COMUNI PADANO-ALPINI: CITTADINI SOVRANI E DEMOCRAZIA DIRETTA

di GIACOMO CONSALEZ*

La Carta Europea delle autonomie locali, emanata nel 1985, stabilisce che gli stati membri debbano sostenere il progressivo sviluppo di forme di autogoverno, termine che quel testo definisce da un lato come un trasferimento di parte delle funzioni di potere dai governi centrali ai governi locali, dall’altro come un’assunzione di responsabilità da parte dei cittadini, ai quali si aprono spazi crescenti di partecipazione attiva alle decisioni assunte dagli enti locali.

A seguito della sua entrata in vigore, il parlamento italiano ha dovuto, con somma riluttanza, recepire almeno formalmente alcune indicazioni della Carta Europea, promulgando inizialmente la legge 8 giugno 1990, n. 142, denominata «Ordinamento delle autonomie locali», quindi la Legge 3 agosto 1999, n. 265, denominata «Più autonomia per gli enti locali». Infine il governo Amato ha adottato il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali».

Questo quadro giuridico prevede che, a partire dal 1990, i Comuni siano dotati di uno statuto, che costituisce nei fatti una sorta di costituzione dell’ente locale. Per la normativa vigente in italia, la formulazione, le modifiche, gli aggiornamenti e l’approvazione degli statuti sono di esclusiva competenza dei consigli comunali e provinciali. Ciononostante, gli statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per la riforma del nostro sistema politico, e un vero e proprio tallone d’Achille del regime partitocratico italiano, blindato nella propria assoluta e criminale autoreferenzialità. La sistematica violazione di questo dettato legislativo pone di fatto fuorilegge la maggioranza dei Comuni italiani.

Una revisione degli statuti dei Comuni potrebbe consentire a un numero crescente di comunità locali di sperimentare gli strumenti della democrazia diretta esercitando un reale potere deliberativo. Nei comuni, una siffatta riforma degli statuti permetterebbe ai cittadini di prendere piena coscienza dei propri diritti, li abituerebbe alla discussione e alla deliberazione su fatti precisi e limitati, scevra da contrapposizioni tra fazioni ideologiche precostituite, e promuoverebbe la partecipazione diretta e decisiva dei cittadini al governo della cosa pubblica.

Chiedo quindi ai Sindaci dei Comuni padano-alpini di mettere in atto la prima modifica dello statuto in modo tale da introdurre i referendum deliberativi di iniziativa e di revisione, e di estendere la loro applicazione a tutti i provvedimenti presi da giunta e consiglio comunale, compreso il piano generale del territorio e le leggi di spesa. Per referendum di iniziativa, s’intendono azioni tese ad imporre a Sindaco, giunta e consiglio comunale o provinciale, deliberazioni su argomenti che interessano l’intera comunità. Per referendum di revisione, s’intende il pronunciamento popolare su deliberazioni che, già assunte dall’amministrazione comunale, si vogliono modificare emendando o abrogando norme esistenti. In entrambi i casi la volontà espressa dalla maggioranza dei cittadini elettori circa materie di ambito locale dovrebbe avere valore esecutivo immediato, senza ulteriori elaborazioni o mediazioni politiche, e indipendentemente dal numero dei votanti. Il quorum, strumento che nega la democrazia assegnando a chi non partecipa un potere decisionale maggiore rispetto alle persone responsabili che prendono parte alla consultazione popolare, dovrebbe essere abolito. Un esempio lusinghiero di questo processo ci viene dalla recente deliberazione del Comune di Sassello (SV).

L’unico limite all’esecuzione letterale della volontà espressa dalla maggioranza dei Cittadini sarebbe rappresentato dalla salvaguardia dei diritti primari degli individui e dei diritti delle minoranze, garantita da una disamina preventiva fatta da una commissione mista di probiviri rappresentativa del Comune e del comitato promotore. Il Comune dovrebbe mettere a disposizione della cittadinanza un ufficio di assistenza all’esercizio del diritto referendario. Questo sottrarrebbe l’iniziativa referendaria alle segreterie dei partiti, i soli a poter oggi contare sullo spiegamento di forze e sulla disponibilità economica necessari.

Una iniziativa di questo tipo, che ricalcherebbe il modello svizzero, garantirebbe l’effettivo esercizio della partecipazione popolare, leggasi sovranità popolare, come previsto sia dalla costituzione italiana sia dalla Carta Europea delle Autonomie Locali, e proietterebbe i nostri territori all’avanguardia in Europa nell’esercizio della partecipazione dei cittadini sovrani al governo della propria comuntà. Affiancare la democrazia diretta a quella rappresentativa darebbe un duro colpo allo strapotere dei partiti romani e dei poteri forti economici e finanziari che invariabilmente ne condizionano le scelte a proprio consumo, e a danno dell’interesse maggioritario tra i cittadini.

La facoltà per i cittadini di esercitare, tramite la democrazia diretta, la propria sovranità in corso d’opera, durante il mandato di un governo locale, rappresenta l’unica forma di controllo in itinere in grado di mettere l’amministrazione dei Comuni al servizio degli interessi della maggioranza, sottraendola al rischio ormai quotidiano di abusi e condotte riprovevoli messi in atto dai politici di professione. Inoltre, l’esercizio della sovranità popolare costituirà il cemento per una nuova presa di coscienza da parte dei cittadini delle nostre terre: la nozione di essere una comunità forte e coesa, capace di un effettivo autogoverno e sottomessa senza più alcuna legittimità da un regime colonialista e criminale.

*Grazie a Paolo Bonacchi ed Enzo Trentin

 

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20 Comments

  1. danilo d'antonio says:

    L’Italia va a rotoli da tempo per una ragione nascosta ma precisa: perché non è mai mutato l’uso, d’origine monarchica e più tardi fascista, di assegnare a vita i ruoli pubblici nonostante tali impieghi, da quando è sopraggiunta la Repubblica con l’acquisita sovranità popolare, siano divenuti un bene comune di proprietà dell’intero popolo italiano.

    L’ambito di governo fu, sì, democratizzato ma la nostra Funzione Pubblica rimase quella che era ai tempi del fascismo. Ed è così che ancor oggi noi cittadini veniamo caricati di indebiti pesi, ormai insopportabili, e spesso perfino criminalizzati e repressi anche senza giustificato motivo: perché politici, corrotti dalle tante lobby di potere, protetti da acritici statali fidelizzati a vita, possono emettere ogni tipo di legge malvagia e perfino disumana.

    Dubbio non v’è che, lasciando
    la Funzione Pubblica così com’è,
    l’ITALIA (noi tutti)
    finirà presto ANNIENTATA.

    Decidiamoci allora a riformare la Funzione Pubblica aprendola alla partecipazione di tutti gli aventi le necessarie capacità. Cacciamo via senza esitazione gli incapaci e prepotenti affezionati al posto pubblico fisso retaggio del fascismo e fascisti quindi essi stessi e facciamo gli onori di casa a coloro i quali hanno invece così tante capacità da non legarsi ad alcuna casta, congrega o mafia e da non volere accaparrare a vita il bene comune.

    Danilo D’Antonio

    Lo STATO o lo siamo TUTTI o non lo è più nessuno.
    http://www.hyperlinker.com/ars/evoluzione.htm

    • Stefano Z. says:

      L’Italia è già finita, ha già perduto la propria Sovranità, se non credete a me andate a legge il sole 24ore e qualche altra testata, ascoltate il discorso di Monti negli States più un altro più particolare.

      Vedi Trattato di Stabilità Europeo.

  2. Francesco says:

    Ho qualche dubbio che la democrazia diretta rappresenti sempre e comunque un beneficio per la collettività. Forse in ambiti locali estremamente limitati e ridotti, altrove direi che possa contribuire a creare ingovernabilità assoluta.
    Francesco

    • Giacomo says:

      Non si parla di sola democrazia diretta, ma di DD affiancata a quella rappresentativa. E invece la delega in bianco che adottiamo dal 1861 dove ci ha portati, Francesco? Riflettici, e rifletti anche sul fatto che la Svizzera, paese poverissimo di risorse naturali, ha raggiunto livelli incomparabili di benessere grazie proprio a un sistema che integra libertà economica e controllo spietato dei cittadini sui governanti. Proprio grazie alla DD.

      • Francesco says:

        Sicuramente la delega in bianco palesa evidenti limiti. Oltretutto si tratta di una pseudo delega perché poi i delegati non hanno vincoli di mandato. Tuttavia essa rappresenta il male minore laddove non sia conveniente adottare la DD.

        • Giacomo says:

          un tantino apodittico ma ciascuno ha titolo alla propria opinione: è la democrazia diretta 🙂

        • Bruno Aprile says:

          I delegati non hanno vincolo di mandato, ovvero non devono dar conto del loro operato, nei confronti di qualsiasi istituzione… ma ce l’hanno nei confronti dell’elettorato che può proporre leggi, abrogare leggi ordinarie, confermare leggi costituzionali e chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.
          L’art. 67 della costituzione parla di “singolo” membro del parlamento e non del Parlamento quale istituto che ha la FUNZIONE legislativa (non l’onnipotenza legislativa). L’interpretazione che comunemente i furbi politicastri hanno dato all’art. 67 cost. si scontra palesemente con gli artt. 50, 71 comma 2, 75 e 138 cost.

    • Bruno Aprile says:

      I dubbi fanno parte dell’individuo che pensa e ragiona e ci saranno sempre ed in qualunque tempo e luogo in ogni individuo.
      Tuttavia non si può vivere sempre nel dubbio ed occorre sperimentare. Finora la democrazia puramente rappresentativa si è dimostrata un fallimento ed un sistema obsoleto… e questo non è un dubbio ma una prova sperimentata per decenni.
      Occorre un’alternativa ? la democrazia diretta è sperimentata da tempo in diversi luoghi e se prendiamo ad esempio la loro estensione possiamo prendere la California che conta soltanto essa della metà della popolazione italiana, 58 contee (contro le 20 regioni italiane) e 482 comuni.
      Un sobborgo californiano, Glandale, conta oltre 200.000 abitanti

    • sciadurel says:

      a parte il fatto che l’articolo parla della democrazia diretta negli enti locali (cosa che in Svizzera, a 15 km da casa mia, funziona da 700-800 anni), ma la scusa dell’ingovernabilità NON regge, anzi è la stessa arma utilizzata dai dittatori o da chi vuole imporre i governi delle multinazionali su scala mondiale

  3. Bruno Aprile says:

    Risposta personale @ Dante, che scrive e chiede:
    “Questi sono i veri problemi di cui occuparci” … “Noi come possiamo agire ? ”

    Mediante quanto deducibile e previsto all’art. 8 commi 1 e 3 del Dlgs 267/00…. di seguito riportato.

    “Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonche’ procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresi’, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresi’, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini.”

    Ogni statuto rimanda al regolamento comunale le modalità di accesso e di utilizzo di tali strumenti… se l’amministrazione non ha provveduto a redigere e a deliberare il regolamento la prima azione popolare dovrebbe incentrarsi sul pretendere che l’amministrazione provveda. E’ anche fondamentale chiedere che alla stesura del regolamento (come pure dello statuto comunale) possano far parte anche associazioni, comitati o delegazioni dei cittadini e che siano entrambi (statuto e regolamento) sottoponibili a referendum confermativo. Fino a che faranno tutto i rappresentanti avremo sempre davanti le solite trappole e limitazioni sempre imposte dai pochi eletti.

  4. sciadurel says:

    ovviamente condivido in tutto l’articolo, anche se ho molti dubbi che i nostri cittadini prendano coscienza dei vantaggi e delle oppurtunità offerte dall’autogoverno e dalla democrazia diretta
    purtroppo, la politica mafio-itagliota sta progressivamente incancrenendo anche le aree Padano-Alpine, generando un esercito di “politicanti” locali dediti solo ai loro affari (solitamente cemento, municipalizzate e annessi) che agli interessi delle popolazioni locali

    sveglia Lombardi

  5. Dante says:

    Questi sono i veri problemi di cui occuparci. Chi nella Lega porta avanti questo progetto ? e negli altri partiti ? Noi come possiamo agire ? raccogliere firme ?

    • sciadurel says:

      dobbiamo cavarcela da soli perchè alla lega nord & “compagni di merende” interessano solo poltrone, cadreghe
      e la sistemazione dei propri familiari

    • Giacomo says:

      Confermo quanto scritto dallo sciatore: la lega è ferocemente contraria a mettere in atto forme efficaci di sovranità popolare. Se lo facesse, i suoi maneggi e quelli degli altri partiti romani suoi pari verrebbero tenuti a freno dai cittadini. Non sia mai!

  6. Luca68 says:

    La democrazia diretta fa paura alla cricca di politicanti ed ai poteri forti… ciò dimostra che è la strada giusta. Si affrettano sempre a tentare di convincere la gente che è un’ utopia inapplicabile su larga scala. Balle! E’ questione di far prendere coscienza al popolo che è ora di rottamare questa casta di inutili parassiti che fanno da sanguisughe intermedie e corollarie tra i cittadini e chi li deve governare su mandato diretto. Democrazia diretta, responsabilità diretta, mandato temporale definito e non ripetibile più di 2 volte. Fatti, non parole. Bravo signor Consalez.

  7. Nicola says:

    Ottimo articolo, anche ProLombardia si batterà per questo. Basta Italia, basta volerlo.

  8. amerigo says:

    condivido totalmente la richiesta del sig Consalez

    ….

  9. Joseph Porta says:

    Ottimo!

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