COLAREDO, VENETO E “TERA DE SAN MARCO”

di ETTORE BEGGIATO

La questione delle lingue regionali (o minoritarie) è tornata all’attenzione dell’opinione pubblica in seguito alla figuraccia del governo italiano.

Il governo dei tecnici (o dei dilettanti) aveva infatti trionfalmente comunicato la ratifica da parte del consiglio dei ministri della “Carta Europea delle lingue regionali o minoritarie”, salvo poi essere costretto ad una frettolosa retromarcia: il governo non ha facoltà di ratificare trattati internazionali senza il relativo passaggio per le camere…

Infatti qualche giorno dopo è emerso che il consiglio dei ministri, su proposta dei ministri competenti, ha approvato il disegno di legge di ratifica della Carta, che ora deve passare per il parlamento, con i tempi che si possono immaginare…

Ed è così che è ritornata a galla la famigerata legge 482/1999 che tutela dodici lingue, ma che ignora scandalosamente la lingua veneta, una lingua che viene parlata, oltre che nella madrepatria veneta, in Istria e in Dalmazia, nel vicino Friuli Venezia Giulia, una variante della quale (el Talian) è riconosciuta dallo stato federale brasiliano, oltre che dai singoli stati, che è stata nobilitata da personaggi quali Carlo Goldoni, Biagio Marin, il Ruzante, per arrivare ad Andrea Zanzotto e a tanti altri.

Nonostante questo, però, dalla Terra di San Marco, arrivano quotidiani segnali di risveglio, di riappropriazione della propria identità.

Emblematico il caso del comune di Sossano/Sosan in provincia di Vicenza, nelle vicinanze dei Monti Berici. Il vulcanico vice sindaco Enzo Trulla ha pensato bene di stampare in lingua veneta l’obbligatorio cartello di inizio lavori: “metemo a posto la piaza davanti al museo” e ghe meteremo “presapoco novanta di”.

Il cartello ricorda che “semo al Colaredo, nel Veneto tera de San Marco”.

Enzo Trulla, geometra di professione, ha all’attivo decine e decine di cartelli di questo genere, e ci sono diversi committenti privati che pretendono il cartello nella lingua veneta.

Va altresì precisato, in modo da evitare qualche strampalata iniziativa da parte di qualche zelante italiota, che nel cantiere è presente anche un cartello predisposto nel dialetto toscano…

 

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Basta che non finisca come nel 1866.

    Prima passarono il Veneto all’itaglia e poi fecero il plebisito FARSA O TRUFFA..!

    Il LUPO PERDE IL PELO MA NON IL VIZIO..!!

    OCIO…

  2. Giancarlo Tomezzoli says:

    Avanti cosí
    Cao
    Jankarlo

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