Cittadinanza: la politica dello Stato italiano è una follia solo per incassare soldi

di GIANLUCA MARCHI

“La politica della cittadinanza perseguita in Italia è semplicemente una follia. E’ scandaloso che da noi si facciano diventare cittadini italiani degli stranieri semplicemente perché pagano duemila euro”. Sentendo o leggendo una frase di questo genere, a uno verrebbe in mente il Mario Borghezio più scatenato, quello che a volte si è imbarcato in iniziative discutibili. E invece no, a pronunciare queste parole è stato oggi un rispettabilissimo signore, Paolo Giuggioli (nella foto a destra), che da tempo immemore ricopre la carica di presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano. Insomma, una persona che non può essere accusata a priori di partigianeria politica; un professionista che sa di cosa parla e lo fa senza remore di essere messo sotto accusa in questo momento delicatissimo dove, a causa dell’immane tragedia avvenuta a Lampedusa, si sta cercando di colpevolizzare questo pur sgangherato e squinternato Paese, quasi che la colpa di quelle centinaia di cadaveri sia dei suoi insensibili cittadini e della legga Bossi-Fini. Sì, perché quanto sta accadendo è proprio il tentativo di cancellare anche l’ultimo baluardo che, seppure con molte deficienze, ha cercato di porre un argine all’immigrazione selvaggia in Italia, mentre tutti gli altri Paesi della Ue – almeno quelli più determinanti – stanno bellamente a guardare.

Lo zampino di Mario Borghezio c’entra comunque, a dirla tutta. Perché l’avvocato Giuggioli ha detto la sua in un convegno che si è svolto oggi all’Hotel dei Cavalieri di Milano proprio per iniziativa dell’europarlamentare leghista. E dunque merito a Borghezio che intorno a un tavolo, e in un momento così complicato, ha riunito a parlare di un tema tanto esplosivo – Identità vs Ius Soli – persone di diversa estrazione (dico questo anche a uso e consumo dei non pochi lettori di questo giornale che nei giorni scorsi non hanno mancato di farci conoscere il loro dissenso verso l’iniziativa solo per il fatto che veniva promossa da Borghezio, dimostrando un’ottusità che, ahimé, condannerà il mondo indipendentista al tragico destino del pollaio di manzoniana memoria).

Detto questo, torniamo a Giuggioli il quale, da esperto di legge, ha ricordato che l’ordinamento circa la cittadinanza è fermo al 1992, e quel che conta è ancora lo ius sanguinis, che però meriterebbe un’attenta riflessione: “La disciplina della cittadinanza – ha osservato l’avvocato milanese – dovrebbe essere armonizzata con quella dell’immigrazione, la cui gestione è una cosa complessa che passa attraverso tre priorità: 1) contrasto senza quartiere all’immigrazione clandestina, 2) definizione delle quote annuali di ingresso degli immigrati, 3) politica dell’integrazione. Lo Stato, invece, va avanti di sanatoria in sanatoria e legalizza i clandestini solo per prendere quattrini e dice loro: ti equipariamo a un cittadino italiano solo per il fatto che paghi duemila euro. Tanti saluti! E’ una cosa scandalosa. Senza un vero contrasto alla clandestinità è impossibile fare una vera politica della cittadinanza”. E per gettare sale sulla ferita, Giuggioli ha ricordato alcuni numeri: “Nei prossimi dieci anni ci saranno all’incirca 80 mila nati stranieri su suolo italiano ogni anno, in buona parte concentrati al Nord: quindi parliamo di poco meno di un milione di persone nei prossimi dieci anni che è una follia fare diventare cittadini italiani solo perché pagheranno duemila euro a testa”.

Giusto per fare un paragone molto vicino alla Lombardia, Boris Bignasca, figlio del mitico fondatore della Lega dei Ticinesi (nella foto primo a destra con Mario Borghezio e Lorenzo Fontana), ha raccontato come funziona la naturalizzazione degli stranieri in Svizzera: dopo che l’immigrato fa richiesta al Comune, si segue una trafila e in ultima istanza è un’assemblea pubblica di cittadini che decide, con votazione, se il richiedente è intregrato nella comunità e se dunque ha o no il diritto di essere naturalizzato come cittadino svizzero. “Anche da noi – ha sottolineato Bignasca – la sinistra vorrebbe distruggere questo sistema per allinearlo a quello europeo, vorrebbe cioè trasformare quella che oggi è una vere propria procedura politica in un semplice processo amministrativo. Ma noi ci batteremo con tutte le nostre forze contro tale tentativo”.

L’eurodeputato della Lega Lorenzo Fontana, veronese, ha invece polemizzato in maniera tranquilla con la ministra Kyenge la quale, dopo la tragedia di Lampedusa, ha detto fra l’altro che “bisogna rendere più sicuri questi viaggi” degli immigrati. “Ma siamo matti? – si è domandato l’esponente del Carroccio -. Andrebbero impediti, perché mi si deve spiegare cosa vengono a fare gli extracomunitari in un Paese dove la disoccupazione giovanile ha superato il 40% se non per essere arruolati dalla criminalità organizzata”. E poi ha ricordato cosa la Kyenge è andata a dire, non senza una punta di arroganza, all’Europarlamento: che gli anziani saranno sostituiti dai giovani immigrati e che sarebbe ora che i nostri bambini, per favorire l’integrazione, imparassero l’arabo e conoscessero la religione islamica. Tutte cose, per inciso, di cui i media italici non danno mai conto.

Infine Fontana, giusto per dare il senso di come  la Ue si muove sulla materia, si è soffermato sulla riforma del diritto di asilo che sta venendo avanti in sede comunitaria: a chi richiede asilo politico lo Stato ricevente la richiesta dovrà garantire un lavoro entro sei mesi o in caso contrario garantirne il mantenimento. I Paesi del Nord Europa, però, stanno facendo muro perché venga introdotta una regoletta, questa: va bene la riforma, ma chi chiede asilo politico lo deve fare allo Stato comunitario dove mette piede per la prima volta. Potete facilmente immaginare dove i fuggiaschi africani mettono di solito piede quando entrano in territorio Ue: difficile che sia in Svezia o in Danimarca!

 

 

 

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2 Comments

  1. Marco Dodero says:

    Grazie on. Borghezio per il convegno organizzato,
    Grazie Direttore per l’articolo.

    Assistiamo in questi giorni ad una gravissima speculazione politica, fatta dalle piu’ alte cariche dello stato italiano, di fronte ad una tragedia umana, perpetrata dagli scafisti, novelli Caronti, traghettatori senza alcuno scrupolo e rispetto della vita umana.

    Se davvero vogliamo intervenire per i poveri rifugiati, la risposta NON puo’ essere l’abrogazione della legge Bossi Fini. In qualunque stato del mondo l’ ingresso clandestino e’ punito e sanzionato a livello penale e/o amministrativo, con l’esplusione come naturale conseguenza del fatto illecito.

    Vanno invece risolti, per DAVVERO, quei conflitti africani che costringono la gente a scappare via dal proprio paese. Dietro queste guerre ci sono i G20 (Cina e Russia compresi).

    Poi, accordarsi con quei paesi frontisti come Libia per un serio contrasto alle partenze delle navi della disperazione. Guarda caso per volere del Nobel della Pace siamo dovuti intevenire per rovesciare Gheddafi……e, non so se inteverremo anche in Siria……..

    Si promuova a livello di Parlamento romano una mozione di sfiducia individuale alla Ministra Kyenge per Attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani!

  2. luigi bandiera says:

    Eliminata la legge 180 il risultato e’ dunque palese…

    Aspettiamoci altre leggi a pro INVASIONE.

    E, andiamo a votarli sti paladini del menga.

    Cammineremo sul rosso… sangue,
    tra non molto e le colpe non saranno degli scafisti…

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