CITTADINI DELL’ARCO ALPINO UNITI CONTRO LA TAV

di SILVIA GARBELLI, FABRIZIO BISSACCO e DARIO CATTI*

Si avvertono, talvolta a seguito di particolari eventi, fenomeni di risveglio e di interessamento a tematiche che sembravano nascoste o assenti.   Eppure la realtà è spesso più lampante di quanto ci si affanni a cercare.   Nuovi fermenti di dibattito sulle condizioni sociali ed economiche della propria esistenza si evidenziano soprattutto in questi tempi recenti di crisi.  Le aggregazioni nascono così, fra la serena eredità del passato e la ansiosa speranza di poter assicurare una condizione futura quantomeno dignitosa o semplicemente la risoluzione di una grande questione.

Come si sia originata quella NO TAV, caratterizzata dalla ultraventennale ‘protesta’ dei cittadini della Valsusa contro la realizzazione dell’infrastruttura ferroviaria Torino-Lione, imposta dalle istituzioni italiane, non sarà certo trattata in questa sede.  Solo gli abitanti del luogo potrebbero narrarne la storia, che forse rimarrà nel solco della tradizione orale, ma quel che appare sconvolgente nella sua semplicità è proprio rendersi conto che la tanto consolidata protesta è una logica e naturale esperienza che si è evoluta con modalità tutte particolari e può essere considerata come esempio eccezionale – pur essendo a favore (o contro).    La continuità sembra infatti essere l’elemento che l’accompagna nel tempo, forse dovuta a un mix di sapiente autogestione da parte di dirigenti e popolazione, trasversalmente uniti nell’intento di conseguire l’obiettivo di ‘vincere il moloch dello stato centralista’ e la sua minaccia, fatto che comporterebbe un impatto innegabilmente devastante per l’ambiente e la salute umana , perché oltre al tunnel significherebbe anche la conseguente distruzione di falde acquifere e asbestosi causa amianto.    La Comunità della Valle, fulcro di una visione forse ‘a tutto tondo’, è incredibilmente identitaria e consente di mantenere viva la speranza di riuscire comunque, anche in un’ottica che, apparentemente, lascerebbe grosse perplessità.   Inutile ricorrere ad aggettivazioni o a eventuali e possibili ‘collocazioni ideologiche’ : il trasversalismo è sovrano, offrendo una sorta di efficace scudo protettivo a difesa dell’intera popolazione.   Raccolta, ma aperta ad accogliere ‘turisti e studiosi politici e profani’, e più semplicemente, tutti coloro che da ogni angolo del mondo sono ‘curiosi di seguire e capire cosa davvero accade’, perché non sempre traspare mediaticamente quel senso di dignità e di richiesta di rispetto dell’istanza da riscattare.

Adesso, primi di marzo 2012 , la cronaca rincorre l’evoluzione degli ultimi eventi: l’ennesimo tentativo dello Stato italiano di allargare l’area occupata per un cantiere di lavoro non legittimato in Val Clarea di Valsusa senza aver mai applicato sue leggi di esproprio, oppure l’esasperato gesto del NoTav Luca Abbà, caduto e folgorato dopo la salita su un traliccio, estremo gesto di sfida alle forze dell’ordine inseguitrici.   L’impatto mediatico è forte, ma si connota di un valore simbolico che oltrepassa la Valle. A dispetto della censura dei mezzi di informazione, anche al di là delle Alpi il sentimento di protesta nei confronti dell’opera è vivo. Oltre alle cronache quotidiane infatti, lo spirito identitario riecheggia nella ‘rete’ , riuscendo a superare la dimensione spazio-temporale dell’Arco alpino, le cui popolazioni, unite da un’eterna fratellanza, sono sensibilmente attente a quanto succede al loro ambiente. Cittadini della Savoia e dalla Svizzera hanno infatti dato vita all’FMCA Fédération des Mouvements Citoyens de l’Arc alpin, che, attraverso l’interesse dei suoi esponenti, nella tradizione storica dell’unità delle nostre popolazioni, oggi riconosce al suo interno anche il Movimento dei Cittadini del Piemonte, formazione che, differenziandosi dagli esponenti della solita partitocrazia italiana, si pone l’obiettivo di recuperare, riscoprire cultura, valori e tradizioni del Piemonte, riaccendendo quelle speranze che i suoi Cittadini si erano quasi rassegnati a smarrire nell’oblio.  Una impresa che sembrerebbe forse titanica, ma con la consapevolezza che niente è perso definitivamente e, soprattutto, senza imitazioni già apparse nel panorama della politica italiana.  Perché, in tal caso, suonerebbe blasfema in un contesto dove l’identità è l’elemento principe della sua ragione costitutiva e in cui i Cittadini del Movimento, parte integrante della Federazione dei Movimenti dei Cittadini dell’Arco Alpino, ipotizzano, in futuro, di regolarsi seguendo un principio di democrazia di rappresentanza di tipo svizzero all’interno di una macro regione alpina

E così quelle popolazioni di un angolo di Piemonte, spesso oggetto di scherno, vituperate a causa un’informazione generale dei media italiani spesso reticente, sono oggetto della solidarietà dei fratelli d’oltralpe, come la preziosa testimonianza di solidarietà offerta dal Vicepresidente (svizzero) della Federazione ai Valsusini proprio in occasione di quanto sta accadendo.  E sono affermazioni rilevanti quelle rilasciate  : «…l’ Etat italien met tout en œuvre , essentiellement la répression, contre la population de la Val de Susa, pour accélérer la mise en œuvre du Lyon-Turin. » (lo Stato italiano mette tutto in gioco, essenzialmente la repressione, contro la popolazione della Valsusa, per accelerare la messa in opera del Torino-Lione)  oppure  «…il n’y a pas que les dictatures extra-européennes que l’on emploie l’armée contre son propre peuple.» («…ci sono solo le dittature extraeuropee che utilizzano l’esercito contro il proprio popolo»).   Ancora : « La population de la Val de Susa, mobilisée contre le Lyon-Turin a besoin de votre soutien » (« La popolazione della Valsusa ha bisogno del vostro sostegno. »).   Ma è solo un episodio, l’ultimo della lunga serie di generosi interventi, come la manifestazione contro il TAV del 3 marzo a Ginevra di fronte alla sede dell’ONU,  o le numerose presenze nelle marce NOTAV dalla vicina Savoia dei rappresentanti dell’MSCE (Mouvement de Citoyens de Savoie), le cui bandiere bianco-crociate in campo rosso, tanto simili al Drapò piemontese, sono state sventolate quasi confondendosi nell’armonica cromia.

E’ forse giunto il tempo che il Piemonte guardi alla Valsusa, indomito modello identitario ispiratore di un nuovo impulso di dignità sulla strada dell’autonomismo sempre più deciso, ma completamente nel pieno rispetto delle leggi che il diritto internazionale concede ai suoi Cittadini.  Europei da sempre, ma Europei ancora più liberi di autodeterminarsi e di scegliere il proprio futuro.

*Moviment dij Sitadin dël Piemont
Movimento Cittadini del Piemonte

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3 Comments

  1. dario says:

    Grave errore lasciare alla gauche il brevetto della protesta valsusina anche perche non e proprio cosi.Vergogna alla Lega che sostiene la violenza statale e lo spreco immane di denaro pubblico, spreco di denaro che ritengo sia uno dei motivi scatenanti di azione e reazione La mafia tiene in ostaggio la Valsusa da decenni , questo sarebbe probabilmente altro ossigeno per la stessa

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