COLOMBINA PASQUALE A FIRENZE E “PERTICAE” LONGOBARDA

di EMILIANO BAGGIANI*

E’ tradizione secolare a Firenze, in occasione della  ricorrenza cristiana della Pasqua , davanti alla cattedrale di S. Maria del Fiore , effettuare il cosiddetto “Scoppio del Carro”. Questa celebre cerimonia, molto amata dai cittadini fiorentini, risale a tempi antichissimi , addirittura ai lontani tempi della prima crociata, indetta per liberare il Santo Sepolcro. I fuochi di questo carro vengono incendiati da una colomba, o come si dice a Firenze dalla “colombina”, che in pratica è un razzo sormontato da una riproduzione (in legno) di una colomba.

L’antica festa pasquale ha sempre richiamato una gran folla di turisti, di cittadini e di numerosi contadini della campagna fiorentina che traevano , dal felice esito della corsa sulla colombina sulla corda ,gli auspici per il raccolto che doveva svolgersi senza alcun intoppo , pena cattivi presagi per la buona stagione.

Il carro del fuoco, soprannominato affettuosamente “Brindellone” dai toscani, si muove dal piazzale del Prato trainato da due paia di bianchi buoi , adornati di fiori, ed arriva al solito posto, in piazza del Duomo, proprio a metà strada fra il Battistero ela Cattedrale. I buoi vengono prontamente staccati ed un più moderno filo di ferro, che sostituisce la corda sugnata, viene teso a circa sette metri di altezza, da una colonna di legno, sormontata dall’effige di una colomba, fino a giungere al carro. Ufficialmente la festa è un modo per distribuire, ovviamente in maniera simbolica,  “lo Spirito Santo su tutta la città di Firenze” , ed ogni anno il carro viene benedetto dal vescovo di Firenze .

Lo scoppio del carro e’ una tradizione che, come detto, trae probabilmente origine dalla prima Crociata, dove parteciparono molti fiorentini , guidati da Pazzino di Ranieri de’ Pazzi. Il 15 luglio 1099, dopo un lungo assedio, l’esercito crociato conquistò Gerusalemme; per l’impresa, Pazzino, ricevette in dono da Goffredo IV duca di Buillon (it: Buglione), della Bassa Lorena, tre scaglie di pietra del santo Sepolcro di Cristo, poi gelosamente serbate e portate a Firenze nel 1101.

Gli annali ci tramandano che dopo la liberazione di Gerusalemme, nel giorno del Sabato Santo, i crociati si radunarono nella Chiesa della Resurrezione e, in devota preghiera, consegnarono a tutti il fuoco “santo” come simbolo di purificazione. A questa cerimonia risale la consuetudine pasquale di distribuire il fuoco benedetto al popolo di Firenze. Il fuoco santo, riporta la leggenda, veniva acceso proprio con le scintille sprigionate dallo sfregamento delle tre schegge di pietra del Santo Sepolcro.

In realtà scorrendo le pagine della Storia dei Longobardi di Paolo Diacono si legge che :

[…] Quel luogo si chiama Alle Pertiche perché una volta c’erano delle pertiche , cioè delle travi erette , che solevano essere disposte a quel modo secondo un uso longobardo, per questa ragione : se uno moriva da qualche parte , o in guerra o in qualunque altro modo , i suoi parenti piantavano fra i loro sepolcri una pertica , sulla cui sommità mettevano una colomba di legno , rivolta in direzione del luogo in cui il loro caro era morto. Ciò per sapere da che parte riposasse colui che era morto[1]

E il Rovagnati , rielaborando , riporta ancora :

Nella cultura longobarda le perticae erano praticamente lunghe aste sormontate dalla riproduzione di una colomba: quando una persona moriva lontano da casa oppure risultava dispersa in battaglia e quindi non si poteva celebrare il funerale, i familiari al posto della sepoltura piantavano nel terreno una di queste aste con la colomba, orientata verso il punto in cui si pensava fosse morto il proprio congiunto[2]

Sono passi di enorme interesse perché ci sbalzano , letteralmente, e di colpo, all’epoca in cui prese origine questa manifestazione che alla luce di queste testimonianze storiche potrebbe avere una stretta connessione con l’usanza longobarda delle “perticae” .

La tradizione della “colombina” è ufficialmente una cerimonia ammantata di cattolicità, come tante altre celebrazioni “ex-pagane”[3] , ma cui è evidente scorgere un tratto non cristiano.

Durante le crociate in Terra Santa , a cui molti fiorentini parteciparono, e perirono ,e di cui era ovviamente impossibile recuperare il corpo , è lecito supporre che a Firenze fosse ancora forte l’usanza pagana longobarda delle perticae, considerato il forte spirito guerriero , e nazionalistico, dei longobardi che più di ogni altra cosa gli identificava anche nel loro rapporto con la religione cristiana, e con la Pasqua , e considerato che la calata dei longobardi in Italia venne considerata da loro come una presa di possesso della “Terra promessa[4].

Gli usi longobardi, ovviamente pagani, nel X secolo non dovevano essere del tutto scomparsi perché la Tuscia Langobardorum , il Ducato di Tuscia longobardo , che,come sappiamo, incise cosi profondamente sulla Toscana altomedioevale , è durata fino al 774 dC [5].

Quindi l’ipotesi che nel X-XI secolo la “colombina” nascesse come una “riedizione” dell’usanza delle perticae per ricordare e celebrare i combattenti morti in Terra Santa non è una idea peregrina , tenuto conto , ulteriormente , che la nobiltà longobarda era prima di tutto una nobiltà guerriera .

Una congettura affascinante, che poniamo all’attenzione degli storici di “mestiere” e del pubblico toscano, e che riprende ulteriore forza tenendo conto delle parole di Paolo Diacono e sul fatto che il “viaggio” della colombina si svolge in direzione sud-est, verso il Duomo, ossia in direzione di Gerusalemme , dove giacciono i corpi dei toscani, di ascendenza longobarda, partiti per la crociata di Goffredo di Buglione e morti in combattimento per liberare il Santo Sepolcro .

La colombina, pertanto, ha tutta l’aria di essere un notevole “relitto” di tradizione della “Tuscia Longobarda” sopravvissuto fino ai giorni nostri , anche se pesantemente inglobato nell’alveo della cristianità , ed esempio efficace di sincretismo religioso-culturale fra cultura germanica e cristianesimo, e la cui reale origine era stata naturalmente già dimenticata nel medioevo.

*emiliano.baggiani@gmail.com


[1] “Si quis enim in aliqua parte aut in bello aut quomodocumque extinctus fuisset, consanguinei eius intra sepulchra sua perticam figebant, in cuius summitate columbum ex ligno factam ponebant, quae illuc versa esset, ubi illorum dilectus obisset, scilicet ut sciri possit , in quam partem is qui defunctus fuerat quiesceret”  (P. DIACONO,  “Historia Longobardorum”, Libro V, 34).

[2] (S. Rovagnati, I Longobardi, Xenia, Milano, 2003, p. 102).

[3]  Si pensi del resto a quei luoghi di culto cristiani che in Toscana nascondono una più antica realtà sacra di tipo arboreo celtica o germanica (es: la Madonna dell’Acero, la Madonna del Faggio, la Madonna del Frassino).  E per parlare di tradizioni popolari toscani si può citare ad esempio il “Miracolo della Quercia” all’origine della processione del Venerdì Santo a Quarrata (P. De Simonis – C. Rosati “Atlante delle tradizioni popolari nel pistoiese“, M&M Artout, Pistoia, 2000, p. 78) che sembra fatto apposta per esorcizzare e cristianizzare antichi riti germanici di adorazione degli alberi (e a proposito si può citare che per Frazer il culto di Baldr / Baldur e quello della quercia, e degli alberi in generale, tendono ad identificarsi. cfr. J. G. Frazer, “Il ramo d’oro”, Newton Compton Editori, Roma 1999, p. 734).

[4] L’avvento dei longobardi in Italia è come una presa di possesso, biblicamente , di una vera e propria Terra Promessa . Ma non basta. Testimoniano l’Origo Gentis Langobardorum (par. 5) e il Diacono (Libro 2, par.7) che dalla Pannonia il popolo dei Longobardi si mise in marcia alla volta dell’Italia in occasione della Pasqua del 568 dC (precisamente – testimonia Diacono – il lunedì di Pasqua) . Anche di fronte a questo avvenimento ripensiamo ad un evento biblico , cioè alla Pasqua ebraica , che , richiamata dalla Pasqua cristiana , era (ed è) il passaggio del Popolo eletto dall’Egitto, paese della schiavitù giudaica , alla Terra Promessa . Non basta ancora . Alla fine del viaggio verso la Terra Promessa , giunto ai confini di questa , per volere di Dio Mosè salì sul monte Nebo per osservare la regione che Dio aveva destinato al suo popolo (Deut. 34, 1-4) . Orbene , la già ricordata ascesa di Alboino al monte per contemplare il paese destinato al suo popolo aveva un parallelo proprio nell’ascesa di Mosè al Nebo. Tutta questa situazione “biblica” della vicenda del trasferimento longobardico dalla Pannonia all’Italia rende dunque evidente la congettura a cui intendo approdare . Come Mosè aveva guidato il suo popolo dall’Egitto paese della schiavitù giudaica , alla Terra Promessa, paese della libertà e della sovranità nazionale degli Israeliti, così Alboino guidava il suo popolo dalla Pannonia , terra di hospitalitas e di ufficiale soggezione dei Longobardi all’impero romano di Costantinopoli, all’Italia, paese nel quale gli stessi Longobardi sarebbero vissuti in uno stato di indipendenza e di sovranità . Alboino si sarà allora sentito il nuovo Mosè, il Mosè dei Longobardi (di qui la “mosaicità” della sua ascesa al monte), e avrà sentito il popolo longobardico come il nuovo Popolo Eletto destinato all’Italia , nuova Terra Promessa (ancora una volta si veda , a riscontro , il concetto – espresso dal citato anonimo autore della Storia dei Longobardi – del trasferimento provvidenziale dei Longobardi in Italia, terra fluentem lac et mel ). Merita poi particolare attenzione da parte nostra la scritta leggibile in una falera longobardica per finimento di cavallo : si deus pro nus qui contra nus (G.P.Bognetti “Età Longobarda”) che è una ripresa , in latino volgare ,del paolino (Rom. 8, 31) Si deus pro nobis, quis contra nos? (“se Dio è in nostro favore , chi è contro di noi?”). Va da sé che ciò è una manifestazione della cristianizzazione dei Longobardi nei primi tempi della storia italiana, ma , andando un passo più avanti, proprio in questa utilizzazione della frase di S.Paolo possiamo cogliere un intreccio di cristianizzazione e di nazionalismo , un moto, cioè , di fede cristiana (non sappiamo se cattolica o ariana) al servizio dell’ideologia nazionalistica longobardica: insomma a fondamento della ripresa delle parole paoline non sarà forse da vedere , all’incirca, lo stesso spirito nazionalistico che molti secoli dopo sarà alla base del nazista Gott mit uns ? (pref. B.Luiselli a Storia dei Longobardi di P.Diacono ed. Rizzoli)

[5] Successivamente alla conquista dei longobardi ad opera dei franchi , nel 774 dC,la Toscana non conobbe alcun sostanziale stravolgimento etnico-culturale considerato che i carolingi si appoggiarono alle strutture dell’antico Ducato di Tuscia, anche se riorganizzate su base comitale, a partire dalla scelta dello stesso capoluogo, Lucca .

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts