Italia, che schiava di Roma e delle multinazionali Iddio la creò

di BRUNO DETASSISspaghetti

Made in Italy… Si va beh…. Sarà la crisi, saranno le tasse, sarà che gli imprenditori ne hanno le scatole piene. Sarà che finché puoi vendere lo fai. E così un pezzo alla volta il made in Italy esce di scena. Restano i marchi, ma il resto emigra in mano di capitali esteri. Coldiretti ha fatto la conta dell’emigrazione industriale e il quadro è impressionante. Fratelli d’Italia? Direbbe Cettolaqualunque: “Fratelli d’Italia una minchia” gli scapperebbe. Di nazionale c’è quella di calcio, il resto è un paravento. Come dare torto alla comicità per non piangere?

“Con la cessione del 60,4 per cento di Indesit a Whirlpool si registra un’escalation nel 2014 nel passaggio di marchi storici italiani in mani straniere per effetto della crisi che ha favorito le operazioni di acquisizione, dall’industria alla moda fino all’agroalimentare per investimenti stimati in circa 2 miliardi di euro”. E’ quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l’operazione segue di qualche giorno l’acquisizione della storica gelateria Fassi da parte della societa’ coreana Haitai Confectionery and Foods Co mentre appena il mese scorso l’antico Pastificio Lucio Garofalo ha siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52 per cento del capitale sociale, di Ebro Foods, gruppo multinazionale spagnolo che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, come anticipa il Velino. “Nel mese di febbraio c’e’ stato – sottolinea la Coldiretti – l’acquisto da parte di Blackstone, private equity americano, del 20 per cento delle quote di Versace, la terza operazione nella moda dall’inizio dell’anno a finire nel mirino di investitori stranieri, dopo Krizia e Poltrona Frau. Nel 2013 – ricorda la Coldiretti – era stata la volta di Loro Piana finire al gruppo francese LVMH per 2 miliardi di euro. Alla fine del mese di giugno 2013 la stessa multinazionale del lusso LVMH aveva acquisito – sottolinea la Coldiretti – una partecipazione di maggioranza nel capitale sociale della pasticceria Confetteria Cova proprietaria della societa’ Cova Montenapoleone Srl, che gestisce la nota pasticceria milanese. La Lvmh di Bernard Arnault aveva gia’ in portafoglio Bulgari ed e’ proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma mentre – continua la Coldiretti – la sua rivale francese Ppr di Francois-Henry Pinault controlla Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi”.

Ma il rapporto di Coldiretti va ancora più a fondo. “Il colpo piu’ grosso nell’alimentare i francesi lo hanno messo a segno nel 2011 con la Lactalis che è stata, invece protagonista – afferma la Coldiretti – dell’operazione che ha portato la Parmalat a finire sotto controllo transalpino,. dopo aver già acquisito in passato la Galbani, la Locatelli e l’Invernizzi. Se nella moda gli emiri del Qatar si sono assicurati lo scorso anno lo storico marchio Valentino, assieme alla licenza Missoni nel settore vitivinicolo quest’anno  un imprenditore cinese della farmaceutica di Hong Kong, che ha acquistato per la prima volta un’azienda vitivinicola agricola nel Chianti, terra simbolo della Toscana per la produzione di vino: l’azienda agricola Casanova – La Ripintura, a Greve in Chianti, nel cuore della Docg del Gallo Nero. Nel 2013 – continua la Coldiretti – si sono verificate la cessione da parte della società Averna dell’intero capitale dell’azienda piemontese Pernigotti al gruppo turco Toksoz, e il passaggio di mano del 25 per cento della proprietà del riso Scotti ceduto dalla famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Nel 2012 la Princes Limited (Princes), una controllata dalla Giapponese Mitsubishi, aveva siglato un contratto con AR Industrie Alimentari SpA (ARIA), leader italiana nella produzione di pelati, per creare una nuova società denominata “Princes Industrie Alimentari SrL” (PIA), controllata al 51 per cento dalla Princes, mentre il marchio Star passa definitivamente in mano spagnola con il gruppo Agrolimen che ha aumentato la propria partecipazione in Gallina Blanca Star al 75 per cento”.

Girandosi appena indietro, “nel 2011 la societa’ Gancia, casa storica per la produzione di spumante, è divenuta di proprietà per il 70 per cento dell’oligarca Rustam Tariko, proprietario della banca e della vodka Russki Standard mentre il 49 per cento di Eridania Italia Spa operante nello zucchero e’ stato acquisito dalla francese Cristalalco Sas e la Fiorucci salumi è passata alla spagnola Campofrio Food Group, la quale ha ora in corso una ristrutturazione degli impianti di lavorazione a Pomezia che sta mettendo a rischio numerosi posti di lavoro. Nel 2010 il 27 per cento del gruppo lattiero caseario Ferrari Giovanni Industria Casearia S.p.A fondata nel 1823 che vende tra l’altro Parmigiano Reggiano e Grana Padano è stato acquisito dalla francese Bongrain Europe Sas e la Boschetti Alimentare Spa, che produce confetture dal 1981, è diventata di proprietà della francese Financie’re Lubersac che ne detiene il 95 per cento”.

“L’anno precedente, nel 2009 – va avanti la Coldiretti nella carrellata di vendite -, è iniziata la cessione di quote della Del Verde industrie alimentari spa che è divenuta di proprietà della spagnola Molinos Delplata Sl, la quale fa parte del gruppo argentino Molinos Rio de la Plata. Nel 2008 la Bertolli era stata venduta all’Unilever per poi essere acquisita dal gruppo spagnolo SOS, è iniziata la cessione di Rigamonti salumificio spa, divenuta di proprietà dei brasiliani attraverso la società olandese Hitaholb International, mentre la Orzo Bimbo è stata acquisita dalla francese Nutrition&Santè S.A. del gruppo Novartis. Nel 2003 hanno cambiato bandiera anche la birra Peroni, passata all’azienda sudafricana SABMiller mentre negli anni Novanta era stata la San Pellegrino ad entrare nel gruppo Nestlè e la Stock ad essere venduta alla tedesca Eckes A.G per poi essere acquisita nel 2007 dagli americani della Oaktree Capital ManagementLa stessa Nestlè – conclude la Coldiretti – possedeva già dal 1993 il marchio Antica gelateria del Corso e addirittura dal 1988 la Buitoni e la Perugina”.

Che si chiami internazionalizzazione o benefici del liberismo, del libero mercato? ….”che schiava di Roma – e delle multinazionali – Iddio la creò”.

 

 

 

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One Comment

  1. Haldus says:

    Che li vendano pure questi marchi tanto ormai sono solo dei nomi famosi, delle scatole vuote, ormai la qualità che li contradistingueva è andata a farsi benedire da molto tempo e andra calando fino alla loro estinzione, quando il marchio sarà stato sfruttato fino all’osso dal suo compratore… ormai hanno fatto la loro storia…
    Per fortuna nuovi marchi in nuove nicchie di mercato crescono, con prodotti di vera qualità come possono essere prodotti veramente made in Italy, nuove stelle brilleranno nel cielo…

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