quest’altra via, più agevole e che promette di portare frutti maggiori.

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21 Comments

  1. Druido Lombardo says:

    Articolo molto deludente e contraddittorio. Il sostenitore di Color44 ricorda che anche Maroni ha sottoscritto la petizione per chiedere a Regione Lombardia la convocazione del referendum indipendentista: invece di esultare per la firma del governatore lombardo, bisognerebbe chiedere conto a Maroni della sua palese ipocrisia mentre firma una petizione a… se stesso!!!
    In secondo luogo il comitato si definisce non partitico ma politico: a parte che sarebbe interessante conoscere la provenienza partitica di chi lo anima, la distinzione tra partitico e politico è molto sottile. Già il fatto che il comitato si presenti come libertario esclude dalla potenziale adesione la stragrande maggioranza dei cittadini lombardi che sicuramente non apprezzerebbero la prospettiva di vivere in una utopica comunità anarchica.
    In terzo luogo, nessun esponente di questo comitato ha mai spiegato chi certifica le firme raccolte, e non mi sembra una questione da poco visto che da veridicità delle firme dipende la credibilità di questa iniziativa.
    Infine, il comitato dice di ispirarsi idealmente alle future consultazioni referendarie in Scozia e Catalunya: ebbene, in queste nazioni senza stato esistono seri movimenti indipendentisti radicati sul territorio da decenni e saranno loro ad organizzare le campagne per il si. Se in Lombardia non si coltiva lo sviluppo di un movimento indipendentista, chi potrebbe sostenere la campagna referendaria lombarda per il si? Questa prospettiva dovrebbe essere presa seriamente in considerazione, in caso contrario l’iniziativa di color44 potrebbe risultare infeconda e solo espressione di una élite.

    • Claudio Franco says:

      Premessa. Come hai scritto, è un sostenitore a parlare, non un portavoce del Comitato, ergo non attribuire al Comitato l’opinione del sostenitore.
      Obiezioni non difficili da superare:
      1. E’ presto per chiedere a Maroni di rendere conto della sua firma. Del resto se portasse in Regione ogni iniziativa con 100 aderenti, la Regione stessa “verrebbe meno” in funzioni e credibilità. Ci vuole un forte nucleo di firme. Quando sarà il momento la firma del Presidente avrà un peso eccezionale.
      2. In realtà si presenta semplicemente come Comitato a favore del diritto di voto ( e naturalmente anti-Stato italiano). Ho sbagliato a non indicarlo con precisione, grazie per avermelo fatto notare. Il fatto che fosse essenzialmente liberale è una deduzione mia a partire dallo stato di cose. Gli esponenti più stretti, invece, vogliono attrarre ogni genere di pensiero politico. Il concetto è andare a votare a prescindere dall’appartenenza politica. E, peraltro, tra partitico e politico c’è un oceano.
      3. Questo io non sono un grado di dirtelo. Gli organizzatori lo faranno di certo, non sono così sciocchi.
      4. Può essere, ma è tardi. La LN ha avuto la sua chance e sappiamo come è finita. Costituire un nuovo partito da zero, pur monotematico impiega troppo tempo e si espone alla lotta politica in generale, quindi potrebbe deviare dal tema (come ha fatto negli anni la LN). Noi abbiamo il bisogno impellente di secedere. Il tempo per un “nation (re)building” potrebbe esserci durante la campagna referendaria, che NON è questa. L’obiettivo ora è ottenere il diritto di fare la campagna referendaria e votare sullo status della Lombardia.
      Per me la via scelta è la migliore. È la più razionale, la meno esposta, e anche la più semplice. Altro sarebbe molto più complesso, allo stato. Saluti.

  2. AFRO SILVIO says:

    come avevo gia’ scritto, sono daccordo ma siamo troppo
    divisi per poter unirci e arrivare al dunque.
    pero’ io ci sono
    afro silvio

  3. Lombard says:

    Fantastico come la gente possa credere di secedere con qualche migliaio di autografi.
    Ennesima cosa che sputtanerà l’indipendentismo agli occhi del lombardo medio.
    Complimenti.

    • Claudio Franco says:

      In Veneto 20000 firme sono bastate. E poi l’indipendentismo finora non ha dato miglior prova di sè…per cui c’è poco da sputtanare.

      • giannarcixo says:

        La prima cosa che abbiamo fatto in Veneto è far leggere, a chi lo desiderava, la risoluzione 44. E’ possibile capire di cosa si tratta? E’ possibile leggere la risoluzione che intendete portare al consiglio regionale?

      • Lombard says:

        Ah in Veneto si terrà un referendum non lo sapevo.
        Finalmente a fine giugno verrà bloccato il tutto dai consiglieri regionali che devono rendere conto alle segreterie di partito romane e anche color44 si dimostrerà quello che è: una cagata pazzesca.

        Firmate, firmate! ahahah
        (ovviamente tutti legaioli che fino a ieri credevano ai rutti di bossi & c. strano eh?!)

        • Claudio Franco says:

          Noi firmiamo e facciamo firmare, in strada, alle feste, ovunque ci sia la possibilità. Tu invece al massimo scrivi al computer le tue critichette al “vetriolo”. Però, se questo ti basta per sentirti indipendentista, benissimo.

          • Lombard says:

            Puoi anche far firmare per “la fine della fame nel mondo” o per “combattere la violenza contro le donne”, rimani lo stesso ridicolo.
            Tranquillo che chi ti scrive fa moolto (ma proprio tanto) di più per la causa indipendentista che tutta la cricca libertaria-lombardista armata di pantofole e tastiera.

            La secessione a colpi di firme, neanche Paolo Villaggio l’avrebbe pensata.

            • gianluca says:

              e tu cosa faresti di così efficace, sentiamo?

              • Lombard says:

                Milito nell’unico movimento indipedentista lombardo che fa gazebi evolantinaggi ogni week end, sapendo benissimo che senza un movimento politico con le palle si arriverà all’indipendenza.

                Buona raccolta di autografi!

                • Lombard says:

                  *non si arriverà

                • Claudio Franco says:

                  insomma, il solito movimentello da 0virgola. Nulla di nuovo. Speravo mi avresti sorpreso, ma è la solita scelta banale. E come da copione ce l’hai coi “legaioli”. Beh allora sì che sei influente.
                  Sembra quasi che ti interessi di più rimarcare la tua “diversità” politica, più che l’indipendenza della Lombardia.

                  • Lombard says:

                    E’ veramente incredibile come non riusciate a capire, che per un atto di portata incredibile come una secessione, serva un movimento politico con gli eletti in Consiglio Regionale che siano indipendentisti, come guardacaso sta accadendo in tutta Europa.
                    La gente non sa un emerito cazzo di cosa sia l’indipendenza e voi pensate di secedere con delle firme fatte dal solito circolo dei legaioli.
                    Veramente assurdo, vi saluto e riderò di gusto appena segheranno tutto in Veneto e voi rimerrete con le vostre 5 firme a cantarvela e suonaverla. Arrivederci, Lombardia libera.

        • Claudio Franco says:

          bravo, un altro rivoluzionario da tastiera..

    • Luporobico says:

      Firma invece di criticare,sempre che tu abbia il coraggio di mettere bene in vista il tuo nome e cognome…….
      Stai facendo il gioco del “divide et impera” all’italiota….
      Con il referendum l’indipendenza è possibile,con le chiacchiere no.

  4. Paolo L. Bernardini says:

    Chapeau.

  5. Luke says:

    Concordo in pieno. Proviamoci!

  6. druides says:

    Condivido, appoggio e spero.
    L’ideale sarebbe superare le 100000 firme entro l’estate.

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