CLANDESTINI, SOLO IL 10% DEGLI ESPULSI LASCIA L’ITALIA

di REDAZIONE

Passano attraverso l’Asia centrale per arrivare in Russia, in Ucraina e così in Europa occidentale e Nord America. Oppure utilizzano come nodi di transito l’Iran e la Turchia. Altri ancora si muovono verso il sud-est asiatico, con destinazione finale l’Australia.
Sono le rotte del traffico di migranti in partenza dal continente asiatico, fenomeno molto difficile da stimare e da indagare ma sul quale alcune ricerche provano a gettare luce. Se ne è parlato a Manila nel corso del summit “Asia-Italia: scenari migratori” organizzato dal Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes.
“Quello del traffico di migranti – ha dichiarato Zsuzsanna Pásztor – si conferma un business redditizio che la politica, anche coordinata a livello globale, fa fatica non solo a controllare, ma perfino a individuare precisamente nei suoi contorni”.
Una delle rotte centro-asiatiche più conosciute e battute parte dall’Asia Centrale attraverso Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Tagikistan e Turkmenistan per raggiungere la Russia, donde, passando attraverso l’Ucraina, la Slovacchia e la Repubblica Ceca, continua fino all’Europa Occidentale e al Nord America. Un’altra rotta, la cosiddetta “rotta balcanica”, ha come punti di transito la Turchia e l’Iran. Sul versante opposto, la rotta Asia-Pacifico prende avvio dal Medio Oriente e Asia continentale per raggiungere l’Oceania, dove l’Australia rappresenta la destinazione principale. In questo caso, i migranti entrano irregolarmente prima in Malaysia, poi attraverso l’Indonesia (dove viaggiano via terra verso le isole Flores o Lombok) e da qui alla fine si imbarcano per l’Australia. La maggior parte dei migranti che viaggiano per il Pacifico sono cinesi, anche se rotte comuni utilizzate dai trafficanti hanno inizio anche nella Corea del Sud o in uno dei Paesi del Sud-Est asiatico: Thailandia, Singapore o le stesse Filippine. Le isole del Pacifico – viene sottolineato – possono essere utilizzate come punti di transito prima dello spostamento per l’Australia, la Nuova Zelanda, l’Europa e il Nord America. Naturalmente, è stato affermato a Manila, “non si deve dimenticare che i migranti asiatici – verosimilmente quelli più poveri – arrivano in Europa anche dall’Africa in un numero pressoché sconosciuto”.
Nel corso del convegno sono stati illustrati anche i dati dell’irregolarità in Italia, dove si stimano circa 544 mila presenze alla fine del 2010, il 10% dei 5 milioni di regolari in Italia. Su 68.000 migranti che hanno ricevuto il provvedimento di espulsione, solo il 10,5% ha lasciato il Paese. Inoltre, per effetto della crisi molti immigrati hanno perso il posto di lavoro e molti permessi di soggiorno sono scaduti, quindi il numero potrebbe aumentare.
Tra gli irregolari provenienti dall’Asia spicca la presenza cinese, che si caratterizza come “il primo Paese per respingimenti dovuti alla falsificazione del visto e del permesso di soggiorno, rappresentando circa un quarto di tutti i provvedimenti registrati nel 2010”.
Ma i Paesi asiatici più coinvolti nei respingimenti alla frontiera sono l’Iraq e l’Afghanistan. Quest’ultimo Paese ha anche il triste primato dei minori che cercano di entrare irregolarmente in Italia: nel 2010 ne sono stati rintracciati 65 su un totale di 325 casi.

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