Torna il voto per censo. E’ la riforma Renzi

di DANIELE VITTORIO COMEROINDIA-PAKISTAN

Ci siamo, il voto per il Consiglio metropolitano di Milano è per domenica 28 settembre. Ma quasi tutti i cittadini milanesi non potranno votare. Sono elezioni di secondo grado, votano poco più di 2000 persone su tre milioni di abitanti, solo i consiglieri comunali e i sindaci, meno dello 0,1% degli elettori. E’ un deciso passo indietro a metà Ottocento, quando si votava per censo, voluto dalla legge 56/2014, la cosiddetta legge Delrio, dal nome del potente sottosegretario alla presidenza del governo Renzi.
Questa è anche la prima (e unica) riforma istituzionale varata dall’attuale governo. Nell’articolo di ieri abbiamo visto come la riforma delle Province sia sotto pressione, con il riciclaggio occulto dei vecchi politici che non vogliono mollare la sedia. Oggi andremo a vedere l’altro pezzo della riforma, quello che riguarda le Città metropolitane, che prenderanno il posto delle Provincie nelle grandi aree urbane.
In altri articoli abbiamo già raccontato dei primi passi del Comune di Milano e del pericolo di “infeudamento” della Città metropolitana, con la riproposizione del vassallaggio per i piccoli comuni verso il Feudo. Nel convegno del 9 settembre scorso sulle funzioni della nuova Città, organizzato dal PIM e dal Comune di Milano, sono stati spiegati quali saranno i possibili vantaggi per gli altri 133 comuni:
– la costituzione di una “Stazione Appaltante” unica,
– il Grande Piano Strategico dell’Area metropolitana.
Alla storiella del Piano strategico non credono neanche i bambini, che hanno più fiducia nella Peppa. La Stazione Appaltante unica, invece, incute un certo timore, serve a drenare risorse, con appalti centralizzati in un unico posto, tanto per rinnovare all’infinito l’esperienza degli appalti Expo. Anche qui conviene prevedere fin d’ora che il Commissario anticorruzione Cantone e il suo staff potrebbero prendere dimora fissa a Milano.
Ritornando alle imminenti elezioni, non era mai successo dal dopoguerra ad oggi che in Italia i seggi venissero preparati in pieno agosto. C’è da chiedersi come mai tanta fretta di andare al voto. I pentastellati del Movimento di Grillo, un po’ arrabbiati di essere stati esclusi dalla competizione per mancanza delle firme necessarie, che dovevano trovare nel giro di pochi giorni a fine agosto, quando non trovi neanche i panettieri aperti, hanno trovato la risposta. A dirla tutta il PD aveva offerto generosamente al M5S un “pacco” di firme, offerta che non è stata presa in considerazione. Nel Blog spiegano che “…sono stati posti dei limiti tali da favorire i partiti tradizionali, molto radicati sul territorio, a scapito dei nuovi movimenti come il M5S.Così, occorreva avere almeno 103 firme di sottoscrizione di consiglieri comunali milanesi, che non abbiamo perchè il Movimento è presente elettoralmente da pochissimi anni e non ha ancora eletti in tutti i comuni. La lista M5S è stata presentata e ricusata dall’Ufficio elettorale della Provincia il 10 settembre. La settimana scorsa i nostri candidati hanno fatto accesso agli atti per andare vedere come realmente stanno le cose. Valeva la pena di perdere un po’ di tempo tra le scartoffie. Sotto sotto, gatta ci cova…”
Che è quello che pensano in molti: c’è una gattara frettolosa che spinge le gatte a far micini ciechi. Il comunicato del delegato della lista Riccardo Olgiati, di Legnano, è importante perché segnala un aspetto giuridico in uno dei verbali dell’Ufficio Elettorale, riguardo alla effettiva funzionalità del Consiglio:
”…mentre la Città metropolitana, seppure istituita, acquista titolarità giuridica dal 1° gennaio 2015.”
La scoperta è certificata dalle foto messe in rete (nel box). Che cosa vuol dire in pratica?
Che tutta questa fretta di andare al voto il 28 settembre è ingiustificata. Il Consiglio metropolitano di Milano giuridicamente non conterà nulla fino al 1° gennaio. Si certo, tra fine settembre, ottobre, novembre e dicembre potrà svolgere attività istruttoria, fare numerose bozze di statuto e promettere meraviglie a tutti, come il voto diretto agli elettori. Sono solo bufale ed ora c’è la prova. Complimenti al M5S che ha avuto la pazienza di scavare e cercare. Rimane da capire a chi serva tutta questa fretta, se poi il Consiglio metropolitano non potrà funzionare, non avendo capacità giuridica sarà come un circolo di bridge, che raccoglie tante belle e volenterose persone, riunite per passare il tempo in compagnia, aspettando Natale.
Però, è difficile che gli amministratori comunali abbiano tempo e soldi da perdere, di prendere la loro macchina e andare con regolarità a Milano, a loro spese, per assolvere ad un incarico gratuito, proprio nel momento della chiusura dei conti della Provincia, con problemi che si annunciano molto gravi per le casse provinciali mezze vuote.
Olgiati conclude dicendo che tutta questa fretta di indire le elezione ad agosto, come direbbe Totò, appare come una “truffa elettorale”, a prescindere.
Anche da altre parti si stanno levando enorme perplessità sulle scelte politiche connesse a tutto il procedimento elettorale. L’avv. Felice Besostri ha raccolto proteste di numerosi candidati e dei molti comuni che sono stati penalizzati. Ha già pronta una batteria di ricorsi contro queste elezioni, giudicate illegittime. Un caso è quello dei tre seggi elettorali centralizzati a Milano nello stesso edificio. Situazione complicata per un consigliere di un comune nella fascia esterna, come può essere Nosate a 50 km di distanza. Alla domenica mattina è difficile muoversi, con buona parte dei mezzi pubblici di trasporto fermi. Senza la macchina, da usare a sue spese, dovrà partire a piedi, andare a prendere il treno nel paese vicino, poi il metrò, infine ancora a piedi. Se gli va tutto bene nel pomeriggio è di ritorno a casa, con le pive nel sacco. A Milano avrà scoperto che il suo voto vale poco o niente. Anche questa è una novità della legge Delrio, il voto ponderato, che da molta importanza a chi è già importante e rende inutile chi ha poco. Non c’è che dire, un bel passo indietro.
Ha ragione Besostri quando chiede al sindaco Pisapia di rinviare le elezioni per fare le cose per bene, per non trovarsi poi a perdere del gran tempo nelle aule dei tribunali.province
http://danielevittoriocomero.blogspot.it/

 

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2 Comments

  1. marco preioni says:

    Con o senza partecipazione al voto dei cittadini cambia nulla. Che vadano a vorate 3 milioni di elettori o 2 mila consiglieri, chiunque verrà eletto dovrà obbedire a Renzi e Berlusconi ed eseguire gli ordini della ‘ndrangheta.
    In 70 anni di voto per le amministrazioni provinciali, si è sempre e solo sentita la voce delle segreterie di partito.
    I cittadini elettori non contano nulla. Per contare di più occorre creare organizzazioni rappresentative di singole categorie di interessi diffusi: associazione degli automobilisti, associazione dei pendolari, associazione dei proprietari di casa, associazione degli inquilini, associazione dei bagnanti dell’ Idroscalo, ecc.
    Le associazioni private, più motivate a battersi e più rappresentative di specifici settori e di “interessi semplici diffusi”, in competizione ed in conflitto con gli amministratori pubblici, possono esercitare una considerevole pressione e condizionare le scelte di indirizzo e di esecuzione della pubblica amministrazione territoriale.

  2. Dan says:

    I cittadini potranno sempre votare: non pagato più una tassa, ma vaglielo a far capire.
    Niente è più difficile che far capire ad una persona senza orgoglio di contare qualcosa

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