MOVIMENTO CITTADINI DEL PIEMONTE IN ASSEMBLEA

di FABRIZIO BISSACCO

Le Alpi furono, nel corso dei secoli, non una separazione bensì una cerniera che univa i popoli dei due versanti in un’unica grande comunità. Fin dal medioevo l’espansione delle popolazioni delle zone montane del Piemonte, guardava più al versante francese che alla pianura italica, tanto che, per favorire gli scambi, nel 1480 il marchese di Saluzzo ed il conte di Provenza si accordarono per scavare una piccola galleria, il buco di Viso, che permettesse un più agevole collegamento tra le due parti (un tunnel scavato “col ferro, il fuoco e l’aceto” dove potesse passare una persona alla volta con un mulo, ciò che era indispensabile nella spirito pratico e rispettoso dell’ambiente dei montanari, non una follia come il TAV). Ma, ancor prima, nel 1343 dobbiamo ricordare l’esperienza della Repubblica degli Escartons, vera e propria regione autonoma ed esempio di autogoverno a cavallo tra le Alpi, nata dalla firma della Carta delle Libertà fatta da 18 rappresentanti delle comunità alpine, che comprendeva cinque valli diverse: Briançonnais, Oulx, Casteldelfino, Val Chisone, Queyras. In questa repubblica già nel medioevo era quasi scomparso l’analfabetismo, dando origine a quel fenomeno che gli antropologi chiamano “paradosso alpino”, secondo il quale il livello di istruzione e di apertura culturale di una comunità aumenta proporzionalmente alla quota, annullando lo stereotipo della comunità alpina come una realtà chiusa ed arretrata.

L’idea di specificità dei popoli dell’arco alpino si concretizzò nel 1943 con la firma da parte dei capi partigiani delle vallate piemontesi della “Dichiarazione dei Rappresentanti delle Popolazioni Alpine”, meglio conosciuta come “Carta di Chivasso”, nella quale, tra le altre cose si sosteneva che “…una larga autonomia politico-amministrativa, con principi federalistici, a base regionale e cantonale, è l’unica garanzia contro un ritorno della dittatura, la quale trovò nello stato accentrato italiano lo strumento già pronto per il proprio predominio…”

Sulla base di questo legame storico, sociale, culturale ed economico, le recenti affermazioni del ministro svizzero Ueli Maurer riguardo la non immutabilità dei confini nazionali e la possibilità di allargare la confederazione assumono un valore che va al di là della pura provocazione. Infatti da molti mesi gruppi di autonomisti piemontesi collaborano attivamente con rappresentanti d’oltralpe, in un’intesa che si è coagulata attorno alle comuni posizioni di supporto al movimento NoTav in Val di Susa, al fine di radunare le popolazioni dell’arco alpino all’interno di una nuova entità sovrannazionale di tipo cantonale.

Promotori di questa iniziativa non potevano che essere gli svizzeri, i quali hanno costituito la Federazione dei Movimenti dei Cittadini dell’Arco Alpino (FMCA), sotto la presidenza del deputato Claude Jeanneret, all’interno della quale sono rappresentati i Movimenti dei Cittadini di Ginevra, di Romandìa, del Canton Vaud, della Savoia e della Contea di Nizza. Proprio su insistenza degli amici svizzeri e savoiani, è successivamente nato il Movimento dei Cittadini del Piemonte, come parte costitutiva della federazione.

Dopo molte assemblee itineranti nelle diverse province del Piemonte, per incontrare simpatizzanti e definire linee e strategie, sabato 21 aprile, alle ore 15.00, a S. Ambrogio di Torino, si terrà la riunione costitutiva del Movimento per consolidarne le strategie e le future azioni.

Chi fosse interessato a partecipare o solamente ad essere informato sulle nostre attività ci può contattare alla nostra e-mail: cittadinidelpiemonte@gmail.com oppure telefonare al 335/5782074

 

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